"La politica contro la droga è un fallimento"

Il proibizionismo? "Ha creato il fenomeno criminale più pericoloso di sempre. L'ex consigliere Dick Marty spiega perché la politica contro la droga ha fallito
BELLINZONA - Il commercio legale della cannabis è fattibile? La città di Zurigo ci crede e ciò riapre il dibattito sull’efficacia del proibizionismo. "Le autorità zurighesi non sono certamente irresponsabili, anzi in Svizzera sono loro ad aver maturato la maggiore esperienza in materia di droga» osserva l’ex consigliere agli Stati Dick Marty. Pure lui non parla alla leggera essendo stato il solo europeo – con il suo collaboratore comm. Fausto Cattaneo –, giova dirlo, premiato nel 1987 dall’Agenzia federale antidroga statunitense (DEA) per il suo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata e gli stupefacenti.
Marty però non è mai stato, né allora quando era procuratore pubblico né oggi, un paladino del proibizionismo: "Perché è assolutamente controproducente. E se ne sono accorti, ormai da anni, moltissimi specialisti, economisti, sociologi ed ex ministri, come la signora Dreyfuss". D’altronde, prosegue il nostro interlocutore, "c’è un esempio storico: il proibizionismo dell’alcol negli anni ‘30 è stata un’esperienza terribile per gli Stati Uniti, nel senso che ha creato il crimine organizzato, oltretutto mettendo sul mercato dei prodotti di cattivissima qualità". La storia è stata poco maestra, visto che, sostiene Marty, "con la droga siamo caduti nello stesso errore. Parliamo di sostanze che avrebbero pochissimo valore. Invece la loro proibizione ha creato il fenomeno criminale più importante di sempre".
Questo fenomeno, prosegue Marty, "dispone oggi di centinaia di miliardi e costituisce la minaccia la più formidabile per le nostre democrazie. Perché attraverso il reciclaggio, che combattiamo in minimissima parte, sta infiltrando l’economia e attraverso la corruzione sta trasformando alcuni Stati in organismi mafiosi". Qual è dunque il bilancio della politica della droga? «Ci troviamo con un fenomeno criminale come mai è esistito e con un grado di operatività a livello mondiale ineguagliabile per gli stessi Stati; è una minaccia per tutto il sistema economico e democratico; e, soprattutto, mai come oggi, risulta facile trovare droga in giro. Pure una persona come me, che non ne ha mai fatto uso, riuscirebbe facilmente a procurarsela sul mercato in qualsiasi cittadina svizzera. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Dopo di che mi va bene tenere le strade pulite come certe associazioni vogliono, però non si riuscirà mai a svuotare il mare con un cucchiaino da caffè".
Uno degli argomenti dei contrari è che la liberalizzazione farebbe esplodere il consumo... «No! Attenzione, nessuno parla di liberalizzare. Il termine è sbagliato, secondo me occorre discutere di regolamentazione. Dobbiamo partire da alcune verità fondamentali: la droga, per definizione, è una sostanza che ha effetti sul sistema psico-nervoso e che crea dipendenza. Dopo di che il legislatore, in modo arbitrario, ne ha definite certe legali e altre illegali». Però questo può cambiare? "E infatti nella storia, a seconda delle società, è cambiato. Credo dobbiamo partire dalla constatazione che da sempre l’uomo ha convissuto con questo tipo di sostanze. Io penso – sottolinea Marty – che uno dei tasselli fondamentali sia quello della prevenzione. Bisogna imparare a convivere con la droga. Volerla eliminare completamente è qualcosa di impossibile. Semmai nelle società antiche c’erano dei rituali e dei codici culturali che permettevano di conviverci senza danni eccessivi. Oggi che questi schemi culturali sono saltati è necessaria una regolamentazione. Se poi un adulto vuole consumare queste sostanze e non crea problemi agli altri, non vedo perché bisognerebbe proibirglielo. Perché l’obiettivo principale deve essere quello di togliere il mercato alla criminalità". Così parlò Marty, senza retorica e con schiettezza.



