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CANTONE / BERNA
17.05.2018 - 11:030

Fiscalità dei frontalieri: no alle mozioni di Quadri e Romano

Bocciata la proposta di disdire l'accordo con l'Italia. Secondi il Consiglio federale è da privilegiare la via del dialogo

BERNA - No alla disdetta dell'accordo con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri e no al rinvio della firma in attesa che Roma conceda agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi in campo finanziario. Il Consiglio federale ha dato un parere negativo a due mozioni presentate rispettivamente da Lorenzo Quadri (LEGA/TI) e Marco Romano (PPD/TI).

Il consigliere nazionale leghista chiedeva al Governo di denunciare l'accordo del 1974 sull'imposizione dei frontalieri «essendo le aspettative di concluderne uno nuovo e più equo ormai definitivamente sfumate dopo le recenti elezioni italiane».

Nella sua risposta, il Consiglio federale ammette che «la situazione politica attuale non consente di fare previsioni riguardo alle ripercussioni sui dossier ancora in sospeso con l'Italia, in particolare in materia fiscale». Tuttavia, l'esecutivo ribadisce che «in merito all'imposizione dei lavoratori frontalieri, una soluzione soddisfacente per entrambe le parti contraenti, i Cantoni interessati e le cerchie economiche è già stata trovata grazie all'accordo parafato nel dicembre del 2015».

Il Consiglio federale ritiene quindi che si debba continuare «a privilegiare la via del dialogo con l'Italia». Secondo il Governo, la firma di un nuovo accordo «è anche nell'interesse della Svizzera».

Accordo frontalieri e accesso a mercato italiano - Dal canto suo, Marco Romano chiede al Consiglio federale di «rivedere la strategia dei negoziati bilaterali con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri e sull'accesso al mercato dei servizi finanziari». Secondo il consigliere nazionale del PPD, «considerato lo scemato interesse per il Ticino riguardo a un nuovo regime fiscale per i frontalieri e gli ostacoli che l'Italia ha introdotto per i servizi finanziari, la Svizzera dovrebbe ora trattare i due temi in modo congiunto».

In particolare, «tenuto conto del chiaro vantaggio» che Roma trarrebbe da un nuovo accordo sui frontalieri, Berna deve «condizionare la sua firma all'apertura del mercato italiano ai servizi finanziari svizzeri, così come previsto dallo spirito della Roadmap» del 2015.

Nella sua risposta, però, il governo sottolinea che «si tratta di due temi diversi». Per quanto riguarda l'imposizione di lavoratori frontalieri, il Consiglio federale ribadisce come «sia nell'interesse della Svizzera firmare il nuovo accordo (...) il più presto possibile». D'altra parte, per quanto concerne l'accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari, il Governo precisa che «continuerà a cercare soluzioni bilaterali ottimali a favore della propria piazza finanziaria, sia con l'Italia che con altri Stati UE».

Ristorni 2018 e 2019 - Infine, in un'altra interpellanza, Romano chiede al Consiglio federale di vincolare i ristorni 2018 e 2019 dei frontalieri all'Italia alla realizzazione di opere infrastrutturali di trasporto transfrontaliero (ad esempio parcheggi Park&Rail presso le stazioni italiane della linea ferroviaria Varese-Lugano o altre infrastrutture mancanti).

Nella sua risposta al consigliere nazionale ticinese, il Governo rileva che nel quadro delle riunioni tra la Svizzera e l'Italia «è previsto che i rappresentanti italiani informino i colleghi svizzeri circa l'utilizzazione dei ristorni». Tuttavia, «eccezion fatta per questa disposizione di carattere generale, l'accordo non prevede alcun vincolo giuridico che autorizzerebbe le autorità svizzere ad avere diritto di co-decisione sul modo in cui la compensazione finanziaria viene utilizzata». «È dunque compito dell'Italia - precisa il Governo - progettare e finanziarie le proprie infrastrutture».

Alla domanda di Romano sulla possibilità data al Ticino di concludere un accordo con la regione Lombardia che vincoli l'utilizzo dei ristorni alla realizzazione di Park&RAil, l'esecutivo lascia, infine, un certo margine di manovra. I Cantoni, secondo l'articolo 56 della Costituzione federale, hanno «la facoltà, a condizioni rigorose, di concludere con l'estero trattati nei settori di loro competenza». Secondo l'esecutivo, «il finanziamento delle infrastrutture transfrontaliere può, in linea di principio, rientrare in tale competenza».

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