«Ecco come si trafugano 50 milioni, da Milano a Lugano»

Una seconda inchiesta partita dal caso Forward Racing sta scoperchiando un vaso di Pandora. Tutto quello che c'è da sapere, sull'indagine che ha coinvolto un ex dipendente di Bsi

LUGANO - Indagati insospettabili. Un giro multi-milionario di false fatturazioni tra Italia e Ticino. Un appartamento di Milano pieno zeppo di soldi in nero: cento milioni di euro stipati letteralmente "sotto i materassi" dalla malavita cinese nel capoluogo lombardo. C'è di tutto, nelle carte dell'inchiesta partita nel 2014 con l'arresto di una guardia di confine del Mendrisiotto. Da allora, la Procura di Lugano ha messo il naso in un vero vaso di Pandora: ne sono usciti finora lo scandalo Forward Racing, e l'incriminazione per corruzione di un ex dirigente del fisco cantonale. Ma è solo l'inizio. 

Tutto quel che c'è da sapere - Tio.ch/20minuti ha avuto accesso a documenti ufficiali, da cui emergono elementi nuovi. Il caso è uno dei più complessi e clamorosi della cronaca giudiziaria recente del Ticino. Un caso fatto di molti casi, in realtà: scatole cinesi, società e persone che si intrecciano come le indagini. Il "giro" è stato ricostruito in base alle rivelazioni di Giuseppe Corrotto, ex consulente fiscale coinvolto nell'inchiesta, che da subito aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti raccontando dettagli e fornendo documenti. Dal primo filone d'indagine - quello sulle sponsorizzazioni in ambito sportivo, chiuso di recente - è uscita così una seconda pista con nuovi indagati. Seguendola, gli inquirenti sono arrivati direttamente alla Piazza Finanziaria. 

Scheletri nel caveau

Il bancario e il consulente - Come riferito il 26 gennaio, la Procura ha proceduto al fermo, a fine settembre, di un 40enne del Bellinzonese, ex quadro della Bsi, e di un consulente finanziario del Mendrisiotto. I fermi non sono stati comunicati alla stampa. Sul procedimento il Ministero Pubblico, da noi contattato, non fornisce dettagli «per non compromettere le indagini».

 Fermati e rilasciati - I due indagati, a quanto risulta, sono stati subito rilasciati dalla Polizia cantonale – in assenza del pericolo di inquinamento di prove. Ma l'accusa è grave: negli anni precedenti al 2015, in particolare, l'ex bancario sarebbe stato coinvolto in una rete dedita al riciclaggio di capitali nascosti al fisco della vicina Penisola. Importi milionari: si parla di almeno 50 milioni di euro evasi e depositati presso conti ticinesi gestiti dal 40enne che, in Bsi, aveva mansioni di responsabilità. Del team di cui era a capo, però, nessun membro risulta lavorare più presso la banca luganese, acquistata nel frattempo da Efg International.

Inchiesta interna - Abbiamo contattato Efg per un commento, ma la banca ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito.  Del resto, i fatti rientrano interamente sotto la passata gestione. A quanto trapela, però, un'indagine interna sarebbe stata condotta da Bsi già nel 2013 (periodo precedente all'attuale gestione, sottolineiamo). Gli esiti non sono noti.

La lista dei clienti - Tra i clienti gestiti fino al 2015 dal team, figurerebbero i principali indagati dell'inchiesta Forward Racing, ma anche diversi nomi illustri di imprenditori italiani e un noto personaggio dello spettacolo. Clienti per conto dei quali il consulente bancario avrebbe movimentato, a cavallo del confine, importi per decine di milioni di euro avvalendosi, in più occasioni, di passatori specializzati nel trasporto di valuta. L'inchiesta è affidata alla procuratrice pubblica Anna Fumagalli.

Il "giro dei cinesi"

Milioni riciclati - Che cosa ha scoperto la Procura? Da testimonianze di prima mano raccolte da tio.ch/20minuti, e informazioni contenute in un rapporto del Ref (la sezione della Polizia cantonale che indaga sui reati economici) è possibile ricostruire lo schema del riciclaggio. Gli inquirenti, nelle carte, lo hanno ribattezzato "il giro dei cinesi".

