«Mi danno del matto, ma io continuo per la mia strada. So di fare del bene»

La figura del volontario tra critiche e soddisfazioni. Marco Imperadore: «Il ritorno umano è incredibile e mi fa sentire felice».
La figura del volontario tra critiche e soddisfazioni. Marco Imperadore: «Il ritorno umano è incredibile e mi fa sentire felice».
LUGANO - Niente è più prezioso del proprio tempo. Dividiamo ossessivamente ore, minuti e secondi per ingozzare le nostre giornate il più possibile con le attività più disparate. Motivo per cui, quando qualcuno decide di donarlo spontaneamente, ecco che viene guardato con un misto di stima e inquietudine.
Se di stima e considerazione si parla spesso, è proprio l’inquietudine che ci interessa. Donare il tempo è infatti la prerogativa più intima e indispensabile di ogni forma di volontariato, e la figura stessa del volontario non può sottrarvisi.
La figura del volontario - Da qui nasce il nostro interrogativo: come viene percepito il volontario dalla società alla quale offre il proprio tempo? «Trovo che la figura del volontario non sia sempre riconosciuta in modo adeguato. Spesso non si riesce a percepire né a comprendere l’immenso lavoro che sostiene e accompagna tutte le attività di volontariato», afferma Marco Imperadore, presidente dell’Associazione Amélie e della Commissione di quartiere di Pregassona.
Da anni Imperadore dedica una parte consistente del proprio tempo libero ad Amélie, una realtà che oggi può contare su circa 90 collaboratori volontari. Un impegno che va ben oltre la semplice animazione di uno spazio pubblico. «Non si tratta solo di animare, ma di gestire i centri di socializzazione di Barbengo e Pregassona, lo shop di recycling, il Festival Cult Amélie, la casetta, oltre a tutta l’attività legata al quartiere: i rapporti con la Città, il coordinamento delle iniziative e il contatto costante con le persone».
Associazione AmélieTra critiche e soddisfazioni - Eppure, le critiche non sono mai mancate. «Mi dicono che non sono “normale”, ma sono convinto di fare la cosa giusta. C’è chi fatica a comprendere questo tipo di impegno e lo considera eccessivo o fuori dagli schemi. Io sono convinto di fare la cosa giusta e continuo per la mia strada. Capita di sacrificare vacanze, domeniche o momenti con la famiglia, ma donare il proprio tempo è qualcosa di impareggiabile. Vedere le persone felici, ascoltarle, sorridere, e ricevere dai collaboratori l’espressione della loro soddisfazione nel lavorare per l’associazione mi riempie di gioia».
Una sensazione difficile da trasmettere a chi osserva il volontariato dall’esterno. «La soddisfazione più grande è tornare a casa dopo una giornata trascorsa a dare tempo ed energie a chi ne aveva bisogno. Pensare di poter essere utili, di contribuire concretamente al benessere delle persone e di farle sentire accolte è qualcosa di impagabile. Il ritorno umano è enorme. Lo dimostrano anche i messaggi di ringraziamento e di stima che ricevo ogni settimana da parte di volontari, utenti, collaboratrici e collaboratori».
Associazione AmélieUn lavoro a tutti gli effetti - Per Imperadore il volontariato è a tutti gli effetti un lavoro. «Nel sociale come nello sport e in altri ambiti. La differenza è che mancano gli incentivi. Non parlo di premi monetari, ma di riconoscimenti simbolici che valorizzino davvero il ruolo del volontario».
Perché non si diventa volontari per caso. «È una scelta che nasce da una vocazione. Non è un passatempo, ma un impegno che va sentito profondamente. Oltre a essere una ricchezza personale, offre una grande gratificazione».
Ma come si conciliano questi impegni con una vita professionale e familiare? «Non è facile trovare l’equilibrio. Ho una responsabilità importante nell’associazione, non solo come presidente. Spesso mi capita di prendere vacanza dal lavoro per dedicarla all’associazione. Quando finisco di lavorare vado direttamente a Pregassona e resto fino a tardi per riunioni, incontri con i volontari o semplicemente per verificare che tutto proceda per il meglio».
Associazione AmélieLa fiducia nei collaboratori - L’associazione richiede una vera e propria conduzione aziendale, paragonabile a quella di un’azienda di medie dimensioni: amministrazione, marketing, comunicazione, progettualità, selezione e gestione del personale. «Utilizzo le mie competenze professionali, quasi nella loro totalità. È bello poterle mettere al servizio della comunità e riuscire finalmente a esprimere pienamente l’esperienza maturata negli anni».
Alla base di tutto, un principio imprescindibile: «È fondamentale dare fiducia ai collaboratori, farli sentire bene, valorizzarli. Essere un punto di riferimento significa anche questo. Vale nel volontariato come nel mondo del lavoro: responsabilità, creatività e attenzione alle persone».
E ancora: «A tutti i collaboratori e alle collaboratrici dell’associazione va un ringraziamento sincero per il lavoro corale che svolgiamo ogni giorno insieme, fondato sull’ascolto, sulla gentilezza, sul sorriso e sull’accoglienza: valori semplici, ma sempre più rari, che cerchiamo di custodire e trasmettere. Per continuare a sviluppare e sostenere le numerose attività dell’associazione, rivolgiamo anche un appello a persone, aziende e benefattori sensibili a questi valori, che desiderino accompagnarci e supportarci in questo percorso a favore della comunità».








