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«Colpire l’industria della difesa significa indebolire l’esercito»

Materale bellico, Lorenzo Quadri difende le esportazioni militari come garanzia di autonomia e sicurezza nazionale contro dipendenza dall’estero
«Colpire l’industria della difesa significa indebolire l’esercito»
Lorenzo Quadri
«Colpire l’industria della difesa significa indebolire l’esercito»
Materale bellico, Lorenzo Quadri difende le esportazioni militari come garanzia di autonomia e sicurezza nazionale contro dipendenza dall’estero

LUGANO - La modifica della Legge sul materiale bellico, in votazione il prossimo 29 novembre, non comprometterebbe la neutralità svizzera. Al contrario, sarebbe necessaria per salvaguardare l'industria nazionale della difesa e garantire l'autonomia dell'esercito. È la posizione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri, che prende posizione a favore dell'allentamento delle regole sull'esportazione di armamenti.

Nella nota odierna Quadri spiega che la modifica consentirebbe, in linea di massima, ai 36 cosiddetti «Stati partner», tra cui i Paesi dell'UE, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, di riesportare materiale militare acquistato in Svizzera. Resterebbe invece vietata la riesportazione verso Paesi in guerra.

Secondo Quadri, le critiche di chi teme un indebolimento della neutralità sono infondate. La revisione rappresenterebbe infatti un ritorno alle norme precedenti all'inasprimento del 2021. Il consigliere nazionale sostiene inoltre che l'industria bellica svizzera, per sopravvivere, abbia bisogno delle esportazioni. Senza un mercato estero, le aziende rischierebbero di chiudere o trasferirsi, rendendo l'esercito sempre più dipendente da fornitori stranieri.

Il Consigliere nazionale cita anche le difficoltà già incontrate dalle imprese elvetiche, osservando che Paesi come Germania, Danimarca e Paesi Bassi starebbero cercando alternative ai prodotti svizzeri a causa delle restrizioni.

Non manca infine un attacco ai promotori del referendum, in particolare agli ambienti di sinistra e al Gruppo per una Svizzera senza esercito, accusati di utilizzare strumentalmente il tema della neutralità. «Un esercito senza industria bellica è come un’automobile senza le ruote», afferma l'esponente della Lega dei Ticinesi, secondo cui indebolire la difesa nazionale significherebbe favorire una crescente dipendenza della Svizzera dall'UE e dalla NATO, mettendo così a rischio proprio quella neutralità che i contrari alla modifica dichiarano di voler proteggere.

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