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07.08.2018 - 06:020
Aggiornamento 30.08.2018 - 09:02

Idea: e se cancellassimo il 2017 dal "Turismo"?

Un periodo «straordinario» grazie ad AlpTransit, Ticino Ticket, Azione Raiffeisen: eliminandolo dalle statistiche, i risultati del 2018 diventano ben altro che negativi

LUGANO - Attenti a fidarsi dei numeri. L'appello è anzi a non farsi spaventare dalle percentuali, che raccontano di un turismo in Ticino in clamoroso ribasso rispetto al resto della Svizzera. Quasi il 7% di pernottamenti in meno nel primo semestre 2018, a fronte di incrementi generalizzati nel resto del Paese, media del 3,8%. Ma un motivo c'è. E che non sia un alibi o una scusa lo dimostra il fatto che lo ripetono tutti identico, direttamente interessati oppure meno.

Semestre in ribasso, ma nessuna sorpresa: «Già lo sapevamo» - Lorenzo Pianezzi, presidente Hotelleriesuisse Ticino; Massimo Suter di GastroTicino; Elia Frapolli, direttore di Ticino Turismo; e, non ultima, la voce imparziale di Igor Sarman, dell'Osservatorio del turismo dell'Usi. Cambiano magari gli aggettivi, ma la sostanza è sempre la medesima, ribadita uguale anche nei dettagli. Per dirla in modo semplice: «Il 2017 è stato un anno straordinario», cioè irripetibile, «già lo sapevamo». A scendere più nel particolare, sembra quasi di interrogare gli scolari che imparano a memoria la lezione, invece ciascuno ha tirato separatamente le sue somme: ed ecco l'inaugurazione di AlpTransit, la prima volta di Ticino Ticket, l'azione Raiffeisen con sconti del 30% sui treni e del 50% in 150 hotel locali convenzionati. 

O-tur: gli svizzeri non tradiscono e «non è vero che sta andando male» - Insomma, conferma Sarman che con i dati del turismo lavora da anni, «di per sé il 2018 non sta andando male, piuttosto è il confronto con il 2017 che è difficile, in quanto quello è stato un anno eccezionale». La riprova, riflette, è evidente.  «Si vede chiaramente dai pernottamenti dei cittadini svizzeri che, nel 2018, non si discostano così tanto da quanto rilevato negli ultimi 7-8 anni».

Frapolli: «Siamo sopra il 2016. Ora arginiamo l'inevitabile decremento» - Lo fa notare subito Frapolli, mettendo piuttosto a confronto le cifre con quelle del 2016 e rammentando anche il favore della meteorologia fra gli eventi che hanno reso «un anno superlativo» il 2017. «Siamo comunque sopra il 2016, che già era un anno di crescita. E ovviamente sopra il 2015. Ci aspettavamo una decrescita. Inattesa era invece una Pasqua così pessima: se negli ultimi due mesi il calo è stato contenuto, -2,3% a giugno e anzi un +0,4% a maggio, ad aprile abbiamo perso il 20,7%. Ma tant'è, la meteo ha fatto la sua parte. L'obiettivo per i prossimi mesi è contenere meglio un inevitabile decremento; recuperare un po'».

Pianezzi: «Picchi, discese, picchi: non siamo mai stati "piatti"» - Nulla di cui preoccuparsi troppo, gli fa eco Pianezzi. Non c'è da essere soddisfatti, ammette, ma neppure da allarmarsi, rincuora: «Tutto previsto». Lui ne fa anche una questione in un certo senso di territorialità: «Quello ticinese non è un turismo piatto. Si barcamena fra picchi, discese, poi di nuovo picchi. Non riusciamo a stabilizzarci. Se valutiamo i numeri attuali sulla base di questo andamento, possiamo comprendere allora come siano del tutto nella norma».

I prezzi elevati non c'entrano: crescono i 4 e 5 stelle - Anzi, di più. «Perché quest'anno partivamo di default con 210mila pernottamenti in meno - continua - Solo l'azione Raffaisen nel 2017 ce ne aveva guadagnati 150mila. E poi sono mancati eventi grossi, come gli Harley days». Dunque, risultati tutt'altro che da buttare in questa prima metà dell'anno e sui quali non incidono, dice, i prezzi elevati. Se non credete a lui, credete alle statistiche: gli hotel 4 e 5 stelle, a giugno, sono stati gli unici a crescere e non di poco, 8,5% e 6,1% rispettivamente. «Dato interessante. Ma si sa, il nostro turismo è di livello medio-alto, non è di massa. Il potenziale di spesa della clientela ticinese è più elevato. Questo non significa che non ci siano margini di manovra per le strutture che ambiscono a ospitare chi ha un budget inferiore». 

