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«Il nuovo calcolo delle rette per gli ospiti delle case anziani va corretto?»

L'interrogazione PLR al Governo solleva dubbi su trasparenza, equità e carico amministrativo del nuovo sistema di calcolo.
«Il nuovo calcolo delle rette per gli ospiti delle case anziani va corretto?»
Depositphotos (archivio)
Fonte Red
«Il nuovo calcolo delle rette per gli ospiti delle case anziani va corretto?»
L'interrogazione PLR al Governo solleva dubbi su trasparenza, equità e carico amministrativo del nuovo sistema di calcolo.

BELLINZONA - Il nuovo sistema di calcolo delle rette nelle case per anziani finisce al centro di un'interrogazione al Consiglio di Stato. I granconsiglieri Patrick Rusconi e Matteo Quadranti, con i cofirmatari Alex Gianella, Fabio Schnellmann, Alessandro Cedreaschi e Andrea Rigamonti, chiedono al Governo di valutare il rinvio dell'applicazione completa della riforma al 1° gennaio 2027, così da verificare i dati dei primi mesi e correggere le criticità emerse.

L'interrogazione, datata 22 settembre 2026, riguarda il nuovo Regolamento concernente il computo della retta giornaliera a carico dell'ospite nelle strutture sociosanitarie riconosciute (RROsp), entrato retroattivamente in vigore il 1° gennaio 2026. Secondo i firmatari, il principio alla base della riforma è condivisibile, in particolare per quanto riguarda lo sgravio della sostanza immobiliare, che dovrebbe consentire di commisurare meglio la partecipazione dell'ospite alla sua effettiva capacità economica. I deputati ritengono tuttavia necessario verificare e correggere il meccanismo di applicazione prima della sua definitiva implementazione.

Secondo quanto riportato nell'atto parlamentare, dopo i primi mesi starebbero infatti emergendo situazioni diverse dalle valutazioni iniziali. Il nuovo sistema, nato anche con l'obiettivo di semplificare e rendere più trasparente il calcolo, rischierebbe di produrre rette giornaliere inferiori alla soglia minima di 84 franchi, disparità di trattamento e maggiori oneri finanziari per i Comuni, oltre a un aggravio burocratico per strutture e amministrazione cantonale.

L'interrogazione richiama in particolare le prime stime riguardanti i principali Centri cantonali. L'impatto finanziario della misura transitoria prevista per il 2026 e il 2027 risulterebbe superiore di circa il 20% rispetto a quanto inizialmente previsto. La misura stabilisce che per gli ospiti già presenti al 31 dicembre 2025 venga mantenuta la retta del 2025 qualora il nuovo calcolo determini un aumento, mentre un'eventuale riduzione viene applicata dal 1° gennaio 2026. I firmatari precisano che si tratta di una prima stima riferita esclusivamente agli ospiti degli istituti di proprietà dei Comuni interessati, ma considerano già significativo lo scostamento rispetto alle previsioni.

Un altro nodo riguarda i cosiddetti "casi di rigore", cioè le situazioni nelle quali dal calcolo emerge una capacità di pagamento inferiore alla retta minima e l'ospite non beneficia di prestazioni complementari ai sensi della LPC. Secondo le indicazioni riportate nell'interrogazione, all'ospite verrebbe fatturato l'importo risultante dal calcolo, quindi inferiore agli 84 franchi giornalieri. La differenza sarebbe riconosciuta nel contributo globale e presa a carico per quattro quinti dai Comuni.

Per Rusconi, Quadranti e i cofirmatari, questo problema potrebbe assumere carattere strutturale anche dopo la conclusione del regime transitorio, mentre per i nuovi ospiti il nuovo sistema trova già immediata applicazione. Il timore è inoltre che eventuali errori nella determinazione delle rette rendano successivamente necessarie correzioni e recuperi finanziari complessi, con conseguenze per ospiti e strutture.

I deputati sollevano anche il tema del coordinamento tra il nuovo calcolo delle rette, le prestazioni complementari e gli altri strumenti di sostegno sociale. Nell'atto si evidenzia il rischio che procedure e criteri non sufficientemente coordinati portino a più verifiche, richieste di documentazione e controlli. Le disposizioni riguardanti variazioni patrimoniali, donazioni, rinunce ereditarie e diminuzioni della sostanza potrebbero inoltre aumentare gli accertamenti amministrativi e il carico di lavoro degli uffici cantonali.

Per questo i firmatari propongono di valutare una fase transitoria fino al 1° gennaio 2027. Durante questo periodo potrebbero essere mantenuti gli elementi ritenuti già chiari e condivisibili, a partire dal nuovo principio per il computo della sostanza immobiliare, sospendendo temporaneamente gli altri meccanismi che stanno creando difficoltà applicative. Tra le ipotesi avanzate figura anche la fatturazione agli ospiti della retta minima di 84 franchi al giorno, nell'attesa di dati completi e di un sistema definitivamente verificato.

L'interrogazione sottopone al Consiglio di Stato una serie di domande sui dati effettivi emersi nelle strutture e nei Comuni, sulle differenze rispetto alle stime iniziali e sul numero di ospiti interessati dal regime transitorio. Vengono chieste anche valutazioni sulla situazione che si presenterà dal 1° gennaio 2028, quando terminerà la fase transitoria, e sulle modalità con cui affrontare in modo strutturale i casi di rigore.

Al Governo viene inoltre domandato se il nuovo meccanismo garantisca la parità di trattamento tra persone con situazioni economiche e patrimoniali analoghe, come venga assicurato il coordinamento con le prestazioni complementari e quale sarà l'impatto amministrativo dei nuovi controlli patrimoniali. I deputati chiedono anche quante risorse supplementari saranno necessarie negli uffici cantonali e quali competenze resteranno alle strutture sociosanitarie rispetto a quelle attribuite al Cantone.

Infine, i firmatari chiedono se il Consiglio di Stato sia disposto a sospendere l'applicazione completa del meccanismo fino al 1° gennaio 2027 e a presentare, prima dell'entrata a regime definitiva, un rapporto aggiornato con i dati reali, il numero dei casi di rigore, gli effetti sulle strutture, le conseguenze amministrative e il coordinamento con le prestazioni complementari.

«Non si tratta di rimettere in discussione il principio della riforma. Si tratta piuttosto di evitare che un principio corretto venga compromesso da un'applicazione affrettata e da un meccanismo che, alla prova dei fatti, sembra presentare criticità importanti», si legge nelle conclusioni dell'interrogazione. E ancora: «Fermarsi alcuni mesi per verificare i dati e correggere il meccanismo non significa bloccare una riforma: significa fare in modo che la riforma possa funzionare».

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