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LUGANO

In marcia in centro, per una "Palestina libera"

Tra 250 e 300 i partecipanti al corteo che ha avuto luogo sabato pomeriggio tra le strade cittadine
Ti-Press (Pablo Gianinazzi)
In marcia in centro, per una "Palestina libera"
Tra 250 e 300 i partecipanti al corteo che ha avuto luogo sabato pomeriggio tra le strade cittadine

LUGANO - Ha avuto luogo nel pomeriggio di sabato 23 maggio a Lugano - con partenza dal Palazzo dei Congressi - la manifestazione promossa dal Coordinamento Unitario a Sostegno della Palestina (CUSP). La mobilitazione, annunciata nei giorni scorsi, si propone di richiamare l’attenzione sulla situazione in Medio Oriente e sulle responsabilità politiche internazionali.

Il raduno è stato preceduto alle 11.30 da un pranzo popolare anti-imperialista al Parco Ciani. Erano presenti, nel caldo pomeriggio luganese, tra 250 e 300 partecipanti. Poco prima a Ginevra si è tenuta un'altra manifestazione, alla quale hanno preso parte anche gli attivisti svizzeri della Global Sumud Flotilla appena rientrati in patria, compreso il ticinese Anek Liam Speranza.

Il corteo, non autorizzato dalle autorità, è stato aperto da un momento introduttivo davanti al Palazzo dei Congressi e si è svolto pacificamente lungo le strade cittadine. Ad aprirlo uno striscione con scritto "Palestina libera". Molte le bandiere sventolanti, principalmente palestinesi. Altrettanti i cori scanditi dai presenti, principalmente di sostegno al popolo palestinese e di critica e condanna contro Israele, ma anche le autorità rossocrociate.

Nel comunicato diffuso nei giorni scorsi, gli organizzatori avevano sottolineato che «il silenzio non è più un'opzione», denunciando «un'escalation militare senza precedenti» e accusando il governo israeliano di gravi responsabilità, con «la complicità degli Stati Uniti e la colpevole passività dei governi europei, compreso quello svizzero».

Tra i temi al centro della protesta anche la vicenda che ha visto coinvolta la Global Sumud Flotilla, definita dal coordinamento un «abbordaggio illegale in acque internazionali», che ha visto coinvolti diversi cittadini svizzeri. Gli organizzatori parlano di attivisti «sequestrati e trattati come ostaggi», denunciando presunti abusi e condizioni di detenzione critiche.

Critiche, come detto, sono state rivolte anche alle autorità federali: i manifestanti contestano «l’atteggiamento del DFAE e di Ignazio Cassis», accusati di aver «abbandonato i propri cittadini al loro destino limitando l’aiuto consolare». La manifestazione ha espresso una netta opposizione «al massacro continuo a Gaza» e alla situazione nel Libano sud, oltre a denunciare la reintroduzione della pena di morte nei tribunali militari israeliani.

«Non accetteremo che la guerra permanente passi sopra il nostro silenzio», sottolineano i promotori del presidio. «Saremo a fianco dei popoli che resistono al colonialismo e all'imperialismo».

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