Lido San Domenico, la polemica è servita: «Non deve diventare un posto esclusivo»

Il PS prende posizione sul futuro dello stabilimento di Castagnola e chiede di tutelarne la funzione sociale e culturale.
LUGANO - Due bandi pubblici riaccendono il dibattito sulle sorti del Lido San Domenico: uno riguarda la sola gerenza, l'altro la gerenza e gli interventi di ristrutturazione. Nel primo caso, i lavori sarebbero dunque a carico della Città di Lugano.
Il futuro del Lido San Domenico, punto di riferimento dell'estate luganese, finisce così al centro degli interrogativi sollevati dal PS. I due bandi avranno scadenza a metà ottobre, ma per i socialisti manca un elemento fondamentale: l'attenzione alla funzione culturale e aggregativa del luogo tanto amato dai luganesi e non solo.
«In nessuno dei due bandi pubblicati per il Lido San Domenico compare un criterio legato alla programmazione culturale e all'aggregazione», denuncia il PS, secondo cui è «inaccettabile che il Municipio ignori completamente ciò che il Lido San Domenico è oggi». Per i socialisti, la gestione di un bene di proprietà pubblica deve rispondere innanzitutto all'interesse collettivo e non soltanto alla massimizzazione del ritorno economico. Per questo il PS Lugano aderisce alla petizione «Salviamo il Lido San Domenico: risanare sì, snaturare no» e ne condivide le richieste.
Nel bando per la gerenza, il criterio con il peso maggiore è la pigione di locazione offerta. In quello per il partenariato, invece, a guidare la valutazione è il progetto di ristrutturazione. Secondo il PS, questa impostazione conferma una logica incentrata sulla redditività, mentre la funzione sociale dello spazio viene messa in secondo piano. Un partenariato pubblico-privato pluriennale, sostengono i socialisti, affiderebbe inoltre a un soggetto privato per anni la possibilità di incidere sull'indirizzo del luogo attraverso la ristrutturazione. Chi investe capitali privati ingenti avrà infatti bisogno di un ritorno economico proporzionato, con il conseguente rischio di spingere l'offerta verso una maggiore esclusività e una minore accessibilità. «Il rischio concreto è che il Lido San Domenico smetta di essere il luogo popolare e accessibile che è oggi, per diventare l'ennesimo spazio esclusivo, pensato per pochi», avverte il PS.
L'assenza di un criterio esplicito dedicato all'aggregazione e alla programmazione culturale, prosegue il PS, «non è un dettaglio tecnico», ma riflette il modo in cui il Municipio concepisce la gestione degli spazi pubblici: affidandoli a chi opera secondo modelli standardizzati e mercificati e restringendo così il margine per visioni alternative e proposte indipendenti.
Il modello sviluppatosi al Lido, caratterizzato da una programmazione culturale e sociale radicata, non è nato per iniziativa del Municipio, osserva ancora il PS. «In quel fazzoletto di terra lungo il sentiero di Gandria, gli anni hanno permesso di immaginarlo, costruirlo e mantenerlo vivo». I due bandi, secondo i socialisti, rischiano ora di «gettare alle ortiche» questa esperienza nata dal basso e la comunità che negli anni l'ha scelta e consolidata.
«Non siamo disposti ad accettare una linea che non considera il Lido San Domenico un luogo di aggregazione sociale e culturale, non ne garantisce la continuità ma lo trasforma nell'ennesimo salotto di Lugano», conclude il PS.
Per questo, il PS Lugano chiede al Municipio di:
- rinunciare al partenariato pubblico-privato e assumersi direttamente l'onere degli interventi di adeguamento necessari alla struttura;
- includere nel bando di gerenza un criterio esplicito e adeguatamente pesato legato alla programmazione culturale e all'aggregazione sociale, a tutela dell'interesse pubblico.
La petizione lanciata dal PS è consultabile qui.



