Ospedali psichiatrici, elettro-shock senza anestesia. Intervengono i Diritti Umani

ANKARA - Nonostante qualche recente miglioramento apportato al sistema sanitario della Turchia, gli ospedali psichiatrici ed i centri per la riabilitazione mentale del Paese continuano ad essere molto lontani dagli standard internazionali per il rispetto dei diritti umani. È quanto è emerso, come riferisce il Turkish Daily News, da una ricerca condotta dall´organizzazione turca Iniziativa per i Diritti Umani nella Salute Mentale (Ruhisak).
Secondo Ruhisak, i pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici hanno molti problemi non solo a causa delle proprie condizioni fisiche, ma anche con i servizi di assistenza, l´alimentazione inadeguata, la libertà di movimento, la sicurezza, l´accesso alle informazioni sui propri diritti ed ai mezzi di comunicazione.
"La prima cosa da realizzare è questa: i problemi delle persone mentalmente disabili sono a tutti gli effetti problemi di diritti umani", ha detto senza mezzi termini Irhan Kemal Cengiz, un attivista di Ruhisak, aggiungendo che "occorrerebbe per esempio sapere che sottoporre un paziente alla terapia con elettro-shock senza anestesia è una violazione dei diritti umani".
Le condizioni di vita e sanitarie negli ospedali psichiatrici, sostiene la ricerca, sono generalmente scarse. Nonostante si sia passati dal sistema dei reparti con le camerate alle stanze con un minor numero di posti letto, i pazienti in condizioni di avanzata disabilità mentale vengono tenuti dietro le sbarre e la maggior parte di loro non possono neanche passare qualche ora all´aperto.
Inoltre, prosegue il rapporto, non esiste la minima privacy. La maggior parte degli ospedali è dotata di sistemi di sorveglianza tv a circuito chiuso che, se sono validi per la sicurezza, costituiscono però un problema per i pazienti, soprattutto per le donne.
Capitano naturalmente anche diverbi e qualcuno si fa male, ma durante la notte negli ospedali restano solo gli infermieri non i medici.
Gli oggetti personali dei pazienti, tra cui i telefoni cellulari, vengono presi in custodia e così - chi potrebbe - non è più in grado di tenersi in contatto con i familiari.





Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!