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CANTONE
17.12.2019 - 19:230

Sconto per Proto. Potrà rimettere piede in Ticino dal 2021

Per il Tribunale federale il divieto d'ingresso in Svizzera resta, ma la durata di 5 anni «non rispecchia il principio di proporzionalità»

LUGANO - Non potrà entrare in Svizzera, ma non più per 5 anni (come stabilito precedentemente dalla Segreteria di Stato della migrazione), bensì per 4. In pratica fino al 2021. Il Tribunale amministrativo federale si è pronunciato così in merito al divieto d'entrata emanato nell'ottobre del 2017 a carico di Alessandro Proto, il sedicente mago della finanza già condannato nel 2010 dalla Corte delle assise correzionali del Tribunale penale ticinese per ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti, ripetuta calunnia e denuncia mendace.

Tendenza a delinquere - Il TF, sottolinea come non si possa «non rimarcare una certa tendenza del ricorrente ad offendere il patrimonio altrui ricorrendo alla truffa, nonché a turbare la funzionalità dei mercati finanziari infrangendo le regole sull’intermediazione finanziaria». «Questa tendenza - sottolinea - è avvalorata dalla reiterazione delle truffe (un caso in Svizzera, e almeno cinque casi in Italia, nonché dalla durata dell’inosservanza della normativa italiana sull’intermediazione finanziaria (da aprile a dicembre 2012), più che dal numero di condanne in sé e dalla vicinanza nel tempo dei reati».

Ma non grave minaccia - Tuttavia il TF non identifica nel ricorrente «la grave minaccia» identificata dalla SEM, che vede, piuttosto, quale una «semplice imprecisione terminologica». Per il TF, in sostanza, «i criteri definenti l’esistenza di una minaccia grave non sono soddisfatti» nonostante non ci si debba scostare troppo dall’apprezzamento secondo il quale il ricorrente rappresenti,
per l’ordine pubblico svizzero, «una minaccia di una certa gravità».

La richiesta - Proto, a dire il vero, pretendeva che il divieto d’entrata fosse stralciato, sostenendo che la SEM avrebbe dovuto rivolgergli semmai un ammonimento quale misura «altrettanto idonea, ma meno lesiva del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare».

Evidentemente il TF non è stato della stessa opinione visto lo sconto (minimo) a un provvedimento che non muta di molto, ma applicato in considerazione del fatto che «una durata di cinque anni, trattandosi della misura massima concepibile, non rispecchia le esigenze del principio di proporzionalità».

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