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02.04.2021 - 12:280
Aggiornamento : 17:16

Ristorazione in crisi nera, non solo colpa della pandemia

Un’interpellanza presentata dal gruppo Mps vuole far luce sul sovrannumero degli esercizi pubblici in Ticino

BELLINZONA - Troppi bar e ristoranti in Ticino. E la crisi del settore non è solo da imputare alla pandemia. Questo quanto ipotizzato dai granconsiglieri Mps Simona Arigoni, Angelica Lepori e Matteo Pronzini nell’ultima interpellanza inoltrata al Consiglio di Stato ticinese. 

Undici domande, quelle dell’Mps, che si rifanno a delle dichiarazioni rilasciate in più momenti dal presidente di Gastroticino Massimo Suter. Secondo l’interpellanza, l’anno scorso come cinque anni fa Suter riportava un dato importante: “Il Ticino ha il più alto numero di esercizi pubblici per abitante del Paese”. “Uno ogni 75 abitanti, quando nel resto della Svizzera è uno ogni 120” nel 2016, e “uno ogni 120. Quando in Svizzera ce n’è uno ogni 240” a giugno 2020.

Sempre nell’intervista del 2016, Suter avrebbe poi affermato che il 60% dei bar e ristoranti ticinesi lavora in rosso, specificando: “Il mercato attorno a quei determinati esercizi pubblici non è più valido, non c’è più un bacino di utenza capace di dare un senso agli investimenti. A volte bisognerebbe guardare in faccia la realtà”.

Delle affermazioni, secondo l’Mps, “contraddittorie” se accostate alle più recenti dichiarazioni rilasciate da Suter, in cui prevedeva, per l’estate 2021, una valanga di fallimenti da imputare alle chiusure imposte dal Governo da inizio pandemia. Arigoni, Lepori e Pronzini sostengono dunque che al momento sarebbe “difficile per i cittadini capire se i ristoranti falliscono perché non c’è più mercato o se sono le misure di protezione della popolazione ad aver decretato la fine di un fiorente settore”. 

Sulla base di queste presunte incongruenze, l’Mps sottopone al Consiglio di Stato undici domande. Tra le principali, il numero attuale di esercizi pubblici per numero di abitanti in Ticino, la diminuzione degli esercizi pubblici e dei relativi posti di lavoro registrata tra il 2016 e fine 2019, e l’evoluzione del tasso di disoccupazione nel settore della ristorazione ticinese negli ultimi dieci anni. Due i quesiti riguardanti gli aiuti per i casi di rigore, in particolare la percentuale di esercizi pubblici che ne ha fatto richiesta rispetto al totale e l’ammontare complessivo del sostegno finanziario concesso.

Commenti
 
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Gus 5 mesi fa su tio
Troppi esercizi pubblici aperti e molti di pessima qualità, in quanto pulizia, rispetto delle norme, cordialità e accoglienza. Speriamo che alcuni debbano chiudere davvero
Don Quijote 5 mesi fa su tio
Non lavoro nella ristorazione ma sentire queste capre che, invece di brucare l'erba gratuita che ricevono cercano di fare ragionamenti, mi girano in tondo, ma provate una buona volta a fare un lavoro vero per schiarirvi le idee e magari capire che non c'è un lavoro facile e ben pagato per tutti! Ca..o!
Ro 5 mesi fa su tio
Come si fa ad imporre un numero chiuso ? Improponibile. Il reale problema invece è che nessuno vuole inchinarsi a risolvere una volta per tutte i fallimenti fittizi che poi ricadono su tutti. C’è gente che “ fallisce “ ma il giorno dopo, pur avendo lasciato debiti qua e là, riapre con un’altra società. Questo è scandaloso e danneggia gli onesti ristoratori e la tutta la società. Ecco dove bisogna mettere mano e al più presto. E se la legge attuale non lo permette, si cambia la legge. Non esiste una legge statica. Giusto o sbagliato che sia.
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