La difesa della tassa sulla salute: «Così si evita la fuga degli infermieri e dei medici in Ticino»

L'assessore lombardo Sertori: «Sarà il 3% della paga netta». Ancora non si sa però quando entrerà in vigore
BELLINZONA / LUINO - «A fronte di uno stipendio netto mensile di 4’000 euro, il “contributo” sarà di 120 euro». È fissata al 3% della paga netta la tassa sulla salute che, stando alle parole dell’assessore lombardo Massimo Sertori, i vecchi frontalieri si ritroveranno a pagare (non si sa però ancora quando).
Nessuna marcia indietro, insomma, da parte della Regione italiana. «I medici e gli infermieri che operano nei territori lombardi al confine con la Svizzera otterranno un aumento di stipendio del 20%, quantificabile rispettivamente in circa 10’000 euro e in circa 5’400 euro l’anno», ha detto a margine di un evento a Luino. «Si tratta di un incentivo finalizzato a trattenere in Lombardia gli operatori della sanità, evitando che si trasferiscano in Svizzera: dunque parliamo di una misura che ha l’obiettivo di garantire e rafforzare i servizi socio-sanitari nelle zone di frontiera, dove è forte l’attrattività degli stipendi elvetici».
E ancora: «L’aumento sarà finanziato con un contributo dei ‘vecchi’ frontalieri, i quali concorreranno con il 3% della paga netta. In sostanza, a fronte di uno stipendio netto mensile di 4’000 euro, il contributo sarà di 120 euro: risorse che aiuteranno a garantire per sé e per la propria famiglia l’assistenza sanitaria sul territorio. Si tratta di una misura seria che affronta i problemi e cerca di risolverli, sempre con l’obiettivo di aiutare le zone di confine a restare competitive. Lo spopolamento si argina se vengono garantiti servizi fondamentali, a cominciare dalla sanità».
Sertori poi rivendica la paternità dello status di vecchio frontaliere: «È grazie al lavoro portato avanti col presidente Attilio Fontana: nel 2018, nonostante non fosse di nostra competenza, decidemmo di intensificare il dialogo col Canton Ticino per uscire dallo stallo in cui si erano infilati i governi di Roma e Berna: di fatto, suggerimmo la soluzione per uscire dall’impasse inventando il sistema binario che consentiva di preservare i diritti acquisiti dei ‘vecchi’ frontalieri fino alla pensione, sistema poi diventato legge dello Stato. Se esistono ancora questi diritti è merito anche di Fontana e della Regione, questo è un dato oggettivo che non va dimenticato».



