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Il carburante è più caro, anche in Ticino. «È un atteggiamento irresponsabile»

Diesel e benzina sono aumentati e, secondo gli esperti, il peggio deve ancora venire. Ma come si compone il prezzo in Svizzera? E perché l'aumento si nota subito?
Diesel e benzina sono aumentati e, secondo gli esperti, il peggio deve ancora venire. Ma come si compone il prezzo in Svizzera? E perché l'aumento si nota subito?

Una delle prime conseguenze percepibili da tutti del conflitto in corso nel Medio Oriente è l'aumento dei prezzi del carburante nelle stazioni di servizio ticinesi.

Il nostro monitoraggio - Chiunque si sia trovato a dover fare rifornimento in questi giorni avrà notato degli aumenti, sia per la benzina che per il diesel. Tio.ch ha realizzato un monitoraggio quotidiano su numerosi distributori sparsi in tutto il territorio ticinese e il dato che emerge è inequivocabile: una netta maggioranza degli operatori ha rivisto i prezzi al rialzo.

Qualche esempio: rispetto alle rilevazioni da noi effettuate tra lunedì e martedì, nella zona tra Chiasso e Vacallo sono stati registrati aumenti tra i 5 e i 7 centesimi per la benzina e fino a 14 centesimi sul diesel. I rincari riguardano sia i distributori delle grandi compagnie che gli indipendenti, le cosiddette "pompe bianche". Nel Luganese abbiamo riscontrato incrementi di massimo 5 centesimi per la benzina e fino a 10 centesimi per il diesel e lo stesso vale, in linea generale, anche per il resto del territorio cantonale.

Qualcuno non ha toccato i prezzi - Ci sono però compagnie che hanno mantenuto invariati i prezzi, oppure che li hanno rivisti al rialzo non su tutta la loro rete, ma solo in alcuni distributori. Il rilevamento dei prezzi è stato effettuato su più giorni nel corso di questa settimana, sia di persona che con lo strumento di confronto dei prezzi di Comparis. Gli aumenti non sono una prerogativa ticinese e sono stati confermati da varie testate nazionali, a partire da 20 Minuten e dall'agenzia stampa Keystone-Ats.

Depositphotos (AY_PHOTO)I rincari sono evidenti, anche nelle stazioni di servizio ticinesi

Un mercato frammentato (e difficile da monitorare) - Seguire con precisione l’andamento dei prezzi in Svizzera, tuttavia, non è semplice. Il Paese non dispone di una banca dati centralizzata e affidabile che registri le medie nazionali, mentre il sistema di distribuzione è fortemente frammentato. Molte compagnie lasciano infatti ampio margine decisionale alle singole stazioni. È il caso, ad esempio, di Agrola, società del gruppo Fenaco: un portavoce spiega che i prezzi vengono stabiliti quotidianamente a livello regionale, direttamente dai gestori delle pompe. Una situazione analoga si registra anche in Avia, dove le dieci cooperative indipendenti fissano autonomamente le proprie tariffe e non pubblicano dati aggregati. Diverso l’approccio di Migrol, che ha confermato sempre all'Ats di aver già ritoccato verso l’alto i prezzi alla pompa in risposta agli ultimi sviluppi dei mercati energetici. Lo possiamo confermare anche con riferimento al Ticino. L’azienda monitora l’evoluzione della situazione e non esclude ulteriori rincari nei prossimi giorni.

Come con lo scoppio della guerra in Ucraina - Per gli automobilisti svizzeri le prospettive restano quindi incerte. Secondo gli esperti di Avenergy Suisse, l’associazione degli importatori di carburanti, il prezzo della benzina potrebbe presto avvicinarsi alla soglia psicologica dei due franchi al litro. Un livello già superato in passato: dopo l’inizio della guerra in Ucraina, nel 2022, i prezzi avevano oltrepassato quota 2,20 franchi.

Perché l'aumento si nota subito - Gli specialisti avvertono che i rincari potrebbero diventare più marcati. Le stazioni di servizio stanno infatti trasferendo gradualmente sui consumatori i maggiori costi di approvvigionamento. Come spesso accade, mentre il prezzo del greggio reagisce quasi immediatamente alle tensioni geopolitiche, l’effetto alla pompa emerge nella sua pienezza con qualche settimana di ritardo. Il picco delle tariffe potrebbe dunque manifestarsi prossimamente, anche se fare previsioni precise resta difficile in un contesto altamente volatile. Tuttavia, come detto, i primi rincari nei distributori sono visibili fin da subito. «Molto spesso, quando c'è un problema a livello macroeconomico, i prezzi schizzano verso l'alto. I consumatori, anche se ci sono delle scorte che potrebbero garantire il prezzo giusto ancora per un certo periodo, non ne beneficiano». Ad affermarlo è Antonella Crüzer, segretaria generale dell'Associazione Consumatrici e Consumatori della Svizzera italiana (ACSI). Quando le crisi temporanee si risolvono, invece, «il consumatore nota questo beneficio solo mesi dopo. C'è sempre una grande fretta nell'aumentare i prezzi e molta, molta calma nel diminuirli, se non addirittura inerzia». Questo vale per la benzina come per le banche, ma anche per i tassi d'interesse o quelli ipotecari, aggiunge Crüzer.

TipressAntonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

Prezzo della benzina: come è composto - Il prezzo della benzina in Svizzera si compone di tre elementi principali: il costo della materia prima sui mercati internazionali, le tasse statali e i costi di distribuzione. Il carburante viene spesso acquistato nell’area ARA (Amsterdam–Rotterdam–Anversa) e trasportato nel Paese soprattutto lungo il Reno. La quota più consistente del prezzo finale è rappresentata proprio dalle imposte – tra oli minerali, IVA, dazi d’importazione e obblighi di compensazione della CO₂ – che costituiscono circa la metà del costo alla pompa.

