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CANTONEPugni e sassate alla Rotonda: «Non volevo fargli del male, né ucciderlo»

18.04.23 - 15:50
Si chiude il dibattimento e parlano gli imputati. Secondo la difesa il rifugiato «non è una vittima, ha fatto tutto lui».
Screenshot video lettore
Pugni e sassate alla Rotonda: «Non volevo fargli del male, né ucciderlo»
Si chiude il dibattimento e parlano gli imputati. Secondo la difesa il rifugiato «non è una vittima, ha fatto tutto lui».

LUGANO - L'uomo che nel video diventato virale sui social veniva preso a pugni, calci, sassate e colpi di skateboard alla Rotonda di Locarno «non è una vittima». Lo sostiene oggi alle Assise criminali di Lugano la difesa dei quattro giovani alla sbarra per aver preso parte al pestaggio verificatosi lo scorso 8 ottobre. La sentenza è attesa per domani alle 11.

«Lui aveva un coltello, cosa potevano fare?» - Lo srilankese «è una persona nota alle autorità che ha sempre avuto problemi con la giustizia. È un delinquente e in quella situazione ha fatto tutto lui», sottolinea Chiara Donati, avvocato difensore del 28enne ticinese che ha lanciato sassi e tirato calci al rifugiato. «I ragazzi hanno provato più volte a dissuaderlo, ma il 26enne li ha affrontati con un coltello da cucina, cosa potevano fare loro se non difendersi?», chiede alla corte Donati.

«La legittima difesa c'è stata», continua l'avvocato. «Sicuramente chiamare la polizia sarebbe stata la cosa più intelligente da fare. Ma l'irrazionalità e la paura che stavano provando in quel momento ha portato i ragazzi a non farlo». Donati chiede dunque «l'assoluzione del 28enne e, in caso non venga accolta la tesi della legittima difesa, una massiccia riduzione della pena».

«Il mio assistito non ha preso parte alla rissa vera e propria», afferma dal canto suo l'avvocato Felice Dafond chiedendo l'assoluzione del 23enne italiano accusato di lesioni semplici e rissa. «Non risulta poi che il sasso da lui lanciato abbia effettivamente colpito e ferito il corpo del 26enne».

«Sbagliando si impara» - Terminato il dibattimento, gli imputati prendono la parola. «Sono estremamente dispiaciuto per quanto è successo, non mi riconosco nel comportamento che ho assunto in quella situazione e me ne pento», così il 30enne italiano accusato di tentato omicidio intenzionale. «In questi ultimi mesi ho avuto l'occasione di riflettere e comprendere quali sono le cose importanti nella vita. Penso comunque che dagli errori si impara e mi scuso per quanto accaduto».

«Non sono un violento» - «Mi sono reso conto solo dopo, a mente fredda, che la soluzione migliore sarebbe stata quella di chiamare la polizia», gli fa eco l'altro imputato accusato di tentato omicidio, il 23enne italiano. «Non sono mai stato un violento. Non ho mai voluto fare del male né tantomeno uccidere quella persona». 

«Farò in modo che episodi di questo genere non capitino più a me e alle persone a me vicine», aggiunge dal canto suo il 28enne ticinese, mentre il quarto imputato, l'altro 23enne italiano, sottolinea di essere «una persona pacifica che non ha mai cercato lo scontro».

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