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Notizia del 13/04/2009 - 12:54
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BERNA
Sicurezza passaporto biometrico: gli esperti sono scettici



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BERNA - Quanto è sicuro il passaporto biometrico? È praticamente inviolabile, afferma il portavoce del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Guido Balmer. Gli esperti, però, sono scettici: il nuovo documento non è al riparo da falsificazioni e anche le informazioni che contiene potrebbero essere utilizzate per fini impropri.

Sull'introduzione del passaporto "a rischio di Grande fratello" l'elettore dovrà pronunciarsi in votazione popolare il 17 maggio. Un punto, in particolare, solleva interrogativi: la banca dati centralizzata destinata a raccogliere foto e impronte digitali dei titolari.

Secondo Hanspeter Thür, il Preposto federale alla protezione dei dati, la centralizzazione delle informazioni in un unico registro è una misura eccessiva, peraltro non richiesta dagli accordi internazionali stipulati in materia dalla Svizzera. Basterebbe quindi conservare i dati personali nel microchip del documento stesso, come avviene nell'Unione europea.

Il Consiglio federale, nel suo opuscolo informativo destinato all'elettore, afferma che i dati centralizzati non potranno essere utilizzati per scopi investigativi, a meno che si presenti la necessità di identificare vittime di incidenti, di atti di violenza o di catastrofi naturali. Ma il fatto stesso che il governo faccia tale precisazione, secondo Thür, suscita diffidenza. Vicende venute alla luce all'estero dimostrano che quel tipo di banca dati può essere utilizzata per fini diversi da quelli per cui era stata concepita.

Senza contare - afferma la giornalista tedesca, ed esperta di sicurezza Christiane Rütten - che gli archivi centralizzati sono il bersaglio privilegiato dei pirati informatici. Proprio questo tipo di delinquenza, afferma, costituisce il pericolo maggiore.

Kurt Haupt, esperto di informatica, non esclude l'eventualità di falle nel sistema di protezione, che darebbe la possibilità a persone non autorizzate di leggere i dati contenuti nel microchip. E un recente studio dell'Università e della Scuola politecnica di Losanna, pubblicato nello scorso luglio su mandato del Fondo nazionale svizzero, è perentorio: la tecnologia non è del tutto perfezionata e il passaporto può essere manomesso.

È infatti possibile creare false impronte digitali di silicone, che i falsari - secondo i ricercatori - vendono al prezzo di 500 franchi circa. La foto digitalizzata, inoltre, non è esente da problemi: per perturbare il sistema di lettura basta farsi crescere barba o capelli.

Tutti timori infondati, secondo la Confederazione. Il registro centrale è necessario per evitare che qualche malintenzionato si procuri un vero documento sotto falsa identità, afferma il portavoce del DFGP Guido Balmer. È inimmaginabile che il passaporto biometrico possa essere scardinato: il microchip è protetto da un codice, che cambia ogni 15 giorni, cui hanno accesso solo i paesi che vantano gli stessi standard di sicurezza della Svizzera. Forzarlo, secondo Balmer, è praticamente impossibile.

ATS


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