Cerca e trova immobili
CANTONE

«C’è chi decide di morire un mese dopo la diagnosi, e chi aspetta troppo e perde il treno»

Avere la demenza e ricorrere al suicidio assistito: «Si può fare, ma la difficoltà è che la persona deve ancora stare abbastanza bene», spiega Ernesto Streit, responsabile di Exit Ticino.
«C’è chi decide di morire un mese dopo la diagnosi, e chi aspetta troppo e perde il treno»
Deposit (simbolica)
«C’è chi decide di morire un mese dopo la diagnosi, e chi aspetta troppo e perde il treno»
Avere la demenza e ricorrere al suicidio assistito: «Si può fare, ma la difficoltà è che la persona deve ancora stare abbastanza bene», spiega Ernesto Streit, responsabile di Exit Ticino.

BELLINZONA - «Ci vuole la capacità di intendere e volere. E questo significa dover scegliere di morire pur avendo la sensazione che sia ancora troppo presto». A spiegarcelo, riferendosi alle persone con demenza che ricorrono al suicidio assistito, è Ernesto Streit, responsabile di Exit Ticino. 

In vista dell’incontro pubblico organizzato per questa sera alle 18.30 all’Hotel de La Paix di Lugano*, abbiamo approfondito con lui questo tema così delicato.

Scegliere di morire, quando si sta ancora bene
«In questi casi il decesso deve avvenire quando la persona sta ancora abbastanza bene. È proprio qui che sta la maggiore difficoltà», sottolinea. «Vediamo quindi due categorie di persone: quelli che ricevono la diagnosi e un mese dopo scelgono già di morire, perché non vogliono correre nessun rischio, e quelli che aspettano fino all’ultimo o magari oltre l’ultimo». 

Tergiversare oltremisura, in sostanza, significa non avere più accesso al suicidio assistito. «Ho seguito diverse persone che hanno aspettato troppo e hanno perso il treno. Non abbiamo più potuto accompagnarle, perché non c’era più la capacità di intendere e volere», precisa Streit. 

I requisiti fondamentali, infatti, restano due: al momento dell’accompagnamento la persona deve in primo luogo «essere ancora capace di intendere e volere rispetto alla decisione di porre fine alla propria vita» e in secondo luogo «essere in grado di compiere personalmente l’atto che conduce alla morte (l'assunzione del barbiturico ndr.)».

«Una volontà anticipata non basta»
Il fattore tempo, insomma, resta centrale. Perché una volontà anticipata non basta. «Una persona può esprimere oggi, quando è capace di intendere e volere, il desiderio di ricorrere in futuro al suicidio assistito. Questa volontà anticipata, tuttavia, non permette di procedere una volta che la capacità di intendere e volere è stata persa». 

La pianificazione, insomma, può risultare complessa, perché «spesso la persona affetta da demenza non è pienamente consapevole del peggioramento delle proprie condizioni». 

«È importante seguire attentamente l’evoluzione della malattia, coinvolgendo chi è vicino al paziente e mantenendo un contatto regolare con il medico che ha prescritto il farmaco letale», sottolinea Streit.

Tante paure e il pensiero verso i familiari
Ma quali sono le ragioni che portano chi è affetto da demenza a pensare al suicidio assistito?
«Tra quelle che incontriamo più frequentemente vi sono la paura di perdere progressivamente il controllo sulla propria vita, di non essere più autonomi, di dipendere completamente dagli altri e di diventare un peso per i propri familiari». 

Non di rado questi timori sono legati anche a esperienze vissute in precedenza. «Una persona può aver accompagnato un genitore, il coniuge o un altro caro durante le fasi avanzate di una demenza e aver maturato la convinzione di non voler vivere personalmente una situazione analoga». 

Il parere dei familiari, in questo contesto, può giocare un ruolo importante, ma la decisione finale spetta sempre al soggetto direttamente interessato.

«Ci sono familiari che comprendono e sostengono fin dall’inizio il desiderio della persona, altri che inizialmente vi si oppongono fermamente», spiega Streit. «Altri ancora cercano di rassicurarla, dicendole che non deve preoccuparsi di diventare dipendente o di essere un peso, perché saranno pronti ad accompagnarla con affetto e a prendersi cura di lei anche nelle fasi più avanzate della malattia». 

Una cinquantina di casi nel 2025
Venendo ai numeri, ad ogni modo, su 1’491 accompagnamenti al suicidio effettuati da EXIT a livello svizzero nel 2025, 49 riguardavano persone affette da demenza, pari a poco più del 3% del totale. 

In Ticino la proporzione è simile. Su 29 suicidi assistiti effettuati lo scorso anno, si stima indicativamente un caso l’anno legato alla demenza. EXIT precisa però che «si tratta di una stima basata sulla proporzione dei casi, e non di un dato statistico puntuale». 

Per quanto riguarda le forme della malattia, nel 65% dei casi registrati a livello nazionale le persone erano affette da Alzheimer, nel 15% dei casi da demenza vascolare, nel 15% da forme miste di demenza e nel 5% da altre forme di demenza. 

*EXIT informa sul tema della demenza
Come posso tutelarmi mediante le direttive anticipate se mi ammalo di demenza? Fino a quale stadio della malattia è possibile ricorrere all’accompagnamento al suicidio assistito? Quale sostegno viene offerto alle persone interessate e ai loro familiari? Anche a Lei sono già sorte queste domande? Allora partecipi all’incontro informativo organizzato da EXIT Svizzera tedesca:

Data: 15 settembre 2026
Luogo: Hotel De La Paix, Via Cattori 18, 6900 Lugano
Apertura delle porte: ore 17.30
Inizio della presentazione: ore 18.30

Nel corso della serata potrà conoscere meglio i servizi offerti da EXIT nell’ambito della demenza. Inoltre, una persona esperta e qualificata fornirà informazioni approfondite, dal punto di vista medico, sulle principali questioni legate a questo tema. Al termine degli interventi seguirà un’ampia sessione dedicata alle domande del pubblico. L’ingresso è gratuito e non è richiesta alcuna iscrizione.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE