«Nessuno dovrebbe chiedere il permesso di esistere»

Vittoria Schisano racconta del ruolo interpretato nella serie "La vita che volevi" del regista Ivan Cotroneo.
Vittoria Schisano racconta del ruolo interpretato nella serie "La vita che volevi" del regista Ivan Cotroneo.
LUGANO - Vittoria Schisano ha ottenuto il Nastro d'Argento 2025 per aver interpretato il personaggio di Gloria nella serie televisiva "La vita che volevi", scritta da Ivan Cotroneo e Marina Rametta e disponibile su Netflix.
Per celebrare questo traguardo e incontrare il pubblico ticinese, l'attrice-simbolo della transizione di genere in Italia, si è recata allo Splendide Royal di Lugano, dove ha concesso un'intervista a tio/20minuti.
Nastro d’Argento, come ti sei sentita?
«Sicuramente molto emozionata. Era un premio che non mi aspettavo. Soprattutto in questo momento storico. Inutile dire che non è un riconoscimento che va solo a me, ma anche a una comunità di persone che per moltissimo tempo hanno vissuto nell’ombra e che ancora oggi vengono messe a tacere. È un premio che condivido con chi ha lottato prima di me e soprattutto con chi verrà dopo di me. Il futuro a cui ambisco è un futuro in cui nessuno deve chiedere il permesso di esistere. Ovviamente, come attrice, è un premio molto importante, che arriva dopo un’interpretazione che mi ha dato tanto. Il mio primo ruolo da protagonista. Lo considero una carezza, dopo un lungo lavoro».
Gloria è uno dei primi personaggi che interpreti (se non il primo in assoluto) a non essere stereotipato, e che ti ha concesso lo spazio per esprimerti liberamente e vestire i panni di una donna che ha sofferto moltissimo e che si è costruita da sola. Come ti sei approcciata a questo nuovo ruolo?
«Guarda, quando ho letto la sceneggiatura, la prima cosa che ho pensato è stato “finalmente”. Continuavano a propormi ruoli che non aggiungevano nulla né alla narrazione nel nostro Paese, né alla mia emancipazione. Ero stanca di fare cose di cui non potevo essere orgogliosa. Non volevo più interpretare la bella di turno, quella di cui si innamora il protagonista del film che alla fine scopre che… E finalmente arriva Gloria; un personaggio vincente. Con la sua storia di vita personale e la sua complessità. Me ne sono subito innamorata».
La critica italiana è stata relativamente positiva, riconoscendo il genio di Ivan Cotroneo e Marina Rametta, che (a mio avviso) sono riusciti a rispecchiare perfettamente il contesto culturale in cui si inserisce l’opera, non limitandosi a dipingere un’Italia spaccata in due: con la presa ideologica della Chiesa cattolica da una parte e un ideale di Paese moderno e progressista dall’altra. In questo senso, la serie va oltre, e lo fa attraverso te, attraverso Gloria, che discute, dibatte e si impunta, dimostrando che la verità nasce soltanto da un processo di sincera e profonda introspezione. Possiamo dire che si tratta dunque di una serie che decostruisce (o tenta almeno di decostruire) ciò che è solitamente inteso come socialmente accettato?
«Sicuramente è un’opera che vuole decostruire e che non punta all’inclusione. Gloria dice, pensa e dà per scontato che l’inclusione sia un diritto. Anche il linguaggio di Ivan e Monica è rivoluzionario, pur essendo classico. Farne un film d'autore sarebbe stato uno sbaglio. Oggi non abbiamo bisogno di paroloni che non insegnano niente. Abbiamo bisogno di pensare. E si porta il pubblico a pensare quando si usa il linguaggio più comune, senza teatralizzare o spettacolarizzare nulla. E questo, Ivan e Marina, ci sono riusciti in pieno».
Passiamo ora alla trasformazione del personaggio di Gloria, che da uno squisito ed esilarante ripudio nei confronti di bambini e ragazzi scopre di avere un figlio e di provare forti sentimenti di attaccamento materno. Come hai gestito questa trasformazione durante lo studio del copione?
«Potevo solo immaginare la genitorialità. Perché non l'ho mai vissuta. Ho affrontato questo personaggio come una giovane madre affronta la prima maternità. Nessuno ti insegna a essere genitore. Lo diventi quando ti ritrovi con un figlio in braccio. Gloria scopre di avere un figlio e inizialmente non sa come comportarsi. È spaventata e non lo desidera. Ma poi si innamora. E quindi me ne sono innamorata anche io...
E per concludere parliamo del futuro della tua carriera artistica. Con quali attori o registi ti piacerebbe lavorare?
C'è un attore che stimo tantissimo ed è Alessandro Gassman. Poi ci sono registi come Sorrentino, Martone, Veronesi che mi hanno profondamente segnata e con cui mi piacerebbe confrontarmi.





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