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LOCARNO

"Io avevo visto Arno morto, ma Mitra non mi credeva"

E' ritornato in aula C.M., il ragazzo invitato da D. a vedere il cadavere di Arno Garatti in via Daro 8. "Non ho chiamato la polizia perché temevo che mi incolpassero"
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"Io avevo visto Arno morto, ma Mitra non mi credeva"
E' ritornato in aula C.M., il ragazzo invitato da D. a vedere il cadavere di Arno Garatti in via Daro 8. "Non ho chiamato la polizia perché temevo che mi incolpassero"
LOCARNO - Dopo lo psicologo di Arno Garatti, è tornato in aula C.M., il conoscente di Mitra e D. Djorkevic che ha visto il cadavere nell'appartamento, mostrato da D., il figliastro della vittima. Si torna a ripercorrere quella giornat...

LOCARNO - Dopo lo psicologo di Arno Garatti, è tornato in aula C.M., il conoscente di Mitra e D. Djorkevic che ha visto il cadavere nell'appartamento, mostrato da D., il figliastro della vittima. Si torna a ripercorrere quella giornata, il 1° luglio 2011. La presidente della Corte, Roggero-Wil, ricomincia la sua serie di domande.

"Normalmente ceno tra le 18.30 e le 19.00 - racconta C.M. - Quella sera, cioè il 1° luglio 2011, non ho cenato. Un po' perché avevo mangiato qualcosa quando ero arrivato a casa dal lavoro, un po' perché avevo bevuto, un po' perché mi era passata la fame quando ho visto il corpo del signor Arno".

La presidente ha chiesto se vi fosse stato l'invio di alcuni sms la sera del 1° luglio a Mitra. "Ho scritto a Mila (un'amica di Mitra arrivata a Bellinzona dalla Serbia) perché loro erano andati via senza salutarmi (Mila e un ragazzo arrivato insieme a lui) lasciando la porta del mio appartamento aperta, in più avevo trovato la mia scheda sim rotta".

Quanti sms ha scritto a Mila quella sera? chiede la giudice."Non ricordo esattamente. Ma a me sembra più di uno. Mi sembra che lei mi abbia risposto che era a Milano".

Si ricorda se questi sms sono stati prima o dopo la vista del cadavere?" Non ricordo se ho mandato questi messaggi a Mila prima o dopo aver visto il corpo del signor Arno".

 

"Si ricorda verso che ora è uscito dalla casa dell'Arno" ha chiesto allora il procuratore pubblico Marisa Alfier. "Quando sono uscito dalla casa del signor Arno, era ancora chiaro. Era comunque di sera".

 

Poi ha ripreso l'interrogatorio la presidente Roggero-Wil: "Lei ha poi scritto a Mitra?". "Quella sera, visto che non l'ho più vista arrivare, ho scritto un sms a Mitra. Non sapevo che ora fosse, ma penso che sia stato molto tardi".

"Si ricorda cosa ha scritto?", domanda la giudice. "No, ma di sicuro le ho scritto se potevo chiamarla. Il giorno dopo l'ho sentita al telefono, era sabato mattina, e le ho chiesto dove fosse. Lei mi ha detto che era in Serbia e che era dovuta partire per motivi di salute. A me non aveva detto niente prima. Di solito mi avvisava quando partiva. Di solito al telefono mi aveva detto che era scappata perché era stufa di sopportare Arno. Non sono sicuro che me l'ha detto, ma a me sembra di sì. Io le ho detto che, la sera prima, avevo trovato l'Arno per terra morto. Lei mi ha risposto che non ci credeva".

 

C.M dice di non ricordare di averle detto chi lo avesse ucciso, né cosa gli avesse detto Mitra e la durata della telefonata. C.M. racconta poi di essere andato al mercato "Sì, verso le 13.-13.30. Mi è venuto incontro D., che mi sembrava "fulminato". Mi sembrava come uno che ha dormito poco. Si è avvicinato a me, chiedendomi se non conoscessi qualcuno che vendesse erba. Io gli ho risposto che quelle sostanze non mi interessano. Lui se n'è andato e pure io.

C.M. ha poi richiamato Mitra: "Le ho telefonato per dirle che avevo visto D. e che mi aveva chiesto dell'erba, ma che io non sono interessato a quelle cose. Mitra mi ha detto che ho fatto bene a rispondergli così. Dopo lei mi ha detto di stare all'occhio con D. e di guardare cosa fa in giro. Lei ha tentato di chiamarlo, ma non era riuscito a rintracciarlo".

 

"E di Arno Garatti, Mitra le ha detto qualcosa?" chiede il presidente. "Domenica ho visto la macchina di Mitra davanti alla Banca dello Stato e l'ho chiamata. Lei mi ha detto di controllarla per vedere se era tutto a posto. Mi ha detto anche di aver tentato inutilmente di chiamare Arno e D. Io non le ho più detto che avevo visto morto l'Arno perché Mitra non mi aveva creduto". Lunedì C.M ha sentito ancora Mitra: "Mi chiedeva di D., ma io non l'ho più visto. Giravo sotto casa sua, ma non l'ho più visto".

