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CANTONE / CINA
29.01.2020 - 16:190
Aggiornamento : 30.01.2020 - 08:49

Una ticinese a Shanghai: «Una settimana chiusa in casa nel terrore»

Lisa studia economia in Cina. Tra paure e speranza racconta come si sta vivendo l'epidemia che ha già mietuto diverse vittime

SHANGHAI - Un misto di «terrore, depressione e rassegnazione». È questo lo stato d'animo di Lisa, ticinese di Gudo trapiantata a Shanghai, che da più di due settimane vive da vicino l'angosciante preoccupazione di un popolo messo di fronte all'epidemia di coronavirus, potenzialmente mortale.

L'impatto con la notizia, per la giovane che è lì a studiare economia, non è stato dei più morbidi. «Mi sono chiusa dentro casa e non sono uscita per una settimana», ammette. Oggi, finalmente, ha trovato il coraggio per mettere il naso fuori dal suo appartamento. «C'era il sole. Sono uscita a fare un giro».

Boom di contagi - Lisa cerca di stemperare le preoccupazioni, e sembra quasi voler rassicurare sé stessa quando afferma che «la situazione non è grave come la dipingono». Subito dopo, però, aggiunge: «Tra ieri e oggi c'è stato un boom di contagi, sono quasi raddoppiati. Non è divertente come situazione».

Il problema delle mascherine - La paura è generalizzata in Cina. Lo dimostrano le foto di strade semi deserte inviate dalla ragazza: «Chiunque incontri indossa la mascherina. Molti anche i guanti. La gente ha preso precauzioni». Reperire queste mascherine, però, sta diventando un'impresa: «Nelle farmacie ci sono le code. E rischi di arrivare che è già tutto esaurito».

Le misure di sicurezza non si limitano a un pezzo di stoffa sulla bocca. Nei centri commerciali, ad esempio, del personale addetto misura la temperatura ai clienti in entrata: «E tutti i dipendenti indossano sia guanti che mascherine».

L'app sui contagi - Il governo cinese, intanto, sta cercando di limitare i danni e di monitorare attentamente la situazione. «È stata istituita un'app che fornisce i dati relativi ai contagi per ogni quartiere della città. Nel mio, ad esempio, i casi accertati sono almeno tre».

Il problema del riccio Gordis - Lisa, ovviamente, ha pensato di tornare in Ticino, ma a trattenerla lì è il suo animale domestico: «Ho un riccio, Gordis. Fosse stato un cane avrei potuto metterlo in una pensione, ma così...».

Lezioni sospese - Anche le lezioni, per il momento, sono sospese: «La mia Università ci contatta quotidianamente per informarsi sul nostro stato di salute. Le lezioni dovevano riprendere il 20, ma sono state posticipate al 29. E forse lo saranno ancora. Gli studenti che si trovano all'estero vengono invitati a rimanere dove sono».

Corsa agli approvvigionamenti - Con il panico e la gente che si chiude in casa è, ovviamente, anche corsa agli approvvigionamenti: «I negozi verso sera sono vuoti. Le verdure sono le prime a finire. C'è chi va a fare la spesa con la valigia. Tuttavia rischi di rimanere senza cibo per il momento non ci sono, ma è evidente lo stato d'emergenza».

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