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15.05.2019 - 17:140
Aggiornamento : 18:24

Rotonda di Gordola: cinque anni per omicidio colposo

La Corte delle Criminali ha condannato il 23enne al carcere per i fatti del 22 aprile 2017

LUGANO - Il 23enne ha colpito la vittima, provocandone il decesso. Ma si trattò di omicidio colposo. Lo ha stabilito la Corte delle Criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, che ha  condannato il giovane a cinque anni di detenzione. I fatti sono quelli avvenuti nelle prime ore del 22 aprile del 2017 alla discoteca La Rotonda di Gordola. «Preso dalla rabbia, ha colpito la prima persona che si è trovato davanti» ha detto il presidente della Corte.

L’episodio è stato confermato sulla base del racconto fornito dai testimoni che - a mente della Corte - «sono perfettamente credibili, poiché non avevano nessun motivo per mentire». Inoltre la dinamica corrisponde anche a quanto descritto dai medici legali: «Tutti i periti hanno confermato come causa più probabile della morte un movimento determinato da un colpo alla nuca».

«Era preso dalla rabbia» - Si parla di omicidio colposo soprattutto perché l’imputato e la vittima non si conoscevano: «Dopo aver colpito l’uomo con un singolo pugno se ne è disinteressato e non si era reso conto della gravità delle conseguenze». Non ha quindi colpito con l’intenzione di uccidere, pur essendo esperto di arti marziali.

Ha mentito «spudoratamente» - Il presidente della Corte ha inoltre ricordato che per tutto il procedimento penale «l’imputato ha mentito spudoratamente». E ha aggiunto: «Raramente è capitato di assistere a una persona che è riuscita a cambiare versione a ogni interrogatorio, sia su fatti rilevanti sia su quelli insignificanti».

Lo spaccio di droga - Il 23enne è stato condannato anche per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti per spaccio di droga tra il 2014 e il 2016. Fatti, questi, che il giovane aveva ammesso.

La posizione dell'imputato - In relazione ai fatti avvenuti nell’atrio della discoteca La Rotonda, il giovane si è sempre dichiarato innocente. Anche in aula, dove negli scorsi giorni il giudice gli ha ricordato che «questa è l’ultima occasione per dire la verità». E nel momento in cui, ieri pomeriggio, all’imputato è stata data l’ultima parola, quest’ultimo ha detto: «Per il reato di omicidio, mi dispiace per quanto avvenuto alla famiglia delle vittima, ma io non sono colpevole».

Il risarcimento - Ai familiari della vittima la Corte ha inoltre riconosciuto un risarcimento per torto morale di complessivi 150'000 franchi.

Accusa vs difesa - L’accusa, rappresentata dal procuratore pubblico capo Arturo Garzoni, aveva chiesto la condanna a una pena detentiva di dodici anni per omicidio intenzionale per dolo eventuale. Nel suo intervento aveva sottolineato che l’imputato, esperto di arti marziali, «sapeva di poter uccidere». Il difensore Yasar Ravi puntava invece all’assoluzione dai principali reati, presentando la tesi secondo cui la vittima non sarebbe stata colpita dal 23enne ma da un’altra persona. Tutte le parti hanno annunciato l’intenzione di andare in appello.

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