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Ammanchi sui conti di italiani in Svizzera. “Era già accaduto”

L’esperto Paolo Bernasconi spiega come non debba sorprendere la situazione venuta a galla dopo l'annuncio della “voluntary disclosure"
Ti-Press / Gabriele Putzu
Ammanchi sui conti di italiani in Svizzera. “Era già accaduto”
L’esperto Paolo Bernasconi spiega come non debba sorprendere la situazione venuta a galla dopo l'annuncio della “voluntary disclosure"
BELLINZONA - Nonostante non sia ancora entrata in vigore, l’italiana “voluntary disclosure" - la dichiarazione spontanea per capitali depositati all'estero - ha già dato uno scossone anche in Ticino. I clienti della vicina Pen...

BELLINZONA - Nonostante non sia ancora entrata in vigore, l’italiana “voluntary disclosure" - la dichiarazione spontanea per capitali depositati all'estero - ha già dato uno scossone anche in Ticino. I clienti della vicina Penisola stanno chiedendo il rendiconto sui depositi e trovano non poche sorprese. Come spiega Paolo Bernasconi, docente di diritto penale dell'economia, su ilCaffè, non è la prima volta che si viene a scoprire che ci sono ammanchi sui conti bancari in Svizzera, non giustificabili con l'andamento dei mercati.

"La storia si ripete - nota Bernasconi - Come già capitato all'epoca degli scudi fiscali del ministro Tremonti, con la voluntary disclosure vengono alla luce ammanchi dovuti a vere e proprie sottrazioni, oppure frutto d'investimenti arrischiati, per cui si preleva da un conto per cercare di tappare un buco in qualche altro conto, ma alla fine la catena si spezza. È come succede con l'alta marea: sino a che l'acqua è alta, e c'è sulla piazza tanta 'liquidità', tutto va bene, quando però l'acqua si abbassa si vedono fango, detriti e rifiuti". La gestione giudicata a volte spregiudicata aveva portato in diversi casi clamorosi a indagini da parte della magistratura svizzera e italiana.

C’è chi vuole regolarizzare e chi vuole scappare, cioè “chi non sentendosi più al sicuro in Ticino trasferisce i capitali dagli istituti di credito locali alle banche di Dubai - spiega il domenicale - con i buoni uffici dei loro consulenti ticinesi. Del resto, come annotava ironicamente qualcuno sino a non molto tempo fa, sui voli Milano Malpensa-Dubai si sentiva parlare il dialetto ticinese. Evasori che nell'Emirato si sentivano più protetti, ma che oggi si leccano le ferite”.

"Parecchi clienti italiani - precisa Bernasconi - che avevano trasferito là i loro patrimoni, ma anche alcune fiduciarie ticinesi, da un anno a questa parte lamentano truffe e appropriazioni indebite". La conclusione è chiara "sia questi evasori che i loro consulenti avevano poca dimestichezza dei meccanismi di sicurezza che andavano usati in Paesi che hanno una cultura bancaria e societaria molto diversa da quella europea".

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