Il resto copre logistica e distribuzione: stoccaggio, trasporto interno, manutenzione delle infrastrutture, salari e margine delle compagnie. In un esempio citato da Avenergy Suisse, su un prezzo complessivo di 1,70 franchi al litro, circa 1,40 franchi sono destinati a materie prime, trasporto e tasse, mentre 30 centesimi restano alla catena di distribuzione.

Gli altri fattori, livello del Reno compreso - Oltre alla crisi in Medio Oriente, altri fattori potrebbero incidere sul costo finale del carburante in Svizzera. Tra questi figura il livello delle acque del Reno, principale via di approvvigionamento per gran parte dei carburanti importati nel Paese. Un’estate particolarmente calda e secca, con un abbassamento del livello del fiume, potrebbe limitare il trasporto fluviale e provocare ulteriori rincari.

Il problema del rischio d'impresa - Il problema sta a monte, secondo la segretaria generale dell'ACSI: «È scorretto che le aziende facciano ricadere il rischio d'impresa sugli utenti. Sappiamo che quel mercato è fortemente soggetto a oscillazioni, che a volte possono essere molto positive per chi vende. Quanto è stato alto il prezzo negli ultimi anni? Eppure sapevamo benissimo che la situazione sul mercato non era quella. Adesso, appena c'è un problema viene di nuovo trasferito sui consumatori. È un atteggiamento irresponsabile che, tra l'altro, non fa che aumentare l'inflazione». Crüzer sottolinea come la nostra società sia ancora molto dipendente dai prodotti petroliferi, il cui costo «può fare la differenza sul funzionamento di un'economia domestica, oppure sul settore del trasporto pubblico».

L'ombra della speculazione - Roland Bilang, direttore dell'organizzazione degli operatori del mercato petrolifero in Svizzera Avenergy, ha spiegato nei giorni scorsi che il calo del dollaro è positivo, in quanto limita l'aumento dei prezzi del carburante. Una spiegazione che non soddisfa Crüzer: «Le giustificazioni arrivano solo quando si parla di aumenti, mentre quando si chiedono prezzi equi, non c'è mai niente da fare, non si entra nel merito della richiesta». Ecco quindi che anche l'ACSI si allinea sulla posizione di organizzazioni di altri paesi: stiamo assistendo a qualcosa che, se non è una speculazione, certo ci assomiglia molto. «Dal mio punto di vista lo è, come lo è stato anche con la guerra in Ucraina e durante il Covid». Secondo la segretaria generale dell'ACSI un caso come quello attuale deve portare i consumatori a porsi degli interrogativi: «Non possiamo pensare di vivere su un'isola, dove tutto arriva senza ripercussioni. Anzi, queste devono farci riflettere su quello che sta succedendo nel mondo e chiamarci in causa, a livello di responsabilità individuale e di scelte».

Fare scorta? Non è una buona idea - Una reazione di pancia della popolazione, dettata più dalla paura che da particolari necessità, è quella di correre ai distributori. «In questo ambito, le scorte sono pericolose» afferma Crüzer. «È sconsigliato e, anzi, comporta dei rischi per quanto riguarda gli stoccaggi». Ridurre le quantità di carburante accumulato andrebbe non solo a prestare il fianco alle speculazioni, ma potrebbe comportare una reale carenza, nel malaugurato caso che le petroliere restino bloccate oltre lo stretto di Hormuz.

Scorta militare alle petroliere - La Svizzera può solo restare a guardare l'evoluzione del conflitto e le decisioni che vengono prese dai protagonisti. Un primo segnale di possibile allentamento delle tensioni è arrivato dagli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che la marina americana sarebbe pronta a scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più cruciali per il commercio mondiale di petrolio. Nel breve periodo, però, i consumatori dovranno probabilmente fare i conti con prezzi instabili e soggetti a rapide oscillazioni.

IMAGO / Middle East ImagesUna petroliera al largo del porto iraniano di 'Asalūyeh.

Pechino blocca l'export di carburante? - La tensione crescente nel Golfo Persico sta cominciando a produrre effetti significativi anche in aree molto lontane dal teatro della crisi. Pechino avrebbe infatti chiesto alle principali raffinerie del Paese di sospendere temporaneamente le esportazioni di diesel e benzina, una misura preventiva per rafforzare la sicurezza energetica interna. La notizia, riportata da fonti citate dall’agenzia Bloomberg, sarebbe emersa dopo una riunione tra funzionari della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il principale organo di pianificazione economica cinese, e i vertici delle grandi compagnie di raffinazione. Durante l’incontro, alle aziende sarebbe stato chiesto di fermare con effetto immediato la firma di nuovi contratti di esportazione e di rinegoziare o annullare le spedizioni già programmate di carburanti raffinati.

Privilegiare la stabilità interna - Alla base della decisione cinese ci sarebbe l’escalation delle tensioni nel Golfo Persico, che sta mettendo a rischio i flussi di greggio provenienti da una delle aree energetiche più strategiche del pianeta. In particolare preoccupa la situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi: da qui transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, pari a un quinto del consumo globale, oltre a circa il 20–22% del gas naturale liquefatto (GNL) scambiato nel mondo. In un contesto di crescente instabilità, la leadership cinese sembra dunque voler privilegiare la stabilità del mercato interno, trattenendo sul territorio nazionale una quota maggiore di carburanti raffinati. Una scelta che potrebbe avere ripercussioni anche sui mercati internazionali dell’energia, riducendo temporaneamente l’offerta di prodotti petroliferi esportati dalla seconda economia mondiale.


Appendice 1

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IMAGO / Middle East ImagesUna petroliera al largo del porto iraniano di 'Asalūyeh.

TipressAntonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

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