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CANTONE
09.05.2018 - 16:220

Votazioni del 10 giugno, l'Udc risponde picche

I presenti al comitato cantonale hanno votato all'unanimità contro l'iniziativa "Moneta intera" e contro la Legge sul gioco d'azzardo

LUGANO - Il comitato cantonale di UDC Ticino, riunitosi martedì 8 maggio 2018 a Rivera, ha deciso di raccomandare due NO agli oggetti in votazione federale il prossimo 10 giugno. I membri presenti hanno discusso dapprima l’iniziativa “Moneta intera” e, nonostante alcuni contenuti possano essere giustificati e condivisi, hanno ritenuto l’attuale sistema abbastanza soddisfacente e non se l’è sentita di assumere il rischio di stravolgerlo con esiti difficili da pronosticare. La decisione è stata presa all’unanimità dei presenti.

Gioco d'azzardo - Per ciò che concerne la nuova legge sul gioco d’azzardo, altrettanto unanime (in questo caso con un astenuto) è stato il NO dettato soprattutto dal fatto che il blocco dell’accesso ai casinò elettronici non riconosciuti dalla Confederazione previsto dalla legge in oggetto, potrebbe aprire la strada a una censura arbitraria da parte dello Stato anche di altre attività attualmente non contestate (e-shopping, e-banking, eccetera). Mentre il segretario cantonale ha riportato il parere dell’UDC nazionale (che ha dato libertà di voto), a difendere le ragioni del NO è stato il giovane UDC, nonché presidente del comitato ticinese di sostegno al referendum, Diego Baratti che, evidentemente, è stato oltremodo convincente.

Soddisfazione per il referendum sulla scuola - L’UDC Ticino ha inoltre preso atto con soddisfazione dell’annuncio ufficiale dato stamane dalla Cancelleria dello Stato, della riuscita del referendum lanciato contro la sperimentazione denominata “La scuola che verrà”. Ribadendo le tesi addotte per il lancio del referendum (principio errato di “inclusione”, livellamento verso il basso, insufficiente coinvolgimento di docenti e genitori, eccetera), l’UDC si rallegra già sin d’ora «dell’ampio dibattito che la campagna di voto susciterà, e che rimedierà alla lacuna in questo senso che ha caratterizzato l’iter del progetto dalla sua elaborazione all’approvazione da parte del Gran Consiglio». «Se “La scuola che verrà” passerà l’ostacolo del voto popolare, sarà legittimato e ci rassegneremo; ma se, come crediamo, il popolo boccerà la sperimentazione, il discorso di una riforma scolastica non cadrà di certo, semplicemente dovrà essere studiata meglio, soprattutto sentendo il parere di tutti gli attori interessati (docenti, genitori, datori di lavoro, eccetera)», si legge nel comunicato.

Commenti
 
miba 11 mesi fa su tio
Onestamente? Per questa ed altre cose non me ne frega proprio un fico secco cosa "raccomandano" i partiti. E poi proprio questi che con la storia del rosario anti-gay hanno perso decisamente punti oltre al rispetto ed anche alla fiducia
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