Chiamavano "cane" Garatti, per non farsi scoprire

Il giovane continua a raccontare come ha impacchettato il cadavere
LOCARNO - D., nel corso della seconda parte della mattinata a Locarno, continua il suo interrogatorio e la storia subito dopo l'uccisione di Arno Garatti. Il problema è come sbarazzarsi del corpo.
Il cane - Il giovane ricorda che martedì 5 luglio, si è recato al mercatino dove ha trovato Mario Paiva: "Mi ricordo di essere stato al mercato. Lì Mario mi ha detto che Kenny Fila avrebbe potuto aiutarmi a buttare via il "cane". Mario ha parlato del cane perché eravamo in pubblico. Io gli avevo già detto che avevo ucciso Arno. Mario con quella frase voleva dirmi di andare da Kenny Fila, lui mi avrebbe aiutato a sbarazzarmi del cadavere. Io e Kenny siamo andati al ristorante vicino al mercatino. Gli ho offerto da bere e gli ho spiegato il mio problema. A Kenny Fila ho parlato del "cane", ma solo perché eravamo in pubblico. Kenny sapeva che si trattava di Arno perché Mario glielo aveva già detto. Mario inizialmente dell'uccisione di Arno non ci credeva ma poi mi ha creduto, perché gli avevo detto che la faccenda era seria. A Kenny, nel ristorante, ho proposto un compenso di 3000 franchi e gli ho chiesto come potevamo fare. Mi ha suggerito di buttarlo giù dalla diga (Verzasca, ndr). Non so esattamente dove questa diga si trovi".
La sega elettrica - D. ha quindi raccontato di essersi recato insieme a Fila alla Coop e di aver acquistato la sega elettrica. Secondo il racconto di D. sarebbe stato lo stesso Kenny Fila ad aver suggerito quale motosega usare per tagliare il corpo.
In realtà in un primo tempo D. dice di non sapere più chi ha avuto l'idea di tagliare il corpo, ma all'incontro al McDonald's, Kenny avrebbe suggerito di tagliarlo: "Kenny mi sembrava tranquillo. Al ristorante non ho fatto il nome di Arno, ma penso che Kenny lo sapesse." Ed è lo stesso Kenny che avrebbe detto, al momento della decisione di acquistare la motosega, che quelle lame sarebbero andate benissimo.
Il cadavere in valigia - Tornato a casa, D. ha cominciato ad eseguire quello che era il piano per sgomberarsi del cadavere, ossia lo smembramento del corpo: "Ho tagliato solo le gambe. Ma mi sono fermato e non mi andava di continuare, perché mi faceva impressione quello che avevo fatto e non sapevo quello che mi aspettava al livello successivo". D. racconta di aver iniziato, in quella giornata di martedì, ad imballare il corpo. "Le gambe le ho messe in una valigia che ho trovato nell'appartamento. Poi avvolto il corpo con una plastica trasparente e delle fodere del piumone e un tappeto che erano nella camera da letto". Il giovane ha spiegato i dettagli agghiaccianti dell'operazione sempre con lo stesso tono della voce, lento e fermo. E mentre ha saputo descrivere nel dettaglio le fasi dello smembramento del cadavere, ha dichiarato di non ricordare nulla della chiamata delle 19.32 di quel martedì sera con la madre.
Il dibattimento conclusosi a mezzogiorno, riprende alle 14:00.




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