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14.10.2019 - 06:060
Aggiornamento : 09:53

L'accordo sui frontalieri si è (ufficialmente) impantanato

Sono passati quattro anni dalla firma da parte elvetica. Settimana scorsa, l'ennesimo incontro al Pirellone. Franscella: «Pazienza al limite»

BELLINZONA - Che fine ha fatto la "stangata" sui frontalieri? Il primo cittadino ticinese Claudio Franscella ha partecipato di recente a una riunione al Pirellone, a Milano, dove si è parlato (tra l'altro) della nuova imposizione fiscale sui permessi G, decisa nel 2015. Ne è uscito con l'impressione «di essere arrivati a un'impasse». 

Franscella, a che punto sono le trattative? 
«Abbiamo chiesto un nuovo incontro tra sei mesi, chiedendo garanzie alla Lombardia e risultati concreti. La pazienza ha un limite»

L'accordo del 2015 doveva entrare in vigore «a mesi». Poi «entro l'anno». Di anni ne sono passati quattro. 
«La situazione è incomprensibile. Sembra ci sia un problema di comunicazione».

Non è che l'accordo è finito nel dimenticatoio?
«Non in Ticino. È stata firmata una road-map, una dichiarazione d'intesa, senza dimenticare il lavoro svolto all'interno della Regio Insubrica. Sono state presentate una petizione popolare e una mozione parlamentare. Il Consiglio federale si è attivato più volte». 

È servito a qualcosa? Mancava "solo" una firma da parte italiana.  
«La firma manca tuttora. C'è da dire che in Italia, nel frattempo, si sono susseguiti tre governi. Questo non ha certo facilitato le cose»

Con il nuovo governo Pd-5Stelle, cosa è cambiato? 
«Il rischio è di perdere il lavoro fatto, un'altra volta. In precedenza, vista la vicinanza politica tra il governo lombardo e Roma, sembrava che le cose si stessero sbloccando. Ora c'è stata una nuova battuta d'arresto. La comunicazione si è interrotta»

Non avete l'impressione di essere “menati per il naso”?
«Non voglio vedere una malafede in questi continui rimandi. Al governo italiano e alla Lombardia l'accordo conviene in termini economici. Significa più entrate per le casse pubbliche».

Tra i frontalieri, però, ha generato malcontento.
«Per questo esiste l'ipotesi di esentare i frontalieri attuali dalla nuova tassazione, che verrebbe applicata soltanto a quelli assunti dopo l'entrata in vigore dell'accordo. Sono voci di corridoio, al momento. Ma va comunque ricordato che i frontalieri italiani, rispetto a quelli austriaci, tedeschi e francesi, sono quelli con i maggiori benefici fiscali». 

Difatti i ticinesi assistono al ping-pong con una certa insofferenza. 
«Hanno ragione. La pazienza ha un limite. E voglio rassicurarli del fatto che non abbiamo mollato la presa. Anzi, batteremo i pugni sul tavolo».

Come? 
«La politica locale può attivarsi per fare emergere il tema a livello nazionale. Dobbiamo continuare a lavorare in questo senso, assieme ai nostri omologhi lombardi, che rispondono bene alle sollecitazioni. Personalmente, ho chiesto un nuovo incontro tra sei mesi, per aggiornarci su avanzamenti concreti». 

Di riunioni, se ne sono fatte tante.
«Non ci limitiamo a quelle. Una petizione sottoscritta da 10mila cittadini ha chiesto al Consiglio di Stato di attivarsi per una disdetta unilaterale del vecchio accordo, qualora le trattative non si concludano a breve. E una mozione del Plr chiede un risarcimento dall'Italia al Ticino – pari a circa 12 milioni l'anno – per ogni anno di gettito mancato». 

L'impasse, quindi, è solo temporanea.
«Speriamo, con il dialogo e un po' di pressione, di sbloccare la situazione»

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