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Maxi truffa milionaria, l'imputato si difende: «Bonifici? Concordati con i clienti»

A processo oggi alla Corte delle Assise, un 55enne italiano residente in Engadina, già in carcere dal 2024.
Ti-Press
Maxi truffa milionaria, l'imputato si difende: «Bonifici? Concordati con i clienti»
A processo oggi alla Corte delle Assise, un 55enne italiano residente in Engadina, già in carcere dal 2024.

LUGANO - Contesta gli addebiti e le accuse l’uomo comparso questa mattina davanti alla Corte delle Assise criminali. Nei confronti del 55enne italiano, residente in Engadina e in carcerazione preventiva dal 22 agosto 2024, le ipotesi di reato sono numerose: si va dalla truffa all’appropriazione indebita, dal riciclaggio di denaro all’amministrazione infedele.

Imbrogli per 20 milioni di franchi - I fatti contestati dal procuratore generale Andrea Pagani e dalla procuratrice Raffaella Rigamonti abbracciano un arco temporale di quasi dieci anni (da dicembre 2014 ad agosto 2024) e toccano diverse località in Ticino e nel mondo: Lugano, Ginevra, Roma, Saint-Tropez, Nassau, Tirana, Malta e Hong Kong (per citarne solo alcune).

«Bonifici? Concordati col cliente» - Nel rispondere alle domande del presidente della Corte Amos Pagnamenta, l’uomo ha precisato di non aver effettuato bonifici «all’insaputa del cliente o senza la sua autorizzazione. I documenti presentati alla banca erano preparati da me, ma concordati con il cliente e da lui confermati».

Truffa maxi milionaria - Secondo il corposo atto d’accusa, il totale degli illeciti ammonterebbe a circa 20 milioni di franchi. Sarebbero una ventina i clienti raggirati. Centrale, in buona parte della vicenda, la società di vendita e noleggio di auto d’epoca a lui riconducibile.

Lo schema – L’uomo avrebbe gestito ingenti somme di denaro per conto di clienti, dirottandole verso interessi propri. Diversi i metodi utilizzati: tra questi, anche obbligazioni emesse dalla sua società e acquistate da un fondo. Proprio all’interno di questo fondo, l’uomo avrebbe investito il denaro dei clienti senza rispettare le regole e le cautele richieste, cioè senza agire con la dovuta attenzione e responsabilità.

«Soldi investiti sulla base di accordi» - Riguardo all’ipotesi di reato di amministrazione infedele, il 55enne ha contestato le accuse, precisando come, a suo dire, abbia investito i soldi «sulla base di accordi con loro e secondo le circostanze del mercato. Molti sapevano della società ed erano consapevoli del fatto che il fondo la finanziasse, almeno in parte».

«Denaro Covid? Usato per pagare stipendi e utenze» - Circa la richiesta "gonfiata" di crediti Covid per la sua società, l’uomo ha sottolineato di non occuparsi della contabilità: «Ho chiesto al contabile di indicarmi la cifra da inserire. Il denaro ottenuto è stato utilizzato per pagare stipendi e utenze».

Richiesta di pena superiore a cinque anni - La Corte è composta anche dagli assessori giurati, segno che la richiesta di pena sarà superiore ai cinque anni. Il 55enne è difeso dall’avvocato David Simoni. Il processo continuerà nel pomeriggio.

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