"Alzi la mano chi non vuole due settimane di vacanze in più!", le ragioni del NO

LUGANO - Chiedere con una iniziativa popolare sei settimane di vacanze in un anno è semplice e il risultato dovrebbe essere scontato, anche perché la questione lascia pochi indifferenti. Angelo Geninazzi, Responsabile della sede di economiesuisse della Svizzera italiana e Coordinatore del Comitato “No all’iniziativa sulle vacanze” è convinto di questo. Nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina Geninazzi alla presenta di Roberta Pantani e Fabio Regazzi contrari all’iniziativa, spiega che “In molti paesi chiedere al popolo se vuole meno o più vacanze avrebbe addirittura dell’assurdo. In Svizzera no. No, perché se c’è qualcosa che va riconosciuto a noi Svizzeri, è proprio la capacità di
separare un nostro presunto interesse a breve termine dall’interesse collettivo, più ampio. Ma scartabellando un po’ le votazioni degli ultimi anni, due decisioni popolari hanno confermato che siamo un popolo ragionevole”.
Le iniziative sono quelle del 2002 “Per una durata ridotta del lavoro” e del 2008 “Per un'età di pensionamento flessibile”. Il popolo si è opposto con quasi il 60% dei voti.
Un primo sondaggio effettuato in dicembre, commissionato dagli iniziativisti di Travail.Suisse mostra che il 59% della popolazione avrebbe votato Sì a 6 settimane di vacanza, mentre solo il 34% si sarebbe opposto. Questa settimana dovrebbe inoltre uscire il primo sondaggio della SSR SRG idée suisse.Il fronte degli oppositori resta comunque fiducioso, per diversi motivi. Uno su tutti: “siamo convinti che chi approfondirà la questione si renderà conto che non ci si esprime soltanto su “6 settimane di vacanza (e di gioia e benessere) per tutti” ma su tutta una serie di implicazioni che la rivendicazione dei sindacati comporta.
Risulta dunque fondamentale un’informazione chiara e trasparente al cittadino. Tra le ragioni mostrate per sostenere il NO all’iniziativa, il fatto che due settimane di vacanza supplementari equivalgono a mezzo salario per impiegato. In totale si sommano più di 6 miliardi di franchi all’anno a carico delle PMI. Inoltre secondo gli oppositori “per pagare le vacanze supplementari agli impiegati dei comuni, dei cantoni e della Confederazione bisognerà aumentare le imposte o ridurre le prestazioni dello Stato. Lavorare meno significa anche produrre meno. La competitività delle nostre PMI diminuirà, e porterà così alla delocalizzazione di impieghi all’estero e alla chiusura delle piccole imprese. E poi per gestire le assenze, le imprese non potranno più proporre soluzioni flissibili, come la libertà di decidere quando si vuole andare in ferie o orari di lavoro che permettono di conciliare lavoro e vita famigliare”.
Insomma per gli oppositori lavorare meno per lo stesso salario é un’illusione: l’aumento della durata delle vacanze comporterà un congelamento dei salari per gli anni futuri, mentre per rimpiazzare i colleghi in ferie aumenterà lo stress sul lavoro.




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