 

A questo punto ha preso la parola il procuratore pubblico Marisa Alfier: C.M. spiega che Mitra gli aveva detto "di essere stufa di Arno il 25 maggio e anche in altri giorni. Ogni volta che le telefonavo, invece che parlare di altro, si lamentava sempre del signor Arno". Mitra le ha chiesto personalmente di far sparire Arno? ha chiesto il procuratore pubblico. "A me personalmente Mitra non ha chiesto di far sparire Arno. Lei cercava qualcuno. A me ha chiesto se conoscevo qualcuno, ma io non volevo mettermi in queste situazioni". "Ma lei è partito per manomettere lo scooter?"chiede ancora il Procuratore. "Sì, ma poi mi sono fermato al sottopassaggio. Mi sono detto che non sono così stupido da fare del male ad un'altra persona".

 

Interviene quindi l'avvocato di Mitra, Pelleggrini: "Lei cosa intende per scherzo? Che scherzo era smollare i freni?".

"Quello che volevo fare allo scooter di Arno era un brutto scherzo, perché mi sono accorto che era una cosa che non bisognava fare, perché avrei messo in pericolo la vita di una persona. E mi sono fermato al sottopassaggio. Ci ho pensato anche da solo. Via Daro è in forte discesa e il signor Arno si sarebbe potuto fare molto male".

"E' vero che quando, in occasione di un tuo colloquio con Mitra, lei ti ha detto che cosa dovevi dire in polizia?" ha chiesto l'avvocato di parte civile Mario Branda. "Una domenica sera, al telefono, Mitra mi ha detto che la polizia mi avrebbe di sicuro chiamato e che io dovevo dire che il D. e l'Arno bevevano".

 

"Ti ha spiegato perché dovevi dire questa cosa?" ha chiesto ancora l'avvocato Branda. "Non mi ha detto perché dovevo dire così. Mi ha detto solo che dovevo dirlo".

 

"Bevevano tanto" ha chiesto poi la presidente a C.M. "L'ho visto un po' bere a casa mia, ma non mi sembrava bevesse eccessivamente".

 

"Si ricorda quel giorno in cui ha letto la notizia del ritrovamento di un cadavere sul teletext?" ha chiesto l'avvocato Pellegrini. "Un giovedì ho letto sul txt che era stato ritrovato un cadavere in via Daro 8. Ho chiamato Mitra perché lei mi aveva detto che se c'erano novità dovevo farglielo sapere. A Mitra del cadavere ne avevo parlato il sabato, soltanto quel giorno. Poi non ne avevo più parlato perché lei non ci credeva."

 

"Mitra, a quel punto l'ha creduta?" ha chiesto ancora Pellegrini. "Quella volta è caduta la linea. Io ho tentato di richiamare Mitra, ma il telefono era sempre occupato. Quando mi ha risposto Mitra mi ha detto che le aveva telefonato la sua nipote e che le aveva detto che aveva letto la notizia"."Qual è stata la reazione di Mitra a questo annuncio?". "Non ho capito bene quello che mi aveva detto al telefono. Mi ha parlato della polizia, che la nipote avrebbe provato a chiamarla. Non so com'è andata a finire esattamente la telefonata". E ancora "Quando ha saputo che il marito era morto come ha reagito?" ha chiesto ancora il legale di Mitra Djordjevic. "Nella prima telefonata Mitra mi ha detto che sembrava che le pizzicasse qualcosa. Ma al telefono non ha pianto. Ha pianto quando è arrivata in Svizzera".

 

"Per quale motivo è finita l'amicizia con Mitra Djordjevic?" ha chiesto Pellegrini al teste. "La mia amicizia con Mitra è finita quando ho rifiutato di ospitarla a casa mia. Lei dormiva dalla sorella, poi è andata in albergo S.G. e poi mi ha chiesto se poteva venire a casa mia. Io le ho detto che non c'era più posto, anche perché in quel periodo ospitavo il mio fratellastro e non mi andava di avere gente in casa. Mitra mi ha detto: 'Grazie lo stesso, me lo ricorderò'. "Vi siete lasciati un po' malamente. Ci è rimasto male?" ha concluso Pellegrini. "No, non ci sono rimasto male. Non capisco perché voleva venire da me". "Perché non ha chiamato subito la polizia quando ha visto il corpo di Arno Garatti?" ha chiesto il presidente della Corte. "Non ho chiamato la polizia perché avevo paura che mi incolpassero. Perché avevo visto l'Arno morto".
 

"C'era un altro motivo che ti ha spinto a non chiamare la polizia? Tu avevi regalato qualcosa a D.?". "Avevo paura perché sapevo che nell'appartamento c'era la mia giacca che avevo prestato a D. nella sera della "baraonda"".

 

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