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03.04.2019 - 06:060
Aggiornamento : 05.04.2019 - 18:27

“Più donne”: «Gli uomini? Sono meno sensibili alla parità rispetto a noi»

Intervista a Tamara Merlo, responsabile di una lista tutta in rosa: «Siamo poco rappresentate in politica»

Le donne sono poco rappresentate in politica. Oggi in Gran Consiglio se ne contano 23 su 90 deputati. Ma quali sono i motivi? Sono di natura sociale o culturale? Lo abbiamo chiesto a Tamara Merlo, responsabile dell’unica lista composta al 100% da donne. 

Come è nata l'idea di una lista tutta al femminile? 

Nel 2019 stiamo festeggiando i 50 anni dalla conquista del voto alle donne in Ticino. Ma dopo mezzo secolo non siamo ancora riuscite ad occupare la metà dei posti in politica. In Consiglio di Stato non ci sono donne da quattro anni, e in Gran Consiglio ora siamo in 23 su 90: il massimo storico che il Ticino abbia mai raggiunto. Ma avanziamo troppo lentamente. È importante che le donne siano votate, ma per essere elette devono essere candidate. I partiti tradizionali non propongono abbastanza donne (le liste contengono circa 20 donne e 70 uomini). 

È questo ciò che vi ha motivate? 

Sì, per riequilibrare la situazione abbiamo pensato di creare una lista di sole donne, così chi ci vota sa che verrà eletta sicuramente una donna. 
Tutte le candidate, tranne Maristella Patuzzi e la sottoscritta, sono persone che non avevano mai fatto politica. Ci sono delle giovani studentesse ma anche pensionate che si sono battute, a suo tempo, per avere il diritto di voto. 

Perché secondo lei i partiti candidano poche donne?

Perché sono governati dagli uomini. Fanno gruppo e non sono altrettanto sensibili alle tematiche della parità quanto le donne, perché non vivono questa condizione sulla loro pelle. Semplicemente non ci pensano. Gli uomini tendono a fare il loro interesse. E per ogni donna che si mette in lista, bisogna lasciare fuori un uomo. 

Qual è il vostro obiettivo per le elezioni di aprile? 

Non ce ne siamo posti, né a livello di lista, né personali. Il mio obiettivo era quello di riuscire a fare la lista, e riuscire a trovare delle candidate. Alla fine siamo in 47, e sono contentissima del risultato, anche perché il tutto era partito a metà dicembre. Ovviamente speriamo di ottenere un buon risultato, ma in ogni caso continueremo con il nostro lavoro anche dopo le elezioni di aprile, sia dentro che fuori il parlamento. 

Quali sono i temi su cui puntate? 

Uno è quello della violenza: da quella domestica alle molestie, anche sul posto di lavoro. Ed è un tema che riguarda tutta la società. Ci battiamo per avere una maggiore informazione, prevenzione, e sul piano pratico per avere un numero unico da chiamare in tutta la Svizzera per chiedere aiuto e sostegno. E un maggiore sostegno alle vittime. 
Un altro ambito importante è quello del lavoro, ad esempio per la parità di salario a parità di lavoro. E riuscire a conciliare il lavoro con la famiglia. Si può fare molto per le donne, ma anche per gli uomini, per aiutarli a prendersi cura in modo condiviso dei figli e della propria famiglia. 

Congedo paternità e maternità: cosa si può fare? 

Se si potesse migliorare la situazione del congedo maternità sarebbe ottimale. È importante puntare anche sul congedo parentale, in modo che soprattutto all’inizio non ricada tutto il peso della cura del neonato o del bimbo adottato sulla sola madre. Così si creano le basi anche per una divisione equa dei lavori anche in futuro. 

Avete qualche donna a cui vi ispirate?

Personalmente no, guardo però con molta ammirazione a tutte le donne che si battono e che si sono battute, insieme agli uomini, per ottenere i diritti di cui noi beneficiamo. E a quelle che ogni giorno riescono a giostrarsi tra lavoro, famiglia, impegni. Le donne comuni sono una forza per la società. E spero che con lo sciopero delle donne previsto per il 14 giugno si veda concretamente l’importanza che rivestono le donne e il loro lavoro. 

