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31.10.2014 - 17:450
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Frontalieri, “Non chiamatela stangata fiscale”

Confermato l’aumento medio di 20-30 franchi al mese di imposte sulla busta paga di ogni lavoratore frontaliere. De Rosa (PPD): “Occorre rivedere l’accordo del 1974”

BELLINZONA - “Non è una stangata fiscale paragonabile a quanto siamo abituati a vedere in Italia”. Raffaele De Rosa, deputato PPD in Gran Consiglio e presidente della Commissione Tributaria tranquillizza gli oltre 62.000 lavoratori con permesso G e  e conferma la stima già pubblicata sulla stampa d’oltre confine la scorsa settimana. “Mediamente, dalle cifre a nostra disposizione, l’aumento sarà di 300-400 franchi all’anno, ossia 20-30 franchi al mese”.


Una cifra irrisoria, che fa tirare un sospiro di sollievo ai lavoratori frontalieri, che di certo non si fanno scoraggiare da un aggravio che risulta impercettibile e rende vani gli sforzi di Consiglio di Stato e Gran Consiglio per frenare l’aumento ormai inarrestabile di pendolari d’oltre confine.


"Rivedere l'accordo, per il Ticino difficile gestire un afflusso così alto di frontalieri" - De Rosa, tuttavia, lascia intendere che il ritocco effettuato è soltanto l’inizio, un assaggio di ciò che potrebbe arrivare in futuro. Lo scopo resta lo stesso: aumentare imposte e tasse ai lavoratori frontalieri per rendere meno vantaggioso lavorare in Svizzera e combattere il dumping salariale. Tutto dipenderà dalla volontà politica di Italia e Svizzera nel raggiungere un nuovo accordo per rivedere l’imposizione sui lavoratori frontalieri. La speranza ticinese è tutta riposta a Berna. Soltanto la Confederazione, nell’ambito di trattative internazionali, può intervenire per una rimodulazione dell’ormai ben noto accordo del 1974, ormai figlio, dicono in tanti, di un tempo ormai tramontato. “La situazione nel nostro Cantone è oggettivamente difficile. Oltre 60mila frontalieri rappresentano indubbiamente una novità in un Ticino che non ha mai conosciuto cifre simili. Una delle soluzioni, e parlo a titolo personale, è la revisione dell’accordo del 1974”, ha aggiunto De Rosa. Sarà sufficiente per combattere il dumping salariale? Per ora resta tutto invariato. A metà settembre il consiglio nazionale ha votato a stragrande maggioranza il postulato del consigliere nazionale Lorenzo Quadri in cui si chiede di tassare i  frontalieri alla stessa stregua dei lavoratori residenti nel resto d’Italia, mentre il PLRT ha chiesto la disdetta dell’accordo del 1974.

In Svizzera del Nord numero dei frontalieri tedeschi raddoppiato negli ultimi 10 anni - Intanto, sempre facendo un termine di paragone con la realtà d’oltre Gottardo, il numero dei frontalieri tedeschi che lavorano nella Svizzera settentrionale, negli ultimi dieci anni è raddoppiato. L’aumento è stato, per essere precisi, del 47% e ciò corrisponde al 21% del totale dei frontalieri che lavorano in Svizzera. Nel nostro paese, infatti, lavorano cira 300mila frontalieri. La maggior parte di essi sono francesi, ossia il 53% del totale. Il 23% sono i lavoratori provenienti dall’Italia e il 21% sono i lavoratori che vivono in Germania e lavorano in Svizzera.

Frontalieri tedeschi tassati come gli altri lavoratori tedeschi, ridono le casse erariali tedesche - Nei circondari di frontiera con la Svizzera, nel Baden-Württemberg, si osserva con grande attenzione e interesse a questo fenomeno. Infatti, il lavoratore tedesco che lavora in Svizzera deve dichiarare i suoi redditi anche in Germania. Egli è tassato come un qualsiasi altro lavoratore tedesco che lavora in Germania. Ciò rappresenta per il Baden-Württemberg una fonte molto significativa di entrate fiscali. Nel solo circondario di Lörrach, ogni anno, i lavoratori tedeschi portano a casa dalla Svizzera un miliardo di franchi in salari. Ed è in Germania, come detto, che vengono tassati. Nel circondario di Waldshut i tedeschi portano a casa dalla Svizzera circa 708 milioni di franchi.

Aumenta richiesta di alloggi nel sud della Germania al confine con la Svizzera - Una ricchezza dalla Svizzera che sta facendo gioire l’erario tedesco e sta attirando tanti lavoratori che dalla Germania, ma anche dall’estero, scelgono di prendere casa in Germania del Sud, dove la vita costa decisamente meno rispetto alla Svizzera, per poter così lavorare nel nostro paese e godere di tutti i vantaggi economici che ne conseguono. Tuttavia si cominciano ad intravedere i primi problemi: “Qui necessitiamo di molta più superficie abitabile rispetto ad altrove. Non siamo da considerare come se fossimo una qualsiasi regione di campagna”, ha dichiarato alla Badische-Zeitung Bertram Paganini, direttore della Camera di Commercio tedesca della regione dell’Alto Reno e del Lago di Costanza, un po’ arrabbiato per l’indifferenza del capoluogo Stoccarda nei confronti delle regioni al confine con la Svizzera.


A Zurigo si guadagna il triplo che a Lörrach, aumenta l'interesse dei frontalieri tedeschi per la Svizzera - Dal 2001 al 2011 i Cantoni di frontiera come San Gallo o Argovia hanno visto aumentare il numero di posti di lavoro del 25, rispettivamente del 26%. Tutti posti che, come osserva Paganini, sono stati occupati quasi tutti dai lavoratori frontalieri o dagli immigrati. La Svizzera fa gola. Anche perché a Zurigo, con un reddito di circa 90mila euro pro capite, si guadagna quasi il triplo che nelle città di frontiera di Lörrach o di Waldshut.

 

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