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CANTONE / CONFINE
20.11.2018 - 22:330

Punta il coltello contro il marito per difendersi: «Una barbarie accusarla di tentato omicidio»

Intera famiglia a processo. L'avvocato spara a zero: «L’algida cultura elvetica non comprende il vivere italiano»

CHIASSO - È un'intricata vicenda giudiziaria quella riportata oggi sulle pagine de La Provincia di Como e che vede contrapporsi alcuni elementi di una famiglia comasca residente a Chiasso.

I componenti del nucleo familiare, madre, padre e nonno di quattro bambini, oggi sono divisi l'uno dall'altro e ospiti di diverse comunità e realtà della provincia comasca.

Il reato più grave è contestato alla donna, 38 anni, accusata di tentato omicidio. Secondo l'atto d'accusa emesso dalla procura ticinese, la donna avrebbe impugnato un coltello puntandolo al collo del marito che poco prima l'aveva strattonata per i capelli.

A causa di questo gesto la donna si trova in carcere dal gennaio del 2017. Secondo il suo legale, l'avvocato Roberto Rallo, l'atto d'accusa sarebbe «una barbarie dal punto di vista giuridico. Si è trasformata una situazione di difficoltà familiare in una vicenda giudiziaria assurda».

La donna in questione, addetta alle pulizie al Casinò di Campione, era l’unico membro della famiglia a portare a casa uno stipendio. «Una famiglia con difficoltà nel modo di educare i figli - ammette l’avvocato - non certo i mostri dipinti dall’atto di accusa».

La stessa donna è accusata non solo di tentato omicidio, ma anche di lesioni e minacce ai danni del marito nel corso di liti ripetute, lesioni nei confronti dei figli (si parla di sberle, calci e ciabattate), di «coazione» per aver costretti i figli a mettere in ordine la casa. Anche il marito è accusato di lesioni contro la donna. E pure il nonno materno è sotto accusa per aver «autorizzato la maestra» di uno dei nipoti «a passare alle vie di fatto» in seguito ai continui richiami a scuola. Tutti e tre, in particolare la madre, rischiano condanne importanti.

L’avvocato di quest’ultima non le manda a dire riferendosi alla giustizia ticinese: «Nemmeno Edoardo de Filippo avrebbe potuto pensare di scrivere capi d’imputazione di questo tipo per dimostrare quanto sia incomprensibile all’algida cultura elvetica il vivere italiano. Il procuratore pubblico arriva ad accusare una madre di coazione per aver imposto ai figli di mettere a posto la camera. Una barbarie giuridica».

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