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L'OSPITE
05.03.2019 - 18:300
Aggiornamento : 08.03.2019 - 07:14

Responsabilizzare gli assicurati e frenare la spesa sanitaria?

Laura Riget, candidata PS per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio

Si sente spesso dire che la responsabilità dell’esplosione dei costi della salute è degli assicurati stessi, colpevoli di abusare dei servizi di cura; un ragionamento che a primo acchito potrebbe quasi sembrare sensato. Cosa propongono quindi i partiti borghesi? La maggioranza PLR-UDC-PPD al Consiglio degli Stati ha deciso oggi di aumentare la franchigia dell'assicurazione obbligatoria in base all’evoluzione dei costi, sperando così di disincentivare le visite mediche e ospedaliere superflue. In realtà questo automatismo punisce i malati cronici, gli anziani e le persone con disponibilità finanziarie ridotte, senza tra l’altro diminuire in modo efficace i costi della salute: diversi esperti hanno infatti già espresso il timore che le persone con disponibilità economiche limitate rinunceranno alle cure, aggravando così la loro salute e aumentando di conseguenza i costi di cura. Come Partito Socialista abbiamo già annunciato il referendum contro questa proposta che mina la solidarietà tra assicurati, uno dei principi cardine del nostro sistema sanitario.

Questo atteggiamento poco attento ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione è stato recentemente dimostrato anche da Cristina Maderni, candidata PLR al Consiglio di Stato, che in un dibattito alla RSI ha proposto di introdurre un sistema bonus-malus: chi non va dal medico, l’anno dopo paga meno. Questa proposta metterebbe in ginocchio le persone che non possono rinunciare alle cure e non farebbe altro che creare una sanità a due velocità. Per contenere i costi vi sono molte altre soluzioni, più efficaci e che non minano la solidarietà del nostro sistema sanitario. Come Partito Socialista abbiamo presentato diverse proposte a livello federale: diminuire il prezzo dei medicamenti e favorire l’uso dei farmaci generici, incentivare i medici di famiglia e le cure di prossimità, limitare i salari esorbitanti dei medici specialistici e regolamentare il settore ambulatoriale. Molte di queste proposte sono state contrastate proprio dalla maggioranza PLR-UDC-PPD a Berna, compresa la quasi totalità dei deputati ticinesi.

Abbiamo sostenuto proposte concrete anche per il nostro Cantone, come le iniziative cantonali “Per la qualità e sicurezza delle cure ospedaliere” e “Per una medicina di prossimità” che hanno come obiettivo il miglioramento delle cure assieme al rafforzamento dei medici di famiglia, contribuendo così a contenere i costi. Questa strategia è già stata adottata con successo da molti Cantoni, ma il DSS di Beltraminelli non sta facendo nulla in merito: entrambe le iniziative sono pendenti da ormai due anni davanti a governo e parlamento, nonostante l’urgenza di affrontare questi temi. Non bisogna però rimanere a guardare, bensì lavorare sull’incidenza dei costi sanitari sul budget delle famiglie, aumentando i contributi cantonali e federali per i sussidi, specialmente nei confronti del ceto medio che si ritrova in grande difficoltà. Per questo il Partito Socialista ha appena lanciato a livello federale l’iniziativa “Per premi meno onerosi” che vuole limitare i premi al 10% del reddito disponibile delle economie domestiche.

L’impegno per una sanità di qualità ma accessibile deve continuare e a lungo termine la cassa malati unica andrà riproposta, in quanto è la via da seguire per rimettere al centro del nostro sistema sanitario le persone e non il profitto.

 

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