«Diceva "io scherzo sempre". Ma aveva atteggiamenti perversi e ossessivi»

La pubblica accusa ha chiesto una pena di tre anni e dieci mesi per il 61enne del Luganese che avrebbe abusato di due bambine sue parenti. La difesa ha proposto invece una pena interamente sospesa con la condizionale.
LUGANO - «Sono stati "colpi di testa". Ma riconosco che avevo un desiderio che mi spingeva». È quanto ha dichiarato il 61enne svizzero residente nel Luganese oggi a processo alle Assise criminali di Lugano, riferendosi alle molteplici occasioni in cui, all'esterno della sua abitazione, si è masturbato mentre osservava e filmava una bambina sua parente.
L'uomo ha confermato anche di aver mostrato un video pornografico alla 13enne, con il pretesto che un'attrice raffigurata le assomigliasse.
In contrasto, l'imputato ha negato tutti gli episodi relativi al periodo 2012-2016 e concernenti la seconda vittima, sorella della prima e allora di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. «Non ho mai fatto quelle cose. A lei non ho mai fatto niente», ha tuonato.
«Fatti inquietanti»
La parola è quindi passata alla pubblica accusa, che ha chiesto una pena di tre anni e dieci mesi di carcere, più un trattamento ambulatoriale per la cura dei disturbi psichici e il divieto di esercitare attività professionali o extraprofessionali a contatto con minori.
«I fatti che sono emersi sono inquietanti. Soprattutto perché ci si chiede fino a dove si sarebbe potuto spingere l'imputato se non fosse stato fermato», ha detto la procuratrice pubblica Anna Fumagalli.
Una testimonianza sospetta
Per quanto concerne gli episodi da lui negati (i palpeggiamenti alla seconda vittima e le masturbazioni fatte davanti a lei), viene poi sottolineato che anche se non vi sono video a comprovare le parole della ragazzina, è emersa una testimonianza rilevante.
Nello specifico, un ragazzo che all'epoca era amico della bambina ha dichiarato che in un'occasione ha assistito a un episodio sospetto. Nel piazzale delle scuole, l'avrebbe vista scendere dalla macchina del 61enne in maniera improvvisa per poi correre da lui in lacrime. «"Lei mi ha detto che lui le aveva messo le mani nell'interno coscia e le aveva detto "come sei cresciuta bene" e "dai, andiamo a fare un giro""», viene riportato.
Per quanto riguarda la sorella 13enne, e i fatti relativi al 2022-2023, l'imputato ha invece ammesso tutto...anche perché i video trovati nei suoi telefoni parlano chiaro. «Nonostante ciò in corso di inchiesta ha sempre cercato di sminuire tutto, dicendo che lui "è uno che scherza sempre", e "a cui piace giocare"», ha sottolineato Fumagalli.
La ragazzina, dal canto suo, «aveva paura»: «Lui la importunava e la seguiva da tempo, aveva un atteggiamento perverso e ossessivo».
«Pura perversione, e ha mentito in tutte le maniere»
Il 61enne, in definitiva, «ha agito per pura perversione ed egoismo, sfruttando il legame di parentela e di fiducia e agendo su bambine dell'età delle sue figlie», ha proseguito la procuratrice pubblica.
Quanto al comportamento processuale dell'uomo «ha mentito in tutte le maniere, ha sviato le domande dicendo che non le capiva e ha dato spiegazioni banalizzanti. Non vi è un reale pentimento e da questo procedimento emerge un quadro quantomeno preoccupante».
Tratti psicopatici e autoreferenzialità
Stando alla perizia psichiatrica, infatti, vi è un fondato pericolo di recidiva.
Il 61enne ha una personalità istrionica, caratterizzata da autocentratura e autoreferenzialità. Presenta tratti di immaturità affettiva, perversi e psicopatici e tende al voyeurismo.
Non vi è oltretutto alcuna scemata imputabilità. «Al momento dei fatti l'uomo era perfettamente in grado di comprendere i suoi atti e il loro carattere illecito».
«Nessuna prova sulla seconda vittima. E sulle spiegazioni c'è un blocco»
A esprimersi è stata infine la difesa, che ha chiesto una pena di due anni interamente sospesa con la condizionale.
«Il mio assistito non si sa spiegare perché ha agito in questo modo, semplicemente perché lui non si giustifica», ha detto l’avvocato Stefano Camponovo. «C’è poi una parte di vergogna che lo blocca, anche considerato che ha origini meridionali».
Camponovo ha poi sottolineato che non per tutti gli episodi riportati dalla prima vittima esistono video: «Eppure lui ha ammesso tutto».
Per quanto riguarda invece la seconda vittima, le dichiarazioni della quale sono tutte state contestate dal 61enne, l’avvocato ha detto che «non sa se mente», «ma non c’è nessun riscontro concreto. Niente prove e nessuna confidenza a familiari o amiche».
Infine, ha fatto notare, «il non ammettere ha reso solo più difficile la vita al mio assistito. Ammettendo tutto avrebbe beneficiato di un rito abbreviato e del favore della Corte». Secondo Camponovo, dunque, l’uomo non ha ammesso le sue colpe proprio perché sta dicendo la verità.




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