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LUGANO

Quando giudici e imputati non ci sono

I banchi deserti, i maxi-schermi e i nastri. Le immagini dell'aula penale allestita ad hoc per celebrare, in tutta sicurezza, il processo per il fallito colpo alla gioielleria Taleda
Quando giudici e imputati non ci sono
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Quando giudici e imputati non ci sono
I banchi deserti, i maxi-schermi e i nastri. Le immagini dell'aula penale allestita ad hoc per celebrare, in tutta sicurezza, il processo per il fallito colpo alla gioielleria Taleda

LUGANO - «Ho visto che c'erano le telecamere fuori. Che cosa succede?». Il clima in realtà, lunedì mattina davanti al Palazzo di Giustizia, era molto tranquillo. Insomma, quello tipico di una giornata di inizio giugno nel cuore di Lugano. Ma a qualche passante, con l'occhio attento, quella presenza non è sfuggita. Una telecamera. Ma nessun via vai di persone. E niente polizia in forze all'entrata. Perché il processo andato in scena oggi ha avuto una cornice assolutamente singolare. Ben diverse sarebbero state le "forze" in campo, non è difficile immaginarlo, se il copione processuale fosse stato più tradizionale.

Come noto, si è aperto questa mattina il dibattimento per il fallito colpo alla gioielleria Taleda, tentato il 2 luglio di due anni fa. E alla sbarra sono finite, a vario titolo, sette persone che — anche questo era ben noto da diverse settimane — non erano fisicamente presenti nell'aula maggiore del Tribunale penale cantonale.

Per motivi di sicurezza, il presidente della Corte, il giudice Amos Pagnamenta, ha deciso che il processo andava celebrato direttamente tra le mura del carcere della Farera, per minimizzare qualsiasi rischio legato al trasferimento dei deputati in aula. In particolare, per il loro presunto legame con la rete delle Pink Panthers.

E così, l'insolito svolgimento del processo è diventato una sorta di evento nell'evento. Una sala deserta. O meglio, occupata solamente dai giornalisti, da qualche addetto ai lavori e qualche spettatore. E, ovviamente, da alcuni agenti di polizia. Tutti gli altri — il giudice e i giudici a latere, gli assessori giurati, il procuratore pubblico, gli imputati, i loro avvocati difensori e le interpreti — si sono invece materializzati sui due maxi-schermi installati al centro della sala.

Abbiamo potuto scattare qualche foto e un breve filmato dell'insolito setup processuale, prima della ripresa pomeridiana del dibattimento. Uno sforzo tecnico «non evidente», come è stato spiegato dagli addetti ai lavori poco prima che il processo entrasse nel vivo, con tanto di prove svolte la scorsa settimana per assicurarsi che tutto funzionasse al meglio, dalle immagini all'audio.

E, dopo "l'esame su strada" del primo giorno, possiamo dirlo: così è stato.

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