Come funziona - Il meccanismo somiglia a un gioco dell'oca. Da una parte gli evasori italiani: aziende d'oltre confine, piccoli e grandi imprenditori, che attraverso canali illeciti - società bucalettere, sponsorizzazioni sportive gonfiate, false fatturazioni - facevano arrivare bonifici milionari su conti bancari in Ticino. Dall'altra un deposito di soldi in nero appartenenti alla malavita cinese, che in un appartamento di Milano custodiva i contanti necessari ad alimentare il giro. Nel mezzo la banca, o meglio: l'ex dipendente indagato. 


La Pp Anna Fumagalli

Il passatore di Chiasso - Sarebbe stato proprio lui, l'intermediario bancario, a mettere in piedi e gestire il "giro". Inizialmente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli importi versati dagli evasori italiani sui conti gestiti in Ticino dal 40enne - attraverso società bucalettere - venivano prelevati e affidati a un passatore (anch'esso indagato): una ditta di Chiasso specializzata in trasporto di valuta, che recapitava i contanti "cash" direttamente agli evasori in Italia. Con l'aumentare degli importi, però, il rischio che le spedizioni venissero intercettate dalle Guardie di confine diventava sempre più alto. Ed ecco l'idea per salvare capra e cavoli.

Il "tesoro" dei cinesi - La soluzione: rivolgersi direttamente a chi dispone di grossi capitali in nero oltre confine. La malavita organizzata. Tra i conti gestiti in Ticino dai due intermediari finanziari, gli inquirenti ne hanno scoperto almeno uno riconducibile a esponenti della malavita cinese attivi in Italia. A Milano in particolare - a quanto è emerso - i clienti cinesi disponevano di un'enorme somma non dichiarata al fisco: oltre 100 milioni di euro in contanti. Soldi stipati in un appartamento nel capoluogo lombardo, che i cinesi volevano far arrivare in Svizzera (destinazione finale, probabilmente: la Cina). Come?

L'appartamento a Milano - È qui che entrano in gioco gli intermediari ticinesi. Mettendo in contatto clienti con esigenze diverse: un win-win doppiamente illegale (vedi un esempio nell'infografica a fianco). Cinesi da una parte, italiani dall'altra. Questi ultimi versavano (1) gli importi delle fatturazioni fittizie a società bucalettere aperte in Ticino, che depositavano i soldi in banca (2). Da qui il gestore dei conti - il 40enne di Isone - telefonava ai clienti cinesi a Milano (3) e organizzava un incontro nell'appartamento segreto. Gli evasori italiani si recavano a ritirare i soldi in contanti a mano direttamente dai cinesi (4). Confermato l'avvenuto scambio - sempre per telefono - il bancario a Lugano chiudeva il giro: non doveva fare altro che trasferire una somma equivalente sul conto dei cinesi (5) aperto nella stessa banca, e gestito sempre da lui.   

Il caso Forward 

La punta dell'iceberg - Un meccanismo (quasi) perfetto. Che è saltato in aria, però, con lo scoppio del caso Forward Racing. Nel luglio 2015 il patron dell'azienda con sede a Agno, Giovanni Cuzari, viene arrestato assieme al socio e braccio destro, Mario Rezzi. I due sono accusati di truffa dell'Iva e frode fiscale, per un giro di presunte fatturazioni fittizie tra l'Italia e il Ticino. La scuderia motociclistica di Cuzari avrebbe stipulato contratti di sponsorizzazione per circa 30 milioni di euro con aziende italiane, tra il 2011 e il 2014: nelle sue casse però ne sarebbero arrivati solo 14. Il resto è tornato sottobanco in Italia.

