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BALERNA

Quando la casa diventa ufficio da spartire con gli amici

Stimoli maggiori, costi condivisi e abbattuti: ecco il coworking di cinque giovani che da oltre tre anni lo praticano nel Mendrisiotto
Quando la casa diventa ufficio da spartire con gli amici
Stimoli maggiori, costi condivisi e abbattuti: ecco il coworking di cinque giovani che da oltre tre anni lo praticano nel Mendrisiotto
BALERNA - I primi ad apprezzarla sono stati proprio i clienti. “Io invece temevo che l'avrebbero presa male, – ricorda Alessandro – che pensassero: questi invece di lavorare dormono”. Scarpe sistemate all'angolo, libreria...

BALERNA - I primi ad apprezzarla sono stati proprio i clienti. “Io invece temevo che l'avrebbero presa male, – ricorda Alessandro – che pensassero: questi invece di lavorare dormono”. Scarpe sistemate all'angolo, libreria contro il muro, nel corridoio d'ingresso un'amaca pende dal soffitto, a distanza sufficiente per accaparrarsi un libro da cui magari trarre ispirazione senza sollevarsi. Benvenuti nell'ufficio di Alessandro, Antonio, Daniela, Flavia e Micha: cinque giovani che hanno trasformato un appartamento in un luogo di lavoro, dove condividere esperienze e scambiarsi opinioni, consigli, critiche anche aspre e costruttive.

Non un semplice posto di lavoro - Una mansarda in quel di Balerna, dove da tre anni applicano il loro personale concetto di cowoking: che non riceve aiuti, sovvenzioni dalle istituzioni, si alimenta di buona volontà e aspira a diventare “un esperimento di condivisione, non un semplice studio – dice Daniela Raggi, 32 anni, bachelor in comunicazione visiva con esperienze nell'editoria e prima responsabile del destino dei “colleghi”, si fa per dire. Ciascuno ha una formazione e un pregresso professionale che collimano magari, certo non combaciano, con quelli degli altri, ma trae stimolo dalla presenza e dal punto di vista di chi sta nella scrivania di fianco o due passi più in là.

Pur di non restare in casa - Micha Dalcol, 26 anni, grafico illustratore; Flavia Leuenberger, 29, grafica e fotografa; Antonio Dotti, specializzato in industrial design e artefice, con Alessandro Bianchi, 23, di un'iniziativa di stampa in 3D conto terzi. “ Siamo partiti in tre – spiega Daniela - Io ero in cerca di qualcuno con cui dividere uno spazio, per continuare a operare come indipendente ma non più da casa”. Dove mancano le sollecitazioni, concordano, la privacy e si finisce per non staccare mai, abbruttendosi al tavolo in pigiama, ciabatte e bigodini.

Anche serate con cena e film - Più di un atelier: un'occasione per “farci compagnia, scambiarci idee: e a volte trovare delle collaborazioni, attraverso i contatti e i clienti degli altri”. Chi si conosceva dai tempi dell'adolescenza e della scuola; chi si è incontrato in un ufficio dove era assunto come dipendente: fino al giorno in cui hanno deciso di osare, di mettersi in proprio senza restare nelle rispettive camerette ad accendere il computer e dilettarsi con la grafica o le immagini. Ci si spartisce uno spazio, una stampante, una cucina attrezzata per le cene dopo un giorno di fatica; una tv dove rilassarsi con un film o mostrare ai compagni una pellicola che apra nuove prospettive occupazionali. Piante grasse, biscotti e patatine sui ripiani, un risotto con il melograno che attende di essere portato in tavola: anche questo è lavoro e non poi così atipico.

Precursori di Hoffice - Si spianano strade che pian piano s'allargano e insinuano anche là dove prima non c'erano. Mentre loro hanno una storia che dura dal 2012, a Milano qualcosa di analogo è appena cominciato. Ecco Hoffice, piattaforma svedese che aiuta a trasformare il proprio salotto in un ufficio di coworking per liberi professionisti che ne facciano richiesta online, anche sporadica: basta una connessione wireless, qualche sedia e un po' di cibo per guadagnare qualche soldo e permettere ad altri di risparmiane. “Già – riflette Flavia – Uno studio personale non ce lo saremmo potuti permettere. Aprire una società sarebbe stato eccessivamente impegnativo per persone troppo giovani per avere un giro abbastanza robusto”.

Tutti per uno - Ma il beneficio più evidente è superato da altri più reconditi. “Ci scambiamo consigli – osserva Micha – Se qualcuno di noi è bloccato su un'idea cerchiamo di offrirgli prospettive diverse. Se ha dubbi o bisogni, domanda. E non mancano le critiche: fondamentali per crescere nelle professioni creative. A volte possono dare fastidio: ma sono utilissime. E, in fondo, meglio farcele da noi che sentirle poi dal cliente”.

Eterni studenti? Non proprio - Un po' come rimanere studenti che condividono le stanze: “Inevitabile – spiega Daniela – All'inizio non ci si può finanziariamente permettere di stare da soli”. “E poi io non lo farei mai – incalza Alessandro – Stare insieme agli altri dà qualcosa in più”. Sul tavolo, tulipani gialli in vaso; nella testa, aspirazioni e sogni che non escludono gli altri, anzi provano a coinvolgerli. “Quello che ci manca ora - dice Micha – è un progetto unico cui lavorare tutti insieme. Difficile, i nostri campi sono differenti”. Ma non impossibile, per chi ci ha creduto quando ancora era eccezione e ha preso in prestito lo spunto dagli studi medici o d'avvocatura. Flavia cercava casa: ha trovato un ufficio dove cucinare dolci cui scattare poi fotografie artistiche. “Bisogna essere a proprio agio per concepire idee”, assicura Daniela. Non solo: qualunque sia il tuo ambito professionale, “è importante condividere percorsi: costruttivo”.

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