Arrestato l'uomo col cappello, si tratterebbe di Faysal Cheffou
Secondo alcuni media l'uomo è stato riconosciuto dal tassista in un "confronto all'americana"
BRUXELLES - Il giudice incaricato dell'inchiesta sugli attentati di Bruxelles ha confermato l'arresto di Faysal Cheffou, con l'accusa di partecipazione ad attività terroriste in relazione agli attacchi di Bruxelles.
È Faysal Cheffou il terzo uomo, quello con il cappello nero nelle immagini delle videocamere, che ha partecipato alla strage dell'aeroporto di Bruxelles martedì scorso, aveva scritto in precedenza il quotidiano belga Le Soir. Cheffou è stato fermato giovedì sera e il suo arresto è stato confermato ieri dopo un lungo interrogatorio, aveva scritto il giornale. È stato identificato grazie alla testimonianza chiave del tassista che martedì aveva accompagnato il commando a Zaventem.
Il tassista ha riconosciuto Faysal Cheffou durante un "confronto all'americana" in cui il conducente ha potuto vedere alcune persone sospettate. Inoltre, il quotidiano aveva scritto che l'esame dei filmati delle telecamere di sorveglianza all'aeroporto e in Place Meiser (nel quartiere di Schaerbeek, lo stesso luogo dove ieri è stato ferito ed arrestato un uomo alla fermata dei tram) hanno permesso di stabilire che è riuscito a fuggire.
Secondo quanto riferisce il quotidiano Dernière Heure, Cheffou è un giornalista indipendente che ha denunciato, con alcuni video postati in rete, i maltrattamenti subiti dai migranti musulmani in un centro di detenzione per i clandestini. Inoltre, la polizia municipale del quartiere di Ixelles, lo aveva sanzionato a più riprese per averlo scoperto mentre faceva propaganda radicale islamica presso i richiedenti asilo e i 'sans papiers' radunati da mesi nel parco Maximilien nei pressi dell'ufficio stranieri della capitale belga.
Nel video, realizzato - secondo il titolo di testa - alle 1:46 del 15 luglio 2014 dall'esterno del centro a Steenokkerzeel (villaggio a pochi chilometri a est di Bruxelles, nei pressi di Zaventem) si sentivano le grida degli internati e Faysal spiegava che essi protestavano perché "privati del cibo".
Il giornalista spiegava che nel centro i pasti venivano serviti tre volte al giorno, l'ultima delle quali alle 19 troppo presto per i detenuti musulmani che - essendo nel regime di digiuno imposto dal Ramadan tra l'alba ed il tramonto - potevano mangiare solo dopo le 22, quando i pasti erano già stati ritirati. Nel video Cheffou denunciava una "violazione dei diritti umani".




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