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CANTONE / SVIZZERA
07.05.2019 - 16:360

«Perché la zelante Svizzera è ancora sulla black list italiana?»

Marco Chiesa chiede al Consiglio federale se non sia giunta l'ora di applicare sanzioni all'Italia: «Ci si attiva o preferisce una politica estera passiva?»

BERNA - La Svizzera si trova ancora iscritta nella cosiddetta "black list" italiana per le persone fisiche. E questo nonostante il 28.06.2017 il Consiglio federale avesse confermato di ritenere che dall'entrata in vigore del Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI-I) e sulla base di quanto è stato convenuto nella roadmap, «non sussistevano più motivi per i quali la Svizzera debba figurare sulla lista del 1999».

Il nostro Paese è però rimasto su questa lista, anche dopo che il Governo aveva a suo tempo garantito che «qualora gli sforzi in atto per cancellare il nostro Paese da questa lista discriminatoria non fossero sfociati in un risultato concreto, avrebbe valutato misure in linea con gli impegni internazionali della Svizzera».

Per questo Marco Chiesa ha deciso di depositare un atto parlamentare in cui pone le seguenti domande:

  1. Il CF conferma nuovamente che la Svizzera non dovrebbe figurare in nessuna black list italiana in quanto rispetta tutti gli impegni presi?
  2. Cosa è stato fatto in questo tempo per far valere le nostre ragioni con il Governo italiano?
  3. Non è arrivato il tempo di applicare delle sanzioni all’Italia per questa gratuita discriminazione?
  4. In cosa potrebbero consistere le misure di compensazione per questa disparità?
  5. Intende ora il CF finalmente attivarsi concretamente o preferisce una politica estera passiva di protezione degli interessi svizzeri?
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