Stando ad un nostro sondaggio lanciato su Instagram, il 93% delle lettrici ha risposto che non si sente rappresentata a livello politico...

Sono assolutamente d’accordo. Infatti molte candidate della lista sono state molto felici di essersi potute mettere a disposizione per una lista apartitica. Pur avendo molte cose da dire, non se la sono sentita di partecipare attivamente all’interno di un partito. Anche se tutti i partiti parlano sempre di parità, alla fine non è mai la loro priorità. Ed è per questo che stiamo avanzando così lentamente. Mentre noi abbiamo come obiettivo primario la parità. 

Le quote rosa sono una possibile soluzione? 

Sì, purtroppo. Penso che le quote rosa non piacciano a nessuna donna, ma sono assolutamente necessarie, perché la società si sta muovendo troppo lentamente. Se ci affidiamo solamente al buon cuore degli uomini, non ci arriveremo mai senza interventi. Le quote rosa sono necessarie perché ci sono i pregiudizi. È importante che si possano mettere delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende in modo che gli uomini che siedono con loro si possano rendere conto che le donne competenti sono altrettanto competenti degli uomini competenti, che la differenza non dipende dal genere. 

Quali sono le difficoltà che una donna e mamma incontra in politica? 

La donna ha sicuramente meno tempo, a causa dei cosiddetti “lavori non retribuiti”, che riguardano la cura della casa, dei figli e dei familiari. La distribuzione del peso di questi lavori all’interno della famiglia ancora oggi non è equilibrata. Oggi per una donna è più difficile fare politica rispetto ad un uomo. Ma non deve essere così: è proprio questo che vogliamo cambiare. 
Per una mamma è ancora più difficile se accanto non ha un papà che si prende carico di metà del lavoro. 
Personalmente in Gran Consiglio non mi sono mai sentita discriminata come donna. Anche se devo dire che qualche collega più anziano ha più difficoltà ad essere contraddetto da una donna. 

Voi come riuscite a conciliare vita lavorativa e famiglia? 

Ci sono diverse mamme in Gran Consiglio, e sono politiche per passione. Ma ci vuole la collaborazione di tutti e della famiglia. Bisogna mettere in chiaro che non ci sono dei compiti destinati solamente alle donne, ad esempio il bambino non è responsabilità solo della mamma, e se il papà fa qualcosa, ha aiutato. No, le responsabilità vanno suddivise equamente. 

Secondo voi la lista più donne è stata esclusa dai dibattiti Rsi per discriminazione? 

Non in quanto donne, ma in quanto a lista nuova. La Rsi ha fatto un piano di comunicazione durante la campagna elettorale basata sul mantenimento dello status quo: con tanta visibilità ai partiti di governo, e praticamente zero spazio alle liste nuove. Anche se siamo ben due deputate in Gran Consiglio, ma non sulla lista più donne, in quanto non esisteva, in totale ho avuto a disposizione “ben” 5 minuti e 10 secondi. È un po’ poco. E dunque molta gente non sa nemmeno che esiste questa lista. E nella stessa situazione si sono trovate le altre liste nuove. 

Quanto è importante un adeguato linguaggio in politica?

Ho presentato un’iniziativa generica, che avrebbe potuto benissimo essere elaborata prendendo tutta la legge sull’esercizio dei diritti politici e “traducendola” al femminile. All’interno si parla di elettore, candidato, sindaco, deputato,... Quello che propongo è che almeno per questa legge si parli di elettrice, candidata, sindaca, deputata,... con tutti i termini al femminile. Questo aiuta chi legge a formare delle immagini nel proprio cervello, ed immaginarsi una sindaca invece di un sindaco può aiutare ad avere più sindache. Ci aiuta a partecipare maggiormente alla vita politica del cantone.

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