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Lugano's Plan ₿ETF approvati: cosa cambia

18.01.24 - 06:00
 
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ETF approvati: cosa cambia

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Intervista all’imprenditore e divulgatore Giacomo Zucco sulla storica decisione della SEC (Commissione per i titoli e gli scambi) statunitense, che ha dato il via libera, la scorsa settimana, agli ETF su bitcoin.

Tra le notizie che, la scorsa settimana, hanno ottenuto maggior risalto a livello internazionale, una vetrina di primissimo piano è stata riservata allo storico via libera, arrivato giovedì 11 gennaio, dato dagli enti regolatori statunitensi ai primi fondi comuni (ETF) che detengono direttamente bitcoin. Come abbiamo già scritto proprio la scorsa settimana in questo spazio, l’approvazione degli ETF su Bitcoin, ratificata dopo 10 anni di attese e rinvii, rappresenta una decisione che ha il potenziale per ridefinire il futuro delle valute digitali e il significato dato da molti all’aggettivo “crypto”.

Proprio per la possibile portata di questo nuovo strumento finanziario, abbiamo deciso di approfondire la questione insieme a Giacomo Zucco, imprenditore e divulgatore di settore molto noto nel panorama internazionale, che lo scorso anno, peraltro, è stato tra i docenti di punta della Plan ₿ Summer School e tra gli speaker più apprezzati del Plan ₿ Forum, occasioni formative entrambe andate in scena a Lugano.

Giacomo, potresti iniziare spiegando cos'è un ETF su bitcoin e come si differenzia dagli investimenti tradizionali in Bitcoin?

«Un ETF è un Exchange Traded Fund: uno strumento finanziario che permette di investire "virtualmente" su un particolare asset o valuta, seguendone gli andamenti di prezzo anche senza possederlo direttamente, e quindi con una gestione passiva abbastanza agile ed economica. Ci sono ETF che seguono indici di borsa, ETF che seguono materie prime di vario tipo: metalli preziosi, risorse energetiche eccetera. Adesso, quindi, ci sono anche ETF che seguono Bitcoin: strumenti finanziari che ne replicano l'andamento di mercato, su cui è possibile investire anche secondo la SEC statunitense».

Come pensi che l'introduzione degli ETF Bitcoin influenzerà il mercato generale del Bitcoin e la sua volatilità?

«Il modo in cui l'introduzione degli ETF su Bitcoin, in particolare di quelli americani appena approvati sulla piazza finanziaria più importante al mondo, influenzerà il mercato di Bitcoin in generale, non è al momento prevedibile con certezza. Da un lato, è possibile che questi strumenti permettano l'accesso di un tipo di capitale che precedentemente non poteva riversarsi su questo asset “nuovo”: si pensi, per esempio, a fondi pensione o altri fondi istituzionali particolarmente conservativi, o anche a individui o aziende che non potevano o volevano registrarsi su un "exchange di criptovalute". Questo influsso di capitale potrebbe chiaramente aumentare la domanda di bitcoin, a parità di condizioni.

Dall'altra parte, uno strumento finanziario come questo si presta anche a meccanismi di vendita e possibilmente persino a operazioni di soppressione del prezzo (con lo spettro della riserva frazionaria sullo sfondo). Quindi, checché se ne dica in giro, l'effetto sul prezzo potrebbe andare in entrambe le direzioni. Nei primi giorni dall'approvazione molti si aspettavano, per esempio, un effetto inequivocabilmente positivo, mentre in realtà l’impatto sul prezzo è globalmente quasi neutro, almeno per il momento. La volatilità, d'altro canto, dovrebbe in teoria ridursi, nel senso che ogni ampliamento della liquidità e della profondità di un mercato di regola riduce l'impatto di ogni singola scelta di vendita o acquisto da parte dei singoli attori economici.»

Gli ETF su Bitcoin rendono l'investimento in bitcoin più accessibile all'investitore medio? Se sì, in che modo?

«Sì e no: dipende da che cosa si intende con "investitore medio". Se con tale definizione ci si riferisce all'investitore istituzionale che ha già una forte presenza nel mercato regolamentato, in particolare americano, allora la risposta è chiaramente un sì: potrà esporsi al prezzo di bitcoin molto semplicemente e velocemente, tramite i canali familiari già utilizzati per comprare qualunque altro tipo di asset finanziario, senza incognite tecniche, legali e fiscali.