Il funzionario corrotto - Come? Con il meccanismo sopra descritto. Tramite dei prestanome, Cuzari e soci si sono avvalsi dei servigi illeciti dell'ex bancario finito sotto inchiesta. Questo emergerà in un secondo momento: il collegamento è rimasto coperto dal segreto istruttorio - fino a settimana scorsa. L'inchiesta ha fatto comunque scalpore quando è trapelato che, tra le persone fermate, c'era anche un dirigente del fisco cantonale, accusato di corruzione passiva. 

Cene e inviti - L'ispettore dell'Ufficio delle contribuzioni - subito sospeso dal Cantone, poi dimessosi - avrebbe accettato favori in cambio di un trattamento fiscale di favore per la Forward racing. Si parla di cene offerte e di un soggiorno pagato al Moto Gp, all'inizio. Ma dalle carte - come riferito il 22 gennaio da tio.ch/20minuti - emergono nuovi sospetti.

La presunta mazzetta - L'ex funzionario avrebbe ricevuto pagamenti per almeno 50mila franchi - tramite operazioni bancarie - da un commercialista italiano. Interrogato dalla polizia, l'uomo ha raccontato una storia strana: i soldi sarebbero proventi di attività in nero in Italia. Per sottrarli al fisco d'oltre confine, l'uomo – non indagato – avrebbe chiesto al funzionario il favore di depositarli «temporaneamente» sul suo conto. Favore accordato. Ma gli inquirenti sospettano possa essere in realtà una mazzetta.

I correntisti illustri - Ma la Forward Racing è solo uno dei nomi - neanche il più famoso - nella lista dei correntisti "furbetti" finita in mano agli inquirenti. Tra i clienti d'oltre confine che si sono avvalsi, negli anni, dei servizi dell'ex bancario indagato ci sono nomi di spicco dell'imprenditoria italiana, come detto, e quello di un noto personaggio dello spettacolo. Alcuni di questi - tra cui anche il cliente "vip" - sono nel frattempo finiti nei guai con la Guardia di Finanza italiana. 

La Bmw "regalata" a un dirigente

Resta un dubbio - fra i tanti - da chiarire: come ha potuto avvenire tutto ciò, all'interno di Bsi, senza che nessuno se ne accorgesse? L'ex bancario aveva qualche complice, nell'istituto? A quanto risulta, il 40enne del Bellinzonese non è l'unico ex dipendente della banca finito sotto la lente degli inquirenti. 

Chi non sorvegliava? - Altri, ai piani alti di via Franscini, sarebbero stati al corrente di operazioni poco “pulite” eseguite dal consulente. E avrebbero chiuso un occhio. È l'ipotesi al vaglio della Sezione reati economici e finanziari (Sref) della Polizia cantonale: nelle carte compaiono diversi nomi, in particolare quello di un pensionato del Luganese all'epoca diretto superiore del 40enne, a cui uno degli indagati avrebbe "regalato" un'auto di lusso.

La Bmw «regalata» - Analizzando i conti bancari gli inquirenti si sono imbattuti in un altro pagamento sospetto: 55.605 euro versati dall'allora dirigente di Bsi a una società riconducibile a un giro di false fatturazioni nel mondo del motomondiale. Soldi che sarebbero serviti ad acquistare un'auto di lusso, approffittando di un forte saldo (quasi il 50 per cento) concesso da Bmw in qualità di sponsor delle gare. In cambio dell'auto "regalata" – è il sospetto – il direttore avrebbe concesso la propria approvazione alle presunte operazioni illecite. 

«No comment» - Il dirigente ora pensionato, contattato al telefono, ha risposto alle nostre domande con un «no comment». Oltre al suo, gli inquirenti starebbero valutando anche il ruolo di un'altro ex dirigente e di un collaboratore del 40enne. Quest'ultimo, ricordiamo, era a capo di un team sciolto dopo l'acquisizione della banca da parte di Efg. Nessuna delle persone coinvolte nella vicenda lavora più presso l'istituto, ma Efg – da noi interpellata – non ha precisato le modalità dello scioglimento del contratto di lavoro. 

 

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Ultimo aggiornamento: 2018-05-22 23:16:39 | 91.208.130.86