Pronzini attacca la polizia (poi chiama Foletti): «Andate via, non rompete le scatole»

Piccoli momenti di tensione e niente marcia. Verso le 17 i manifestanti si sono dispersi, controllati da un cordone di polizia in tenuta anti-sommossa
LUGANO - Alla fine non si è svolto alcun corteo. Ma non si sono registrati neppure disordini particolari, salvo alcuni piccoli momenti di tensione. L’evento si è riassunto nella presenza di circa 150/200 partecipanti, diversi striscioni, qualche slogan e un imponente dispositivo di polizia, con tanto di agenti in tenuta antisommossa provenienti anche da altri cantoni e pronti a intervenire in caso di necessità.
Al tentativo della polizia di disperdere i manifestanti - minacciando l'uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma - è intervenuto immediatamente Matteo Pronzini, che ha affrontato gli agenti con decisione, senza nascondere il proprio dissenso per la loro presenza in quel momento: «La polizia vada a controllare chi fa lavorare i dipendenti al 100% e li paga al 30%, vada a controllare chi porta soldi in nero in Svizzera. Andate a fare lavori utili, non rompete le scatole alle persone che oggi sono in piazza. Andate via!». «Circolare, circolare!», ha poi gridato più volte. Infine Pronzini ha preso il telefono e ha chiamato il sindaco di Lugano, Michele Foletti, dicendogli di raggiungerlo (cosa che non è avvenuta).
Attriti a parte, in meno di un paio d’ore si è conclusa la manifestazione promossa per ribadire la contrarietà alle posizioni del Fronte nazionale elvetico e, soprattutto, alla “marcia per la patria e la remigrazione”, già vietata dalla Città per motivi di sicurezza e infine accantonata dagli stessi promotori.
I collettivi presenti — Soa Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo — insieme a Pronzini e Giuseppe Sergi dell’Mps e ad altri gruppi, hanno colto l’occasione per esprimersi anche sul conflitto israelo-palestinese: «Non c’è bisogno di autorizzazione per dire mai più genocidi come quello che sta avvenendo nella Striscia di Gaza», è stato sottolineato.
«Siamo tutti antifascisti», uno degli slogan scanditi dai presenti. E ancora un messaggio di pace: «Non vogliamo portare odio, ma amore».
Poco prima delle 17 la folla si è dispersa, così come si è sciolto il cordone che per tutta la durata dell’evento aveva circondato i manifestanti in Piazza Manzoni. Sullo sfondo, Lugano da un lato e il lago dall’altro, illuminati da una splendida giornata di sole.



