Foxconn tarda nel ratificare l'acquisizione di Sharp
L'operazione si è bloccata: l'azienda taiwanese sta ancora esaminando una lista di condizioni che riguardano essenzialmente la solidità finanziaria della società nipponica
TOKYO - A poche ore dall'annuncio dell'acquisizione della Sharp da parte della taiwanese Foxconn, l'operazione registra un intoppo e l'accordo tarda a essere ratificato. Lo riferisce il Wall Street Journal spiegando che Foxconn sta ancora esaminando una lista di condizioni che riguardano essenzialmente la solidità finanziaria di Sharp.
"Abbiamo già notificato Sharp circa l'esistenza di alcuni punti da chiarire prima della riunione del Consiglio di Amministrazione", ha detto un rappresentante della Foxconn al Wall Street Journal. "Ci aspettiamo un chiarimento in tempi rapidi per convalidare l'accordo".
Sharp, nobile decaduta dell'elettronica - Fondata nel 1912 a Tokyo e successivamente trasferitasi a Osaka, Sharp comincia la produzione delle prime radio negli anni 20, e poco dopo la fine della guerra si cimenta anche nel campo degli apparecchi televisivi. Nel 1964 la prima innovazione destinata a diventare una rivoluzione: grazie agli studi avanzati sui transistor, per prima inizia la commercializzazione dei calcolatori con schermi LCD.
Pannelli a cristalli liquidi che insieme ai dispositivi audio e video, faranno la sua fortuna, consentendole una diffusione sempre più ampia del proprio marchio a livello globale, al pari dei suoi principali competitor del Made in Japan, da Sony, a Canon alla Hitachi, tutte imprese capaci di cavalcare l'onda dell'avanzamento tecnologico grazie all'accessibilità dei loro manufatti in una fase favorevole della congiuntura economica.
L'evoluzione della domanda, tuttavia, associata alla presenza di un numero maggiore di attori sul panorama globale, dai vicini coreani della Samsung, alla manifattura cinese a basso costo, fino al decollo dei nuovi brevetti tecnologici Made in California, hanno reso difficile alla Sharp il necessario adattamento dei propri prodotti ai gusti del mercato, dove, per un'azienda che sente sempre più il peso degli anni, tradizione non fa sempre rima con affermazione.




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