E se scommettere sui social fosse un flop? «Fuor di dubbio» - Il dubbio, a questo punto, s'insinua. Non sarà che le azioni di Ticino Turismo, che negli ultimi mesi ha puntato molto sui social e sugli influencer del web, non porta abbastanza o addirittura porta qualcosa di "sbagliato"; magari gente che resta fino a sera, poi se ne va a dormire altrove? «Questa è solo una delle nostre numerose iniziative, non l'unica - risponde Frapolli - Diversificare è la migliore strategia di marketing, dunque continueremo a lavorare anche in altre direzioni, pur continuando a investire anche sui social. Il ritorno non è immediato, sarebbe bello se potesse essere così. Le vacanze, poi, sono il risultato complesso di una serie di fattori, come la qualità dell’offerta turistica, i prezzi, la meteo, il tasso di cambio, la paura di viaggiare, eccetera. È interessante, per esempio, notare come il calo maggiore sia quello del turismo indigeno, -10% circa: lo svizzero è un turista che reagisce alla meteo». 

Suter: «Ticino sempre più pied-à-terre per chi va altrove» - Meno ottimismo si riscontra altrove. Per Massimo Suter «il nostro territorio funziona sempre più da pied-à-terre per chi va altrove», tappa sul percorso verso la vera meta di vacanza. «È un fenomeno non nuovo, anzi si sta consolidando, ma ci stiamo dando da fare. La strada è tracciata, dobbiamo solo andare avanti a testa bassa, trovare il modo di conciliare il fatto che siamo i più cari dell'Europa ma anche quelli con i panorami più belli».

Addio vacanze lunghe in hotel, «ma poi si viene più spesso» - Pianezzi guarda invece ai voli low cost. «Da quando ci sono, il Ticino è diventato il posto dove si passano 2-3 notti. Sono pochi quelli che restano una settimana intera, figuriamoci due. In questo caso, ci si rivolge ad altri standard di soggiorno, come i campeggi. Si resta meno tempo, però si viene più spesso: il territorio è attrattivo». 

Il mea-culpa dei ticinesi - «Siamo troppo maleducati e "spenti"» - Ditelo allora a chi già fa mea-culpa e rimprovera ai ticinesi maleducazione nell'accogliere i villeggianti, agli enti pubblici un'offerta d'intrattenimento che delude. In rete, la gente fa a gara a trovare spiegazioni a un flop che gli addetti al settore, invece, sostengono non esista, più o meno. «È indubbio che cose da migliorare ce ne siano molte - conclude Frapolli - ma l’andamento dei pernottamenti sul corto termine non sempre è un buon indicatore della qualità dell’offerta turistica. Altrimenti, perché mai lo scorso anno sarebbe andata così bene? Dubito la situazione fosse molto diversa. Basta essere schizofrenici: non si può semplicemente dire che il Ticino è un disastro quando i pernottamenti scendono e superlativo quando crescono». 

Commenti
 
siska 5 mesi fa su tio
....i vecchi o i vecchi pensieri sono quelli fermi al palo e questi ultimi possono essere sia giovani e vecchi o con la coda di paglia.
Roberto Puglisi 5 mesi fa su fb
Non siete mai contenti.....
Luigi Caglia 5 mesi fa su fb
Stai zitto....sempre commenti da vecchio.....
siska 5 mesi fa su tio
...cantone ticino terra promessa a chi vuole "mettersi in propio"...quando finisce la pappa, chiudono-se ne vanno-ne arrivanodei nuovi-a scaldare il posto-poi se ne vanno-ne arrivano altri.... Il cantone ticino é fermo al palo sia a livello di mentalità politica, sia a livello di immagine.
Leonardo Giannini 5 mesi fa su fb
E se le statistiche le facessimo su 5 o 10 anni ?
francox 5 mesi fa su tio
30 anni fa i tedeschi dicevano che eravamo i più "simpatici". Chissà perché la cosa si è capovolta....
Bandito976 5 mesi fa su tio
@francox Causa effetto sostituzione nel mondo del lavoro. In Ticino il turismo non va male, abbiamo 100000 turisti del lavoro che entrano giornalmente, turisti del fungo, turisti rifugiati e turisti delinquenti. Tirate voi le somme
centauro 5 mesi fa su tio
@Bandito976 Almeno fanno lavorare parecchio i Ticinesi, ad esempio l'azienda Polizia!!!
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