Se invece si intendono l'investitore occasionale o gli individui con accesso al mercato limitato, un ETF rappresenta in realtà l'opposto di una delle caratteristiche che avvantaggiano chi possiede l’asset bitcoin: il fatto che possa essere posseduto e scambiato da chiunque, indipendentemente dal luogo geografico, dalla nazionalità, dall'età, dall'affiliazione politica e dalle qualifiche finanziarie.»

Quali sono le principali differenze pratiche, per gli investitori, tra possedere Bitcoin ETF e detenere direttamente bitcoin?

«Ci sono molte importanti differenze tra detenere un ETF su bitcoin e detenere direttamente l'asset bitcoin a livello individuale. La prima differenza, come dicevamo sopra, è l'accesso: un ETF è facilmente disponibile soltanto alla ristretta cerchia degli attuali investitori qualificati, mentre l'asset bitcoin è accessibile a chiunque abbia accesso a un computer e a una connessione internet. La seconda differenza è il controllo: un ETF non può essere mosso come e quando l'investitore vuole, senza prima ottenere il permesso dei mercati regolati e dei regolatori stessi. Può essere inoltre essere trasferito soltanto ad altri investitori autorizzati, nelle finestre temporali di apertura del mercato. Un ETF può anche essere congelato o confiscato per ragioni giuridiche o politiche. Può anche essere annullato o sospeso per motivi di volatilità da parte di un mercato finanziario. Invece, il bitcoin effettivo, detenuto direttamente e quindi individualmente, dipende solo dalla crittografia e non dalla regolamentazione o dalla politica. È quindi virtualmente non confiscabile ed è inarrestabile nei suoi movimenti, senza giorni od orari di chiusura degli scambi. La terza differenza è la garanzia di supply sottostante: un ETF potrebbe creare del cosiddetto "bitcoin di carta", ovvero della esposizione che non corrisponde 1 a 1 con del collaterale, mentre il bitcoin che possiamo verificare sul nostro nodo ha una supply certa, che chiunque può verificare e che non può mai essere cambiata da nessuno, non può mai essere inflazionata o alterata o manipolata.»

Come si integrano gli ETF su bitcoin nel sistema finanziario tradizionale e cosa significa questo per il futuro della finanza decentralizzata?

«Personalmente non ritengo che l'approvazione di ETF sull'asset bitcoin abbia una particolare influenza sulla cosiddetta "finanza decentralizzata", al di fuori dell'ovvia influenza caratterizzata dalle dinamiche di prezzo dell'asset bitcoin in particolare. Questi strumenti finanziari sono totalmente centralizzati e sono in mano alla finanza tradizionale centralizzata, ne seguono gli schemi, ne seguono i vantaggi, ne seguono gli svantaggi, senza importanti cambiamenti. Quindi, al di là di portare nuova liquidità sul prezzo di bitcoin, il quale esso stesso è usato nel mondo che potremmo definire della "finanza decentralizzata", non vedo particolari collegamenti o mutue conseguenze»

Cosa dovrebbero considerare gli investitori in termini di gestione del rischio, quando investono in ETF su bitcoin?

«Quando investono in ETF su bitcoin, gli individui e le società dovrebbero considerare principalmente due classi di rischio. La prima riguarda la volatilità di prezzo, che dovrebbe essere paragonabile tra ETF e sottostante. Bitcoin è un asset molto giovane, la cui supply è certa è immodificabile, ma la cui domanda è invece ancora acerba è altamente volatile. Per ora ha fluttuato in maniera globalmente positiva, nel corso degli anni, ma nel breve termine la volatilità è molto intensa e quindi non adatta a tutti i palati finanziari. La seconda categoria di rischio è invece tipica degli ETF come strumento, estranea al possesso diretto di un sottostante, come detto poc’anzi: il rischio di controparte, ovvero un possibile rischio di fallimenti, confische, congelamenti, sospensioni o esclusioni dall'accesso.»


Questo articolo è stato realizzato da Lugano's Plan ₿, non fa parte del contenuto redazionale.
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