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06.12.2018 - 10:260
Aggiornamento : 12:28

Argo 1: «I funzionari erano convinti di fare gli interessi dello Stato»

Il Ministero pubblico ha intimato ieri i decreti di abbandono. Le spiegazioni del procuratore generale Andrea Pagani

BELLINZONA - Corruzione e infedeltà nella gestione pubblica? Nel caso Argo 1 questi reati non sussistono. Lo ha ribadito oggi, in un incontro con la stampa, il procuratore generale Andrea Pagani. Ieri sera ha intimato alle parti (i due ex funzionari pubblici Claudio Blotti e Renato Scheurer, e i due responsabili della società di sicurezza Marco Sansonetti e Davide Grillo) il relativo decreto d’abbandono.

Non c’è infedeltà senza intenzionalità - «La scelta di Argo 1 è avvenuta sulla base di impressioni superficiali e soggettive». Il procuratore generale parla dunque di «indiscutibili carenze di natura amministrativa, su cui fa però luce la Commissione parlamentare d’inchiesta». Perché sia configurato il reato di infedeltà nella gestione pubblica, non è invece sufficiente - secondo la giurisprudenza del Tribunale federale - che un funzionario pubblico assuma un comportamento «sconveniente o inqualificabile» ma ci vuole «una violazione che scuota profondamente e considerevolmente la fiducia del cittadino nell’integrità e nell’imparzialità della pubblica amministrazione».

E deve esserci intenzionalità. «Ma nel 2014, come emerso dall’inchiesta, i due funzionari erano convinti di lavorare a favore degli interessi del Cantone». Anzi, affidando l’incarico di sorvegliare i centri per l’accoglienza dei migranti a una società che chiedeva 35 franchi all’ora invece di 48, i funzionari erano convinti che lo Stato avrebbe potuto risparmiare. «E avevano comunque preso una precauzione, assegnando dapprima il mandato per un solo mese». Un mese che ha permesso di sanare, per esempio, il numero insufficiente di agenti autorizzati.

La corruzione «non sussiste» - Le ipotesi di reato di corruzione e di accettazione o concessione di vantaggi sono stati esclusi, lo ha spiegato Pagani, a seguito dell’approfondita attività d’inchiesta. Si parla di perquisizioni bancarie e domiciliari, analisi di documentazione fiscale e della posta elettronica dei funzionari, e interrogatorio di cinque persone che avevano il dubbio che ci fosse stata corruzione. «Persone che hanno tutte riferito che si è sempre trattato di loro pure ipotesi». E le parti hanno sempre negato.

Restano ora aperte le altre due inchieste, in mano alle procuratrici pubbliche Margherita Lanzillo e Fiorenza Bergomi, sull’operatività dell’agenzia di sicurezza e per sospetto riciclaggio. E si resta in attesa del rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta.

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