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ATTUALITÀ SETTIMANALE
13.11.2017 - 17:140

Titoli Usa in difficoltà a causa dei timori sui ritardi della riforma fiscale

EFG Asset Management

 

L'S&P 500 e il Dow Jones hanno registrato perdite settimanali per la prima volta in otto settimane e il Nasdaq ha interrotto la sua corsa dopo sei settimane; i tre principali indici statunitensi hanno toccato i massimi nel corso della settimana, per poi scendere dai livelli record a causa dei timori sui possibili ritardi della riforma fiscale. Il settore dei finanziari figura tra i peggiori dell’S&P 500, mentre le società tecnologiche hanno segnato un progresso. I bancari sono stati posti sotto pressione da un appiattimento della curva dei rendimenti, con uno spread tra i bond Usa a 2 e a 10 anni in area 67 punti base, il livello più basso degli ultimi dieci anni.

Una delle principali divergenze tra i piani fiscali di Camera e Senato riguarda la decorrenza del taglio dell'aliquota d’imposta sulle società; entrambi concordano su una riduzione dal 35% al 20%, ma secondo la Camera la riduzione dovrebbe essere applicata a partire dall'anno prossimo, mentre il Senato vorrebbe posticiparla al 2019. Le due versioni della riforma saranno oggetto di ulteriore dibattito prima del voto finale, ma la fiducia degli investitori in un’approvazione della legge prima del Ringraziamento, come auspicato dal Presidente Trump, sta venendo meno. Questa delusione ha provocato una flessione del dollaro, che ha riportato la peggiore perdita settimanale delle ultime quattro settimane.

In Europa, il flusso di notizie si è limitato principalmente ai risultati sugli utili e alle operazioni di fusione, con i mercati europei che hanno chiuso la settimana in ribasso. Giovedì, l’indice di riferimento Euro Stoxx 600 ha fatto registrare il crollo più pesante dalla fine di aprile, dovuto al peggioramento del sentiment causato dalla debolezza degli utili, compresi quelli del colosso industriale Siemens.

Mentre i mercati Usa ed europei questa settimana hanno registrato un calo, Giappone e Cina hanno riportato le performance migliori. L’Indice giapponese Nikkei ha toccato quota 23.000, il massimo livello raggiunto dal 1992, nonostante il crollo del 3,6% circa di giovedì pomeriggio, dovuto probabilmente alle prese di profitto realizzate in vista del regolamento delle opzioni di venerdì, che ha spinto lo yen al rialzo. Le azioni cinesi hanno raggiunto i massimi degli ultimi due anni, grazie sia al progresso segnato dai titoli dei settori bancario ed energetico sulla scorta dell’ottimismo sulla crescita globale, sia all’andamento dei prezzi al consumo, che a ottobre hanno registrato un balzo dell’1,9%, il tasso di crescita più elevato degli ultimi nove mesi.

Il prezzo del petrolio ha registrato un aumento repentino all’inizio della settimana, in seguito al giro di vite sulla corruzione in Arabia Saudita, che ha portato all'arresto di ministri e principi sauditi; lunedì, il West Texas Intermediate e il Brent crude hanno registrato rispettivamente un aumento del 3% e del 3,5%, facendo segnare un nuovo record negli ultimi due anni. Più avanti nel corso della settimana, i prezzi sono scesi, sulla scia delle prese di profitto e degli sviluppi della situazione geopolitica, che ha visto il ministro degli esteri saudita chiedere l’imposizione di sanzioni all’Iran, per poi chiudere la settimana in rialzo.

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Ultimo aggiornamento: 2017-11-20 01:26:03 | 91.208.130.86