La squallida periferia che invade tutto e strangola villaggi, borghi, paesaggi

Fa sempre più discutere l'espansione urbanistica degli ultimi anni, che mette a rischio la socialità e l'economia dei Comuni
Fa sempre più discutere l'espansione urbanistica degli ultimi anni, che mette a rischio la socialità e l'economia dei Comuni
LUGANO - Architettura contemporanea esteticamente dubbia, espansione urbanistica poco controllata, identità negata. Ecco come le periferie delle città o i borghi ed i villaggi nel Ticino si ampliano e si modificano. Scatole sempre più grandi ed uguali, in gara sul numero dei piani in verticale o su quello dei lati in orizzontale, (spesso semplicemente quattro). Le critiche non mancano, un geografo, un esperto di paesaggio e turismo, un architetto, interpellati da Ticinonline le confermano.
“La sensazione di disagio e di bruttezza diffusa che proviamo osservando gli sviluppi territoriali degli ultimissimi anni va interpretata come un'avanzata di qualcosa che somiglia a un città, ma che della città come principio organizzativo e strutturante, come luogo di socializzazione e di sedimentazione storica non ha niente o quasi niente”, spiega Raffaele Scolari esperto in pianificazione e antropologia del turismo. “In tema di espansione degli insediamenti urbani, il problema non è l'assenza di indentità, bensì l'evidente mancanza di un progetto. Le "capannopoli" e le "villettopoli" avanzano senza un disegno. I paesaggi urbani e suburbani contemporanei somigliano sempre più a schede di elaboratori elettronici; ad esse giorno per giorno vanno ad aggiungersi nuovi dispositivi, funzioni, connessioni, ma senza un progetto, solo per seguire le regole di mercato ”.
Per l’architetto Renato Magginetti , “non è un problema estetico ma un problema strutturale. Le normative edilizie e di pianificazione e dei Piani Regolatori, che accettiamo passivamente da almeno (più) di 50 anni, sono la causa della distruzione di 4’000 anni di storia dell’architettura e di tradizione del costruire il nostro territorio. I nostri avi avevano imparato a costruire le case laddove non era possibile altro; né prati, né campi, né pascoli, né boschi. Avevano imparato a costruire le case una vicina all’altra attorno a spazi di scambio, di magia. Il tipo di urbanizzazione che accettiamo acriticamente è la vera causa del dissesto o disastro economico e finanziario dei nostri Comuni, Cantoni e Confederazione!”.
“Non sono architetto – spiega Gian Paolo Torricelli geografo e docente all’Accademia dell’Architettura - ma effettivamente questo fenomeno di espansione fuori dai centri, perdura da trent'anni e questo fa si che abbiamo sprecato molto suolo con conseguenze anche energetiche. Le zone edificabili sono troppo grandi ed i Comuni ne hanno avuto troppe a disposizioni”.
"Un’ area urbana - conclude Magginetti - è un’area delimitata, all’interno della quale sono le costruzioni che definiscono spazio pubblico (strade, piazze, corti, parchi), spazio privato e spazio intimo. Tutto il resto, ad eccezione dei boschi, delle aree agricole e di pascolo, dei fiumi e dei laghi, è squallida periferia che invade tutto e strangola villaggi e borghi”.









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