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20.02.2019 - 16:550
Aggiornamento : 18:31

L’acqua torna nei fiumi

Luce verde del Gran Consiglio all’aumento dei deflussi minimi. Il DT: «Equo compromesso tra produzione di energia idroelettrica e tutela della natura e del paesaggio»

BELLINZONA - Il Gran Consiglio ticinese ha dato luce verde oggi al messaggio del Consiglio di Stato che prevede il risanamento dei corsi d’acqua ticinesi tramite un incremento dei deflussi minimi, concludendo così un iter procedurale avviato oltre due decenni fa.

La decisione parlamentare è stata accolta con soddisfazione dal Dipartimento del territorio (DT), il cui provvedimento si prefigge di aumentare la quantità delle acque e migliorare la funzionalità ecologica dei principali fiumi del Cantone, tutelando e valorizzando ambienti rari e ricchi di specie, accrescendo la disponibilità di habitat idonei e rifugi per la fauna ittica.


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I nuovi deflussi minimi previsti con le decisioni di risanamento, interessano le tratte del fiume Ticino a valle di Rodi e Lavorgo, il Brenno da Olivone verso valle, la Bavona a valle di San Carlo, la tratta della Maggia tra Bignasco e Avegno, e la Melezza a valle di Palagnedra.

Il Parlamento ha «compreso l’importanza di questo provvedimento» si legge in un comunicato del Dipartimento, che definisce la decisione come un «atto di riconciliazione con l’ecosistema. Un equo compromesso tra produzione di energia idroelettrica e tutela della natura e del paesaggio».

«L’impostazione del messaggio è sbagliata» - «La scelta di principio di risanare i corsi d’acqua attraverso maggiori rilasci dagli impianti idroelettrici è di competenza del Consiglio di Stato. Non del parlamento». Per questo motivo, il PLR ha chiesto oggi che il messaggio
fosse rinviato al governo, sottolineando anche che un eventuale decisione di risarcimento nei confronti delle aziende obbligate ad aumentare i rilasci - diminuendo la produzione di circa il 4% - dovrà comunque essere inserita in un messaggio separato. 

Per il PLR è importante sottolineare che per giungere all’obiettivo dell’aumento dei deflussi minimi - sul quale nessuno ha avanzato una opposizione di principio - si passa per due fasi ben distinte. «Si tratta innanzitutto di avallare il principio del risanamento dei corsi d’acqua mediante maggiori rilasci, e in secondo luogo, con un messaggio separato, di procedere alla quantificazione del risarcimento delle aziende che oggi sfruttano queste acque». Nel messaggio presentato in Gran Consiglio, «vengono invece descritti diversi criteri per la valutazione del risarcimento, che, però, non è oggetto di questa decisione. Quindi si è cercato di mettere il carro davanti ai buoi per ben due volte! Senza essere precisi però!». La domanda è chiara secondo il PLR: quale margine avrà ancora il Parlamento quando dovrà decidere
sul risarcimento? «Nessuno, visto che già oggi è stato chiesto di avvallare il principio che avremo l’obbligo di corrispondere importanti indennità alle aziende idroelettriche. E ciò non è smentito nemmeno dal Rapporto di maggioranza!».
La decisione importante, quella sui risarcimenti, spetterebbe invece proprio al parlamento, e sarà oggetto di un messaggio separato. «Per la fretta di mettersi medaglie sul petto, oggi il parlamento ha fatto un passo falso, che il DT si è guardato bene di fare da solo: ne pagheremo il conto quando arriverà, con un prossimo messaggio, la fattura». Il PLR, con la propria astensione, «ha dimostrato di non essere disposto a vincolarsi prima di sapere quanto il cantone dovrà pagare con i soldi di tutti i cittadini! E questo senza sottacere le criticità di questa scelta poco approfondita, come quella di un aumento delle immissioni di CO2: rinunciare ad una percentuale di energie rinnovabili, come si fa aumentando in questo modo, scelto dal DT, i deflussi minimi, significa infatti ritrovarsi con una parte di approvvigionamento energetico da sostituire, specie in inverno». La posizione del PLR non è contraria all’aumento dei deflussi minimi, «ma - coerentemente con la nuova strategia ambientale del PLR svizzero - sensibile al fatto che le misure a tutela dell’ambiente siano ragionate e sostenibili».
Giacomo Garzoli, vice capogruppo in Gran Consiglio, ha dichiarato che «l’impostazione del messaggio governativo è sbagliata. Per raggiungere il consenso necessario si entra già nell’ottica del risarcimento, parandosi dalle critiche allorquando ne uscirà la quantificazione».

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