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CADENAZZO

28/02/2017 - 06:00

Massoneria, ‘ndrangheta e riciclaggio fra le pieghe della Argo 1

L’estratto del registro di commercio dell’agenzia di sicurezza sopracenerina traccia legami inquietanti

Tipress
La sede della società in via Prati Grandi 25 a Cadenazzo.
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CADENAZZO - Il titolare è indagato per usura, sequestro di persona e violenza. Un dipendente è sospettato di aver reclutato combattenti per l’Isis. Un ex dipendente sarebbe morto in Iraq. Ma la surreale storia dell’Argo 1 non si ferma qui: nata nel 2011, è passata di mano lo stesso anno, poi nel 2013 e ancora nel 2014. Inizialmente si chiamava Vedeggio Generalbau AG, poi OtenyS SA e finalmente Argo 1 SA. Addirittura, il suo ultimo indirizzo è quello di Via Prati Grandi 25 a Cadenazzo, numero civico che detiene il record ticinese di fallimenti societari. Insomma, ha tutte le caratteristiche di una società bucalettere.

Mamma Santissima - L’estratto del registro di commercio della ditta sopracenerina, però, racconta la vicenda di una compravendita societaria che porta fino a Reggio Calabria, dove il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo sta conducendo l’inchiesta “Mammasantissima” per cui è finito nel carcere di Rebibbia addirittura il senatore di Forza Italia Antonio Caridi.

I nomi - L’inchiesta ha svelato un sistema malavitoso chiamato “La Santa” o “A Mamma Santissima” in cui confluiscono i massimi poteri della ‘ndrangheta calabrese, della massoneria occulta e della politica locale. Un sistema in grado di decidere elezioni regionali e nazionali e di riciclare immense somme di denaro in Italia e all’estero. Ma cosa c’entra la Argo 1 in tutto ciò? Semplice: il nome di due dei quattro amministratori che si sono avvicendati negli anni ai suoi vertici appare anche nelle carte dell’inchiesta reggina.

Il massone - Il primo è A.F., milanese di origine siciliana, da alcuni anni residente in Ticino, che fu implicato nelle vicende di Mani Pulite. Passò quasi tre anni in carcerazione preventiva: i magistrati sospettavano che fosse l’anello di congiunzione tra massoneria e Cosa Nostra, alla fine fu assolto "perché il fatto non sussiste". Negli anni più recenti, è stato coinvolto anche in altre vicende simili, dalle quali, da noi contattato, si dice del tutto estraneo e già scagionato.

Il consulente - Il secondo è V.P., consulente societario luganese noto alle cronache italiane per la compravendita dell'isola sarda di Budelli. Lo tira in ballo il collaboratore di giustizia Michele Amandini, l’uomo a cui le cosche avevano affidato «il compito di riciclare, attraverso canali finanziari svizzeri, i proventi dei sequestri di persona a scopo di estorsione», come si legge nell’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria. Amandini racconta di aver conosciuto il consulente «nel 1974/75 tramite i Papalia», nome di una potente ‘ndrina reggina che ha messo radici nel Nord Italia.

FC Lugano - In particolare, il pentito cita V.P. raccontando di un’operazione finanziaria con cui vennero riciclati oltre quattrocento milioni di dollari americani, 32 dei quali servirono a finanziare il Fc Lugano, all’epoca  - stiamo parlando del 2000 - di proprietà dell’affarista calabrese Pietro Belardelli. Secondo Amandini parte di quei fondi provenivano dalla famiglia mafiosa newyorkese dei Gambino. La riunione che lanciò quest’operazione avvenne, racconta il pentito, «all’hotel Principe Leopoldo».

Non una, otto società - Tra i due personaggi ticinesi di questa vicenda, però, non è stata solo la Argo 1 a passare di mano: le società vendute dal consulente al massone sono ben otto. Quest'ultimo, spiegando come questa compravendita non abbia mai avuto alcun fine di riciclaggio, racconta di aver acquistato le S.A «per tenerle lì ed eventualmente rivenderle: pensavo di farci qualche mille franchi, ma nessuna di queste è mai stata attiva».

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20 commenti da TIO
sedelin - 8 Marzo alle 16:44
?

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16 commenti da FACEBOOK
Jj Cherryk - 2 Marzo alle 11:03
qualcuno dovra' beh pagare lo stipendio al popolo??no? il ticino campa cosi da millennnnni......

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