È questo «il più grande equivoco sulle cure palliative»

Trent’anni di attività all’EOC per una medicina che va ben oltre il fine vita, prendendosi cura non solo del paziente ma anche dei suoi familiari.
TICINO - Trent’anni di attività e un concetto ancora troppo spesso frainteso. La Clinica di cure palliative e di supporto dell’EOC ci apre le sue porte per raccontare cosa significa davvero prendersi cura di un paziente.
Non solo fine vita
«È una visione estremamente riduttiva», spiega Tanja Fusi-Schmidhauser, primario della Clinica di Cure Palliative e di Supporto dell’EOC, che oggi, 24 settembre, celebra trent’anni di attività.
Si occupano infatti di persone affette da malattie cronico-evolutive: patologie oncologiche, ma anche insufficienze cardiache o respiratorie avanzate e malattie neurodegenerative. Pazienti che possono convivere a lungo con la propria condizione e sviluppare bisogni differenti.
Cosa sono e come vengono utilizzate
Si tratta, ad esempio, di controllare il dolore con terapie adeguate, intervenire sulle difficoltà respiratorie, trattare nausea, insonnia e altri sintomi. Ma anche affrontare ansia e paure e offrire sostegno psicologico e sociale al paziente e alla famiglia.
«I bisogni possono essere fisici, psicologici, sociali e spirituali», sottolinea Fusi-Schmidhauser. Per questo è importante riconoscerli e «intervenire il prima possibile, offrendo un accesso precoce a cure palliative di elevata qualità».
«Prendere in cura la persona»
Una presa in carico che va ben oltre la terapia in senso stretto: «È un lavoro estremamente complesso», racconta Giuliano Nacuzi, caporeparto. «Le persone vengono trattate a 360 gradi», coinvolgendo anche familiari e persone vicine.
Fondamentale è quindi l’ascolto: «Ci permette di prendere in cura non la malattia, ma la persona con la malattia».
Non solo il malato al centro
Una delle particolarità della Clinica è per esempio la presenza di una “quiet room”, uno spazio dedicato a pazienti e familiari. «Un malato fa parte di un sistema», spiega Alessandra Moretto, responsabile qualità dei processi interprofessionali. «Le sofferenze si condividono, ma anche le sfide e le scelte da fare».
Trent’anni di evoluzione all'EOC
In tre decenni molto è cambiato. Oggi i pazienti vengono seguiti durante tutta la traiettoria della malattia e la Clinica utilizza anche strumenti innovativi, dalla realtà virtuale all’ossigenoterapia ad alto flusso.
Per Fusi-Schmidhauser il trentesimo anniversario «non è un traguardo», ma un passo verso nuove sfide: è necessario promuovere maggiore continuità di cura tra l’ospedale e il territorio e garantire la sostenibilità di cure palliative di elevata qualità anche da un punto di vista finanziario, in considerazione dell’invecchiamento della popolazione con “sicuro incremento dei bisogni”.



