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CANTONE
22.03.2018 - 13:160

«L'iniziativa "Basta tasse e basta spese" va respinta»

Il Consiglio di Stato non ritiene necessario ancorare nel ordinamento giuridico ticinese il principio del referendum finanziario obbligatorio

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone di respingere l’iniziativa popolare costituzionale parziale “Basta tasse e basta spese, che i cittadini possano votare su certe spese cantonali” per l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio nella Costituzione cantonale ticinese.

Si ricorda che il testo dell’iniziativa in questione, presentata il 6 marzo 2017 da Sergio Morisoli (primo firmatario) invita a elaborare un nuovo articolo costituzionale (Referendum finanziario obbligatorio) nel quale sia stabilito che sono da sottoporre al voto popolare obbligatorio nuove leggi e decreti legislativi a carattere obbligatorio generale e le relative modifiche che generano una nuova spesa o aumenti di spesa esistenti che superano un determinato limite, sia per quanto riguarda le spese ricorrenti che quelle di investimento. «Sebbene lo strumento del referendum finanziario obbligatorio sia già realtà in alcuni Cantoni svizzeri - precisa il Governo - riteniamo che questo strumento non garantisca un miglior controllo delle finanze cantonali».

Il Consiglio di Stato è inoltre dell’idea che sottoporre automaticamente e sistematicamente all’approvazione del popolo tutte le spese nuove che superano una determinata soglia, ma che non suscitano un reale dibattito nella società, possa essere uno spreco di risorse, nonché una banalizzazione del voto popolare, portando a consultazioni popolari ravvicinate e coronate da partecipazioni estremamente basse, su tematiche oltretutto non controverse. «Questo non significa - specifica il Governo - che temiamo il responso democratico di uno scrutinio popolare. Al contrario.  Auspichiamo che il processo decisionale tragga origine da una chiara volontà popolare, espressa attraverso l’abituale canale del referendum finanziario facoltativo».

Sempre secondo il Governo, conferire il carattere obbligatorio allo scrutinio popolare comporterebbe il rischio di «complicare oltremodo» la gestione finanziaria e le scelte politiche, senza che vi siano risultati tangibili in termini di controllo sulla spesa, imponendo di votare anche su oggetti che godono di ampio sostegno, con il conseguente rischio di rallentare in modo particolare la realizzazione di investimenti e di avere un impatto molto limitato sulle spese di gestione corrente.

A questo proposito, il Consiglio di Stato evidenzia anche che, in data 18 maggio 2014, il popolo ticinese ha approvato l’introduzione nella Costituzione cantonale del vincolo del freno ai disavanzi, concretizzato nella Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato, quadro legale che garantisce già oggi un efficace controllo della spesa pubblica.

Il Governo è pertanto convinto che «l’adozione della legge sul freno ai disavanzi, unitamente al referendum finanziario facoltativo e ad altri strumenti di gestione finanziaria previsti nella legislazione, garantiscono una politica finanziaria equilibrata».

Per queste ragioni, e considerando che l’assetto legislativo attuale fornisce già gli strumenti necessari per garantire una politica finanziaria equilibrata nel pieno rispetto dei principi della parsimonia e dell’economicità, il Consiglio di Stato non «ritiene necessario ancorare nel nostro ordinamento giuridico il principio del referendum finanziario obbligatorio».

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