Dipendenza dal web, Carlevaro: "La società soffre di solitudine"

LUGANO/ROMA - Immaginare di essere qualcun altro che se ne sta altrove, così come travestirsi o cambiare identità, è un gioco vecchio come il mondo, si può dire che è l'essenza della fantasia. Niente di strano dunque se i giochi di ruolo e i social network del web riscuotono tanto successo. L'allarme scatta però quando si raggiungono i livelli della dipendenza, spiega un nuovissimo saggio, Il mondo online questo (s)conosciuto (Tespi Editore). Gli autori, sotto pseudonimo di Albert&Albert, raccontano i risultati di una minuziosa ricerca dentro la rete delle chat line, i blog e i social network, interagendo e diventando "amici" di centinaia di utenti o meglio di "personalità".
Alla ricerca di affetto - Internet diventa una droga quando è usato come auto-terapia contro la solitudine, le frustrazioni, contro i limiti della realtà in generale. I più a rischio hanno tra i 30 e i 40 anni.
L'esperto - "Niente allarmismi: sollevare polveroni crea solo confusione, ridimensiona il dottor Tazio Carlevaro, esperto di questioni riguardanti la dipendenza dal gioco, e precisa: “ I casi in cui il consumo di internet per crearsi una vita alternativa raggiunge livelli di patologia sono ancora rarissimi, per fortuna. È difficile tuttavia fare una valutazione, perché chi cade nella trappola della dipendenza, in genere non ha coscienza del problema e non chiede aiuto".
Solitudine - Sul fatto che la solitudine sia spesso la ragione di tante ore trascorse davanti allo schermo, Carlevaro concorda con gli autori di Mondo online. I campanelli d'allarme sono i sintomi della dipendenza, l'aumento del tempo passato su internet, la perdita di interesse per la realtà e naturalmente gli amici o i famigliari che ti dicono "stai esagerando".
Educazione - "Quando si parla di questo argomento, è bene fare una distinzione tra adulti e adolescenti, sottolinea il dott. Carlevaro. Un conto sono i giovani che si trovano nel periodo giusto per isolarsi dagli adulti, cercare se stessi e dei coetanei, un altro sono gli adulti che hanno altri problemi. Per i giovani, internet è un modo molto naturale di comunicare, come per noi lo era il telefono o prima ancora il cortile, la strada. Il fatto poi di cercare la propria identità, confrontandola a quella di un gran numero di "altri", non è un fattore di per sé negativo". Il dottor Carlevaro preferisce puntare sulla prevenzione e sull'educazione dell'uso di internet, piuttosto che sulle proibizioni drastiche. "Come per qualsiasi cosa, bisogna fornire una guida intelligente ai bambini o ai giovani che si avvicinano al nuovo strumento; non vanno certo lasciati soli nella loro scoperta del web, così come non li abbiamo lasciati soli nella scoperta dei libri".
S.R.




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