Via l'organo, arrivano le icone: «È la fine di un'epoca»

Un cambiamento storico per la comunità riformata locarnese, sancito da una cerimonia particolare
Un cambiamento storico per la comunità riformata locarnese, sancito da una cerimonia particolare
LOCARNO - Le icone ortodosse hanno preso il posto degli elementi della liturgia riformata. È comparso l'altare ortodosso, mentre l'organo è stato rimosso. La chiesa di Locarno Monti ha già cambiato volto e domenica 8 novembre si prepara a scrivere una nuova pagina della sua storia: dopo decenni di presenza evangelica, l'edificio di via del Tiglio 3 passa ufficialmente alla comunità ortodossa macedone. Un passaggio che per alcuni segna un distacco doloroso e per altri rappresenta la realizzazione di un sogno coltivato per oltre vent'anni. La giornata è accompagnata da una liturgia ortodossa e da un culto evangelico riformato, alla presenza del sindaco di Locarno, Nicola Pini
«La trasformazione è importante. Nel corso delle trattative e soprattutto con il passaggio di consegne sto scoprendo un mondo cristiano diverso dalla tradizione protestante. Molto diverso, ma anche interessante e stimolante», racconta Rodolfo Huber, presidente della Chiesa evangelica riformata di Locarno e dintorni (CERL). «C'è anche una certa soddisfazione nel vedere che non è una storia che finisce, ma che si trasforma».
Una vendita da 1,8 milioni di franchi
La vendita della chiesa arriva dopo anni di trattative. Approvata dall'assemblea della CERL, lo scorso 26 aprile, con 61 voti favorevoli, uno contrario e due astensioni, è stata ceduta per 1,8 milioni di franchi.
L'operazione è nata dalla richiesta dell'Associazione Parrocchia Ortodossa Macedone Santa Madonna, che celebrava nella chiesa cattolica della Madonna della Fontana a Losone. «La nostra storia è iniziata nel 1999, con un grande desiderio e un sogno comune: avere un giorno una chiesa tutta nostra», racconta Stojanco Iliev, presidente della Chiesa ortodossa macedone.
La possibilità di acquistare l'edificio è emersa grazie ai contatti con la comunità evangelica. «All'inizio si era parlato di un affitto, ma poi abbiamo capito che non sarebbe stata la soluzione migliore. Ci sono voluti due o tre anni di discussioni prima di arrivare a un accordo». Persino il finanziamento ha richiesto uno sforzo importante. «Non avevamo grandi disponibilità economiche. La comunità macedone ha risposto molto bene alla raccolta fondi, donandoci quanto serviva per chiedere un prestito alle banche. Non è stato facile, ma alla fine abbiamo trovato una soluzione con Raiffeisen». Circa due terzi della somma erano già disponibili grazie ai contributi dei fedeli e di altre organizzazioni ecclesiastiche. La vendita è stata discussa durante tre assemblee, fino all'accordo raggiunto nel marzo 2026 grazie alla mediazione di Assofide SA.
Una decisione maturata nel tempo
Per la comunità riformata, la cessione risponde alla necessità di adeguare le infrastrutture ai cambiamenti demografici e religiosi. La questione era già emersa nel 2006, quando una prima proposta di vendita era stata abbandonata dopo le opposizioni interne. Il calo dei fedeli ha poi riportato il tema al centro delle discussioni. «A Locarno Monti e Orselina, in passato, la maggioranza della popolazione era addirittura di lingua tedesca e protestante. Questa situazione si è invertita negli ultimi trent'anni», osserva Huber. La CERL, che si finanzia attraverso contributi volontari e sostegni esterni, ha deciso di concentrare le risorse sulle esigenze dei fedeli. «Vogliamo mettere l'accento sull'incontro tra le persone e sulla comunione di fede, piuttosto che sulle infrastrutture, che comportano comunque dei costi».
Un cambiamento che porta con sé sentimenti contrastanti: «C'è una certa tristezza, perché si cede una nostra chiesa, un luogo che per molte persone rappresenta anche uno spazio di ricordi e incontri importanti. Dall'altra parte c'è fiducia: la vendita ci restituisce mezzi finanziari da investire nella nostra comunità e nella vita di fede». A facilitare il distacco è stata la possibilità di mantenere la destinazione religiosa dell'edificio.
Una chiesa per le nuove generazioni
La comunità macedone, intanto, guarda soprattutto al futuro. I primi immigrati arrivarono in Svizzera negli anni Settanta. La guerra nei Balcani e le successive ondate migratorie hanno poi contribuito alla crescita della comunità. «Molti figli degli immigrati sono nati qui e frequentano le scuole in Svizzera. Difficilmente torneranno nel nostro Paese. Già per noi sarà difficile rientrare, per i nostri figli lo sarà ancora di più. Avere una chiesa nostra significa offrire loro un punto di riferimento», spiega Iliev.
Quella di Locarno sarà la terza chiesa ortodossa macedone in Svizzera, dopo Losanna e Triengen. Domenica la cerimonia coinciderà con la festa di San Dimitri e con l'anniversario della fondazione della comunità, nata nel 1999. «È bello vedere realizzarsi un sogno che apparteneva ai nostri genitori. Sarà una giornata importantissima per tutti noi», conclude Iliev.








