«L'amore fa male e bene e la musica allontana i mostri del passato»

È uscito il nuovo singolo di Yng Dyson, "Male", una ballata trap introspettiva che ruota attorno all'esperienza sentimentale.
È uscito il nuovo singolo di Yng Dyson, "Male", una ballata trap introspettiva che ruota attorno all'esperienza sentimentale.
SAVOSA - Il pezzo si colloca ai piani alti della categoria: una ballad in bilico tra rap romantico e trap collaudata. Farebbe la sua bella figura se solo lo si volesse allineare e comparare con certi prodotti di artisti della cerchia già affermati. Stiamo parlando di "Male", il nuovo singolo di Yng Dyson.
Questo nuovo singolo parla delle sofferenze che può provocare l'amore: pezzo autobiografico?
«Allora la canzone è nata conoscendo questa ragazza. Attualmente ora come ora non abbiamo più contatti, abbiamo chiuso i rapporti».
Se non sono troppo indiscreto, posso chiederti cosa è accaduto?
«Nulla, in poche parole mi sono sentito usato, se si può dire. Anche se dall'altra parte non si voleva fare una cosa del genere, okay, cioè non voleva proprio farmi male, lei inconsciamente l'ha fatto. Io ho riconosciuto che non aveva "cattive" intenzioni. Era in un momento dove magari lei era confusa perché pensava ancora al suo ex fidanzato».
Così va a finire che poi dal dolore nascono le canzoni: ed ecco "Male".
«Io mi sono sfogato, appunto, come faccio per ogni cosa, mi sfogo con la musica. E dico "quando sto con te mi sento male, ma se siamo distanti sto uguale". Cosa significa questa cosa? Che quando stavo con lei potevano anche esserci cose bellissime, ma la maggior parte del tempo finiva che si discuteva, non era una storia tra virgolette pulita, tranquilla. Io ero molto più coinvolto, lei pensava ancora all'ex».
I luoghi toccati da questa tua storia e dal pezzo a cui questa relazione si riferisce, arrivano fino a Morcote, paragonata a Parigi. Mi spieghi il senso di questa similitudine?
«La capitale francese viene anche definita "città dell'amore" e Morcote è stata la nostra piccola Parigi, cioè il posto dell'amore. Ci rifugiavamo lì a guardare di notte i paesaggi di sotto, con tutte quelle lucine di strade e paesi. Stavamo lì a bere una birra, fumarci una sigaretta, parlare del più e del meno».
Nel pezzo si fa riferimento a certi mostri del passato...
«Io ho una storia abbastanza lunga e complicata, anzi molto travagliata. Nasco in provincia di Milano l'11 ottobre del 2003. Fino ai tre mesi di vita ho vissuto con mia mamma e le mie sorelle a Limbiate. Poi mia mamma si lascia con il mio papà biologico perché lui le aveva nascosto di avere altri figli. Si scopre che ho un fratello che non ho mai conosciuto e due sorelle con cui invece mi sono incontrato. Va beh, alla fine mia mamma si rifà una vita e si sposa con quello che reputerò sempre il mio vero papà. Sono cresciuto con lui fino all'età di 10 anni. Poi purtroppo è morto per un tumore. Ci ho sofferto molto».
In questo pezzo quindi è finito un bel po' della tua vita, oltre ai fatti amorosi. Di tuo padre cosa ricordi in particolare?
«I giorni della malattia. Stava peggiorando. Io lo accompagnavo a fare la chemioterapia, gli tenevo la mano. Sapevo cosa stava succedendo, ma non ero al corrente totalmente. Io ero semplicemente un bambino che accompagnava suo padre all'ospedale per fare una puntura. Poi, con grande sorpresa, mi dice "voglio regalarti un'estate diversa, andrai un po' in montagna". Si trattava di Morcote. C'era un campo estivo, tanti ragazzini, gli animatori. Due settimane. Ero così contento. Poi quando è arrivato il momento di salutare i miei compagni e gli animatori, loro gli animatori quando mi hanno abbracciato si sono messi a piangere. Io mi chiedevo ma perché piangono? Quando torno a casa a Locarno dico: "andiamo a trovare papà in ospedale?". Eravamo tutti lì, al tavolo, con mia mamma, mia sorella, mio cognato, i figli di mia sorella e l'altra mia sorella, ma li vedevo troppo seri. A un certo punto mio cognato mi dice che papà è morto. Io non ci ho capito più niente, sono andato un pochino fuori di testa e chiedevo perché mi avessero mandato al campo estivo se lui stava così male. Mia mamma poi mi spiegò che era stata una decisione di papà: lui voleva che lo ricordassi nei momenti migliori e non consumato in un letto di ospedale».
E alla musica come ci sei arrivato?
«Mio papà era un fan di Elvis Presley, Michael Jackson, cantavamo assieme a volte. Ma è stato alle scuole Medie che ho iniziato a immergermi nel mondo della musica: ho iniziato a suonare la viola, poi da solo ho cominciato anche con il pianoforte e la chitarra. Ho preso l'attestato di terza media, facendo anche una tesina che parlava del rap».
Era destino quindi, visto poi come è andata e il genere musicale che fai.
«Già» (ndr, ride)
E ti sei dato da fare cominciando a scrivere sempre di più. Nel giro milanese dei tuoi colleghi sei anche conosciuto. E hai fatto serate nei locali della Milano che conta...
«Ho cominciato a conoscere gente e oggi conosco molti cantanti famosi che fanno il mio genere e anche tiktoker popolari. E ho fatto serate anche all'Hollywood, al Gate, all'Alkatraz. Dopo questo singolo altre ne verranno, anche in Ticino e in altre località della Svizzera».








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