Tensioni dopo le nomine al TPC: «Basta attacchi personali»

Dopo gli strascichi legati alla nomina della giudice Monica Sartori Lombardi al Tribunale penale cantonale (TPC), il Consiglio della magistratura prende posizione.
BELLINZONA - Continuano a farsi sentire gli strascichi politici della nomina a sorpresa, decisa lunedì 8 giugno dal Gran Consiglio, di Monica Sartori Lombardi quale giudice ordinaria del Tribunale penale cantonale (TPC).
Il fatto che la maggioranza del Parlamento non abbia seguito le indicazioni della Commissione della gestione, che ricordiamo aveva proposto il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna (in quota Plr), è di per sé straordinario. Se a questo si aggiungono le annose polemiche sulla scelta dei magistrati, gli ingredienti per un acceso dibattito politico e istituzionale ci sono tutti.
Un clima polemico che ha spinto, questo pomeriggio, il Consiglio della magistratura a prendere posizione. «Alla luce di alcuni commenti apparsi sui media in relazione alle elezioni dei magistrati svoltesi lunedì scorso in Gran Consiglio, il Consiglio della magistratura ritiene opportuno richiamare l’importanza di un dibattito pubblico e di un’informazione rispettosi della dignità dei magistrati e delle persone che decidono di mettersi a disposizione delle istituzioni candidandosi a funzioni giudiziarie», si legge in un comunicato stampa.
Il Consiglio della magistratura «non intende in alcun modo intervenire nelle procedure di nomina», che competono alle autorità politiche secondo le modalità previste dall’ordinamento, «né tantomeno esprimersi sulle scelte operate dal Gran Consiglio». Parimenti, non intende interferire «nel lavoro dei media, dei commentatori o nel libero dibattito pubblico, che costituiscono elementi essenziali del confronto democratico».
E ancora: «Ritiene tuttavia necessario sottolineare che critiche, valutazioni e prese di posizione possono e devono svolgersi nel rispetto della dignità personale e professionale delle persone coinvolte. Un’esposizione pubblica dai toni denigratori nuoce inevitabilmente non soltanto ai singoli magistrati o candidati - e ai loro familiari - ma anche all’immagine della magistratura nel suo insieme».
In un contesto in cui risulta «già sempre più difficile trovare persone qualificate disposte a candidarsi per funzioni giudiziarie, è nell’interesse primario delle istituzioni preservare un clima di equilibrio, misura e tutela della dignità di coloro che sono coinvolti».
In particolare, il Consiglio della magistratura ha ritenuto che «l’attacco personale nei confronti del candidato Andrea Maria Balerna risulta ingiustificabile, tanto più se si considera che, nella sua lunga militanza al servizio della magistratura, sia in seno al Ministero pubblico che al Consiglio della magistratura, egli ha sempre operato con competenza, correttezza e professionalità».
Il fatto che un candidato «non sia eletto non giustifica una messa in discussione delle sue qualità professionali e umane».



